Un Consiglio comunale è stato sciolto per infiltrazioni mafiose. Il Ministero dell'Interno ha chiesto la dichiarazione di `incandidabilità amministratore comunale` per un Consigliere. Questi era socio di minoranza di una società, proprietaria di uno stabilimento balneare, il cui socio di maggioranza era legato a un clan. La società aveva ricevuto un'interdittiva antimafia e non aveva richiesto le informazioni antimafia per una SCIA. Il Consigliere, pur senza poteri diretti, non ha vigilato sulla gestione, avendo un interesse personale nel vantaggio illecito della società. La Corte di Cassazione ha confermato l'incandidabilità, stabilendo che non servono responsabilità penali o competenze specifiche, ma basta un contributo colposo alla cattiva gestione che favorisce la criminalità.
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