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Diritto Fallimentare

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Start-up innovativa: registro non prova i requisiti
Una società qualificata come start-up innovativa si è vista respingere il reclamo per l'ammissione alla liquidazione controllata. La Corte d'Appello di Milano, pur riconoscendo la tempestività della domanda, ha negato l'accesso alla procedura perché l'azienda non ha fornito prove concrete della sua natura innovativa (spese in R&S, brevetti, personale qualificato). La decisione sottolinea che la sola iscrizione formale nel registro speciale delle imprese non è sufficiente a dimostrare i requisiti sostanziali richiesti dalla legge.
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Liquidazione Controllata: anche senza beni attuali?
Un imprenditore agricolo ha impugnato l'apertura della liquidazione controllata a suo carico, sostenendo la nullità della notifica e l'assenza di beni da liquidare. La Corte d'Appello ha respinto il reclamo, confermando la correttezza della notifica e stabilendo un principio chiave: la procedura di liquidazione controllata può essere avviata anche in assenza di un patrimonio attuale, poiché il debitore risponde delle obbligazioni anche con i beni futuri.
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Liquidazione controllata ex imprenditore: la decisione
Il Tribunale di Bolzano ha esaminato il caso di un ex imprenditore individuale. Pur dichiarando improcedibile la domanda di liquidazione giudiziale, poiché l'attività era cessata da oltre un anno, ha aperto la procedura di liquidazione controllata. La decisione si fonda sulla constatazione dello stato di sovraindebitamento dell'individuo, i cui debiti residui dall'attività d'impresa superavano i 50.000 euro, rendendolo un soggetto idoneo per questa specifica procedura di risoluzione della crisi.
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Misure protettive: la guida del Tribunale di Ancona
Il Tribunale di Ancona ha concesso misure protettive a una start-up in crisi, bloccando le azioni dei creditori per 90 giorni. La decisione si basa sulla necessità di favorire il buon esito della composizione negoziata, ritenuta strumento preferenziale per il risanamento aziendale rispetto alla liquidazione. Il provvedimento bilancia la protezione dell'impresa con i diritti dei creditori, sottolineando la funzionalità delle misure per preservare l'operatività aziendale durante le trattative.
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Startup innovativa: requisiti per la liquidazione
Il Tribunale di Firenze ha stabilito che per qualificare una società come startup innovativa, e quindi ammetterla alla liquidazione controllata anziché a quella giudiziale, è necessaria una verifica sostanziale dei requisiti, non bastando la mera iscrizione formale nel registro delle imprese. Nel caso specifico, la titolarità di un software, anche se registrato formalmente solo in un secondo momento, è stata ritenuta sufficiente a provare il requisito innovativo per tutto il periodo richiesto dalla legge.
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Liquidazione giudiziale: quando si considera attiva?
La Corte d'Appello di Genova ha confermato la sentenza di liquidazione giudiziale di una società che si opponeva sostenendo di essere inattiva da anni e di non aver ricevuto la notifica del procedimento sulla propria PEC. La Corte ha stabilito che, finché una società è iscritta come 'attiva' nel Registro delle Imprese, ha il dovere di controllare la propria PEC, che costituisce canale di notifica valido. Inoltre, la 'cancellazione di fatto' per inattività non ha valore legale; rileva solo la cancellazione formale dal registro. L'onere di provare di non superare le soglie di debito per la liquidazione giudiziale ricade sull'imprenditore.
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Impresa minore: come evitare la liquidazione giudiziale
Una società, inizialmente sottoposta a liquidazione giudiziale sulla base dei dati fiscali, ha ottenuto la revoca del provvedimento in appello. La Corte ha stabilito che per definire una 'impresa minore', esente dalla procedura, si devono considerare i 'ricavi lordi' risultanti dal bilancio civilistico e non i dati aggregati della dichiarazione dei redditi (ISA). La sentenza sottolinea l'importanza della corretta interpretazione dei requisiti dimensionali e la prevalenza del bilancio regolarmente tenuto sulle dichiarazioni fiscali ai fini della procedura concorsuale.
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Simulazione contratto preliminare: la decisione
La Corte d'Appello conferma la nullità di un contratto preliminare di vendita, ritenendolo un'operazione fittizia. La decisione si fonda sulla prova per indizi della simulazione del contratto preliminare, orchestrata tra due società con forti legami per sottrarre fondi alla società acquirente, ormai insolvente e prossima al fallimento. Elementi decisivi sono stati l'insolvenza dell'acquirente, i legami tra gli amministratori e le anomalie nei pagamenti della caparra.
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Azione revocatoria: pagamenti pre-fallimento revocati
Il Tribunale di Torino ha accolto un'azione revocatoria promossa da una società in amministrazione straordinaria. Ha dichiarato inefficaci due pagamenti per oltre 183.000 euro, effettuati a favore di un fornitore nei sei mesi antecedenti la dichiarazione di insolvenza. La decisione si basa sulla presunzione di conoscenza dello stato di crisi del debitore da parte del creditore, desunta dalla necessità di quest'ultimo di intraprendere ripetute azioni legali per ottenere il pagamento dei propri crediti.
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Pagamento diretto subappaltatore: non è revocabile
Una società in amministrazione straordinaria ha citato in giudizio un proprio subappaltatore per revocare pagamenti per circa 234.000 euro ricevuti direttamente dalla stazione appaltante. Il Tribunale di Torino ha rigettato la domanda, stabilendo che il pagamento diretto al subappaltatore negli appalti pubblici è una modalità normale e prevista dalla legge, non un mezzo anormale di pagamento soggetto a revocatoria fallimentare. Inoltre, non è stata fornita la prova della conoscenza dello stato di insolvenza da parte del subappaltatore.
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Liquidazione controllata: aperta per sovraindebitamento
Il Tribunale di Torino ha aperto la procedura di liquidazione controllata per un debitore in stato di sovraindebitamento con debiti per quasi 300.000 euro a fronte di un reddito mensile di 1.800 euro e beni di modesto valore. La sentenza stabilisce la somma mensile da lasciare al debitore per il mantenimento del suo nucleo familiare e nomina un Giudice Delegato e un Liquidatore per gestire il patrimonio.
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Sovraindebitamento: ok al piano senza colpa grave
Una coppia in stato di sovraindebitamento, causato da problemi di salute del figlio e dalla precedente attività imprenditoriale, ha ottenuto l'omologa del piano di ristrutturazione dei debiti. Il Tribunale di Venezia ha ritenuto il piano ammissibile e fattibile, escludendo la colpa grave dei debitori. Il piano prevede il pagamento integrale dei crediti prededucibili e del 25,33% dei crediti chirografari in sette anni.
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Pagamenti revocatoria fallimentare: la sentenza
Una sentenza del Tribunale di Roma affronta il tema dei pagamenti in revocatoria fallimentare, distinguendo tra pagamenti anteriori e successivi alla domanda di concordato preventivo. Il tribunale ha dichiarato inefficace un pagamento di 12.500 euro, effettuato durante la procedura di concordato, qualificandolo come atto di straordinaria amministrazione non autorizzato perché superiore al compenso pattuito e versato in anticipo. Al contrario, ha ritenuto legittimo un precedente pagamento di circa 4.800 euro, in quanto rientrante nelle esenzioni previste per le prestazioni professionali funzionali all'attività d'impresa.
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Pagamento debito scaduto: no alla revocatoria fallimentare
Un curatore fallimentare ha agito in giudizio contro un istituto di credito per ottenere la restituzione di pagamenti per oltre 3,7 milioni di euro, sostenendo che fossero rimborsi anticipati di un mutuo non ancora dovuto. La banca si è difesa affermando che i versamenti rientravano in un più ampio accordo transattivo per sanare una complessa esposizione debitoria. Il Tribunale ha respinto la domanda, accertando che al momento dei versamenti, la società (poi fallita) aveva debiti già esigibili per un importo superiore a quello pagato. Di conseguenza, l'operazione è stata qualificata come pagamento di un debito scaduto, che per legge non è soggetto ad azione revocatoria.
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Azione revocatoria: onere della prova del creditore
Il Tribunale di Roma ha rigettato un'azione revocatoria promossa dall'amministrazione straordinaria di una società contro un suo fornitore. La richiesta mirava a recuperare pagamenti per circa 78.000 euro effettuati nel 'periodo sospetto' prima della dichiarazione di insolvenza. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione, da parte dell'attore, della 'scientia decoctionis', ovvero della conoscenza effettiva dello stato di insolvenza da parte del creditore. Il giudice ha ritenuto che i ritardi nei pagamenti e gli accordi di rateizzazione rientrassero nella normale prassi commerciale e non costituissero prova sufficiente a fondare la domanda di revoca.
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Azione revocatoria: inefficace la vendita al parente
Un promissario acquirente di un immobile, dopo aver visto la società venditrice cedere lo stesso bene alla figlia del legale rappresentante, agisce in giudizio. Nel frattempo, la società fallisce. Il Tribunale rigetta la domanda del primo acquirente, il cui diritto era già stato negato con sentenza passata in giudicato. Accoglie, invece, la domanda riconvenzionale del curatore fallimentare, esercitando l'azione revocatoria e dichiarando inefficace la vendita al parente in quanto lesiva dei diritti dei creditori.
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Usucapione speciale: il decreto non è sentenza
Una sentenza chiarisce la natura del decreto di riconoscimento della proprietà per usucapione speciale. Il Tribunale ha stabilito che tale decreto crea solo una presunzione di proprietà, superabile in un giudizio ordinario. La curatela fallimentare dell'ex proprietario ha agito per rivendicare un fondo rustico, ma la domanda è stata respinta. È stato chiarito che atti come l'iscrizione di un'ipoteca non sono idonei a interrompere il possesso continuato, necessario per l'usucapione speciale.
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Sede legale fittizia: la competenza non si sposta
La Corte d'Appello ha respinto il reclamo dell'amministratore di una società in liquidazione giudiziale. La Corte ha stabilito che l'eccezione di incompetenza territoriale, basata su una sede legale fittizia, era tardiva e infondata. La competenza è stata confermata nel luogo del 'centro degli interessi principali' effettivo dell'azienda, e non presso la sede formale. È stato inoltre confermato il grave stato di insolvenza della società.
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Apertura liquidazione controllata del patrimonio
La sentenza affronta il tema del sovraindebitamento e dell'accesso alla procedura di liquidazione controllata del patrimonio. Il Tribunale, verificati i presupposti di legge, ha dichiarato aperta la procedura, nominando il liquidatore e stabilendo le modalità di pagamento dei creditori, garantendo al debitore il minimo vitale.
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Conferma misure protettive ex art. 18 CCII
La sentenza analizza i presupposti per la concessione e la conferma delle misure protettive a favore delle imprese in crisi, evidenziando la necessità di bilanciare l'interesse del debitore al risanamento con quello dei creditori a non subire pregiudizi. Il Tribunale sottolinea l'importanza della valutazione caso per caso, tenendo conto del piano di risanamento, delle trattative in corso e della posizione dei creditori.
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