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Diritto Fallimentare

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Rimesse bancarie revocabili: la Cassazione decide
Un istituto di credito ricorre in Cassazione dopo la condanna a restituire somme versate da una società, poi fallita, su un conto scoperto. La banca sosteneva si trattasse di 'operazioni bilanciate' non revocabili. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la natura di rimesse bancarie revocabili. La decisione si fonda sul principio che le censure della banca riguardavano la valutazione dei fatti, di competenza dei giudici di merito, e non vizi di legittimità.
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Azione inefficacia atti gratuiti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33157/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia fallimentare. Ha chiarito che l'azione di inefficacia degli atti gratuiti, prevista dall'art. 64 della Legge Fallimentare, non è soggetta ai brevi termini di decadenza stabiliti per le azioni revocatorie dall'art. 69-bis. La Suprema Corte ha basato la sua decisione sulla natura meramente dichiarativa e non costitutiva di tale azione, che la rende imprescrittibile. Questa pronuncia ribalta la decisione della Corte d'Appello, che aveva erroneamente applicato i termini di decadenza, e rafforza gli strumenti a disposizione della curatela per la ricostituzione del patrimonio del fallito.
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Scientia decotionis: prova e onere del fallimento
La Cassazione chiarisce i limiti della prova della scientia decotionis. In un caso di revocatoria fallimentare contro una banca, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della curatela, ribadendo che la valutazione degli indizi (bilanci, centrale rischi) spetta al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se la motivazione è adeguata. L'onere della prova della conoscenza dello stato di insolvenza resta a carico del fallimento.
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Azione revocatoria fallimentare: la prova della scientia
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca di una vendita immobiliare stipulata poco prima del fallimento della società costruttrice. L'ordinanza si concentra sulla prova della consapevolezza (scientia decoctionis) degli acquirenti dello stato di insolvenza del venditore. La Corte ha stabilito che tale consapevolezza può essere desunta da una serie di indizi gravi, precisi e concordanti, come il notevole ritardo nella stipula del rogito, il coinvolgimento di legali e le proteste collettive di altri promissari acquirenti. La decisione chiarisce che l'azione revocatoria fallimentare è esperibile anche in presenza di un mutuo fondiario e comporta per l'acquirente l'obbligo di restituire l'immobile e i frutti civili maturati dalla data della domanda giudiziale.
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Soglie di fallibilità: l’onere della prova sul debitore
Una società in liquidazione ricorre in Cassazione contro la sentenza di fallimento, sostenendo di non superare le soglie di fallibilità previste dalla legge. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: l'onere della prova del mancato superamento di tali soglie grava interamente sull'imprenditore debitore. La contestazione generica dei debiti fiscali e la presentazione di bilanci ritenuti inattendibili non sono sufficienti a evitare la dichiarazione di fallimento.
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Rinuncia al ricorso: niente doppio contributo unificato
La Corte di Cassazione chiarisce che la rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte, comporta l'estinzione del giudizio ma non il raddoppio del contributo unificato. La sanzione si applica solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione, non per un ritiro volontario. Il caso trae origine da un'azione di responsabilità contro gli amministratori di una società fallita.
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Insolvenza dinamica: il criterio per società operative
La Cassazione chiarisce che per una società estera, ancora operativa in Italia nonostante la Brexit, si applica il criterio dell'insolvenza dinamica, basato sulla capacità di adempiere alle obbligazioni, e non quello statico. Il fallimento è confermato.
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Revocatoria fallimentare: il pagamento del terzo
Una società in amministrazione straordinaria ha ottenuto la revocatoria fallimentare di pagamenti effettuati in suo favore da due società controllate, destinati a una società di factoring. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, qualificando la delegazione di pagamento come mezzo anomalo e lesivo della par condicio creditorum. L'ammissione al passivo del credito residuo non preclude l'azione revocatoria per gli acconti già ricevuti.
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Ripetizione indebito: onere della prova per equivalente
La Corte di Cassazione chiarisce che nell'azione di ripetizione indebito di un bene specifico (nel caso, crediti societari), spetta a chi ha ricevuto il bene (accipiens) provare la possibilità di restituirlo in natura. Se il ricevente non fornisce tale prova, il richiedente (solvens) ha diritto a ottenere l'equivalente monetario, senza dover dimostrare l'impossibilità della restituzione. La passività del ricevente nel recuperare i crediti è stata considerata un indizio sufficiente a giustificare la condanna al pagamento del valore.
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Fallimento e società: la Cassazione chiarisce i termini
La Cassazione ha confermato la dichiarazione di fallimento di una srl in liquidazione, rigettando il ricorso. Si è chiarito che il termine annuale per la dichiarazione di fallimento decorre dalla cancellazione dal registro imprese, non dalla cessazione di fatto. Inoltre, sono stati validati i criteri di valutazione dell'attivo usati per accertare l'insolvenza, anche in presenza di operazioni infragruppo.
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Legittimazione attiva: cessione inefficace e fallimento
La Corte di Cassazione chiarisce che l'acquirente di un'azienda perde la legittimazione attiva a riscuotere i crediti se l'atto di cessione viene dichiarato inefficace a seguito del fallimento del venditore. In tal caso, la titolarità dei crediti e il potere di agire in giudizio tornano in capo esclusivo alla curatela fallimentare. La Corte ha rigettato il ricorso della società acquirente, confermando che il difetto di legittimazione è rilevabile d'ufficio e comporta la reiezione della domanda di pagamento.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e fallimento
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società contro la sentenza di fallimento. I motivi sono stati giudicati generici, ripetitivi e volti a un riesame del merito non consentito in sede di legittimità. La decisione sottolinea i requisiti di specificità del ricorso in Cassazione e le conseguenze di un'impugnazione temeraria.
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Contratto a tempo determinato: tutele e cessione
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di contratto a tempo determinato, la cui durata complessiva ha superato i limiti legali e contrattuali. L'ordinanza conferma che la conversione in rapporto a tempo indeterminato ha effetto retroattivo e si trasferisce alla società acquirente in caso di cessione d'azienda. Tuttavia, se l'azienda cessionaria si trova in amministrazione straordinaria, la domanda di pagamento dell'indennità risarcitoria non può essere decisa dal giudice del lavoro, ma deve essere insinuata nella procedura concorsuale.
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Estratto di ruolo: sufficiente per il passivo fallimentare
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33070/2025, ha stabilito che per l'ammissione di un credito fiscale al passivo di una liquidazione giudiziale è sufficiente la produzione del solo estratto di ruolo. La mancata notifica della cartella di pagamento non impedisce l'ammissione della domanda. In caso di contestazione da parte del curatore, il credito deve essere ammesso con riserva, demandando la risoluzione della controversia al giudice tributario. Viene così ribaltata la decisione del Tribunale di Nola, che aveva erroneamente ritenuto necessaria la prova della notifica per tutelare il diritto di difesa del curatore.
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Estratto di ruolo: prova nel fallimento?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che l'estratto di ruolo è prova sufficiente per l'ammissione di un credito tributario al passivo fallimentare. Contrariamente a quanto deciso dal tribunale di merito, non è necessaria la preventiva produzione della cartella di pagamento. In caso di contestazione da parte del curatore, il credito viene ammesso con riserva, in attesa della risoluzione della controversia nelle sedi appropriate.
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Domanda supertardiva: quando la conoscenza conta
Un amministratore di società fallite ha presentato una domanda supertardiva di ammissione al passivo della holding del gruppo, anch'essa fallita. Sosteneva che il ritardo non fosse colpa sua per mancata notifica da parte del curatore. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la sua conoscenza effettiva del fallimento, dimostrata dall'aver impugnato la stessa sentenza che dichiarava il fallimento della holding, rendeva il ritardo ingiustificato e la mancanza di notifica formale irrilevante.
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Privilegio ipotecario: onere della prova nel fallimento
L'appello di un'Agenzia di Riscossione per il riconoscimento di un privilegio ipotecario nel contesto di un fallimento è stato dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione ha ribadito che il creditore ha l'onere di specificare e documentare con precisione i beni immobili su cui grava la garanzia al momento della domanda di insinuazione al passivo, pena la degradazione del credito a chirografario. La valutazione della documentazione da parte del tribunale di merito è considerata un insindacabile accertamento di fatto.
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Fondo di Garanzia: no TFR se il lavoro continua
La Cassazione ha negato l'accesso al Fondo di Garanzia INPS a un gruppo di lavoratori il cui rapporto di lavoro era proseguito senza interruzioni con una nuova società acquirente, nonostante l'insolvenza del datore originario. La Corte ha stabilito che il requisito fondamentale per l'intervento del Fondo, ovvero l'esigibilità del TFR, non è soddisfatto se il rapporto non cessa. Gli accordi sindacali che liberano l'acquirente dai debiti pregressi non sono opponibili all'INPS e non possono attivare la tutela del Fondo di Garanzia.
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Fondo di Garanzia INPS: No TFR se il lavoro continua
La Cassazione ha negato l'accesso al Fondo di Garanzia INPS a due lavoratrici il cui rapporto di lavoro era continuato con una nuova società dopo la cessione d'azienda, nonostante l'insolvenza del datore di lavoro originario. La Corte ha stabilito che il presupposto essenziale per l'intervento del Fondo è la cessazione del rapporto di lavoro, momento in cui il TFR diventa esigibile. La continuità dell'impiego esclude tale presupposto, rendendo irrilevanti anche gli accordi sindacali volti a liberare il nuovo datore dai debiti pregressi.
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Impegno di spesa: nullo il contratto senza copertura
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che ammetteva una compensazione contro un Comune in un procedimento fallimentare. La Corte ha stabilito che un presunto controcredito derivante da lavori e forniture non può essere valido senza la prova di un formale impegno di spesa con copertura finanziaria da parte dell'ente locale. L'assenza di tale impegno rende l'obbligazione radicalmente nulla, impedendo qualsiasi compensazione.
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