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Clausola Claims Made: Medico Perde, l’Assicurazione non Paga

Una dottoressa, citata in giudizio da una paziente per un intervento, si è vista negare la copertura assicurativa. La compagnia ha invocato la cosiddetta ‘clausola claims made’, poiché la richiesta di risarcimento era arrivata oltre un anno dopo la scadenza del contratto. La Corte di Cassazione ha confermato la validità di questa clausola, ritenendola non squilibrata né immeritevole di tutela. Sebbene il ricorso della dottoressa sia stato dichiarato inammissibile per un vizio di forma, i giudici hanno ribadito che la clausola claims made è legittima. Di conseguenza, la professionista ha perso la causa e l’assicurazione non è tenuta a risarcire il danno.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 3 Num. 14376 Anno 2026
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Pubblicato il 29 maggio 2026 in Giurisprudenza Civile

Clausola Claims Made: Quando l’Assicurazione può Rifiutare il Risarcimento?

Un recente caso giudiziario ha riacceso i riflettori su un aspetto cruciale delle polizze di responsabilità civile professionale: la clausola claims made. Questa clausola, spesso presente nei contratti, stabilisce limiti temporali precisi per la copertura assicurativa. La vicenda ha coinvolto una dottoressa che, dopo essere stata citata per danni da una paziente, si è vista negare il supporto dalla sua compagnia assicurativa. La decisione finale della Corte di Cassazione offre spunti importanti per tutti i professionisti che si affidano a una polizza per proteggere la propria attività.

I Fatti: un Intervento Chirurgico e la Richiesta di Danni

La storia inizia quando una paziente fa causa a una dottoressa, sostenendo di aver subito danni a seguito di un intervento chirurgico non eseguito a regola d’arte. Come prassi in questi casi, la professionista si è rivolta alla sua compagnia assicurativa, chiedendo di essere tenuta indenne (in gergo tecnico, ‘manlevata’) dalle pretese economiche della paziente. L’assicurazione, tuttavia, ha respinto la richiesta. Il motivo del rifiuto non riguardava la condotta della dottoressa, ma una specifica condizione del contratto.

Il Cuore del Problema: la Clausola a Richiesta Fatta

La polizza conteneva una clausola claims made, letteralmente ‘a richiesta fatta’. Questo tipo di clausola prevede che l’assicurazione copra solo le richieste di risarcimento che vengono presentate all’assicurato e denunciate alla compagnia durante il periodo di validità del contratto. Nel caso specifico, la richiesta di risarcimento della paziente era arrivata più di un anno dopo la scadenza della polizza. Secondo la compagnia, questo ritardo rendeva la richiesta non coperta dall’assicurazione, anche se l’intervento chirurgico era avvenuto quando la polizza era attiva.

La Battaglia Legale sulla validità della clausola claims made

La dottoressa ha contestato la decisione, sostenendo che la clausola claims made fosse ‘vessatoria’, ovvero ingiustamente squilibrata a suo svantaggio. A suo parere, una clausola del genere limitava in modo eccessivo il suo diritto alla copertura, creando un forte squilibrio tra i suoi obblighi (pagare il premio) e i diritti della compagnia. La questione è quindi arrivata fino alla Corte di Cassazione, chiamata a decidere sulla legittimità di questo schema contrattuale.

Le motivazioni: la clausola claims made è legittima

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso della dottoressa inammissibile per un motivo procedurale. Tuttavia, i giudici hanno voluto comunque esprimersi sul merito della questione, per completezza. Hanno affermato un principio molto chiaro: la clausola claims made non è di per sé invalida o vessatoria. Essa rappresenta una lecita espressione dell’autonomia contrattuale delle parti. Secondo la Corte, questa clausola non stravolge la natura del contratto di assicurazione, ma ne definisce semplicemente l’oggetto e i limiti temporali. Non crea uno squilibrio significativo, a patto che i termini siano chiari e comprensibili. La tutela dell’assicurato non viene annullata, ma semplicemente delimitata a un preciso arco temporale.

Le conclusioni: leggere attentamente la polizza è fondamentale

L’esito finale è stato sfavorevole per la dottoressa. La decisione della Corte di Appello è diventata definitiva: l’assicurazione non è tenuta a pagare. Questo caso insegna una lezione fondamentale a tutti i professionisti. È essenziale leggere con la massima attenzione ogni clausola del proprio contratto di assicurazione, specialmente quelle che definiscono l’ambito temporale della copertura. La clausola claims made è un modello diffuso e legalmente riconosciuto. Comprendere appieno il suo funzionamento è l’unico modo per evitare brutte sorprese e assicurarsi una protezione efficace.

Cos’è esattamente una clausola ‘claims made’?
È una clausola contrattuale secondo cui l’assicurazione copre solo le richieste di risarcimento danni che vengono presentate contro l’assicurato e denunciate alla compagnia durante il periodo di validità della polizza.

Una clausola ‘claims made’ è sempre legale in Italia?
Sì, la Corte di Cassazione ha più volte confermato che questo tipo di clausola è generalmente valido e legittimo, in quanto espressione della libertà contrattuale delle parti, a meno che non crei uno squilibrio contrattuale eccessivo e ingiusto.

Cosa è successo alla fine alla dottoressa del caso?
La dottoressa ha perso la causa. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando che il rifiuto della compagnia assicurativa era legittimo a causa del superamento dei termini temporali previsti dalla clausola ‘claims made’.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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