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Regolamento (CE) n. 1030/2002

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Assegno di Natalità per Stranieri: Stop alla Discriminazione
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di una cittadina extracomunitaria a ricevere l'assegno di natalità. L'Ente Previdenziale aveva negato il beneficio perché la donna non possedeva un permesso di soggiorno di lungo periodo. La Corte ha stabilito che tale requisito è discriminatorio e illegittimo. La decisione si basa su una precedente sentenza della Corte Costituzionale, che ha esteso il diritto all'assegno di natalità per stranieri anche ai titolari di altri tipi di permesso di soggiorno che consentono di lavorare. Viene così sancito il principio di parità di trattamento nelle prestazioni di maternità, a prescindere dalla durata del permesso di soggiorno.
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Assegno Natalità Stranieri: No al Permesso Lungo, Sì ai Diritti
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un cittadino straniero a ricevere l'assegno di natalità, anche se non in possesso del permesso di soggiorno di lungo periodo. L'Ente Previdenziale aveva negato il beneficio, ritenendo necessario tale specifico titolo di soggiorno. La Corte, richiamando una precedente sentenza della Corte Costituzionale, ha stabilito che escludere i lavoratori stranieri regolarmente soggiornanti costituisce una discriminazione illegittima. La decisione sancisce il principio di parità di trattamento nell'accesso alle prestazioni di welfare, rendendo illegittimo il diniego dell'assegno di natalità per stranieri basato unicamente sulla tipologia di permesso di soggiorno, quando questo consente di lavorare.
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Assegno di natalità stranieri: il permesso non conta, vince la parità
La Corte di Cassazione ha stabilito che negare l'assegno di natalità a cittadini stranieri con un permesso di soggiorno per lavoro o famiglia, ma privi di quello di lungo periodo, costituisce una discriminazione. L'Ente Previdenziale aveva respinto le domande basandosi su una norma che limitava il beneficio. La Corte, richiamando una precedente sentenza della Corte Costituzionale, ha confermato il diritto dei lavoratori stranieri a ricevere la prestazione. Il principio è che l'accesso alle prestazioni di sicurezza sociale non può dipendere dal tipo di permesso di soggiorno. Di conseguenza, l'Ente Previdenziale ha perso la causa e deve riconoscere l'assegno di natalità stranieri a tutti i lavoratori legalmente residenti.
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Assegno di natalità: diritto anche per autonomi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10667/2024, ha stabilito che l'assegno di natalità spetta anche ai cittadini stranieri titolari di un permesso di soggiorno per lavoro autonomo. La decisione si fonda su una precedente pronuncia della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima l'esclusione dalla prestazione per i lavoratori stranieri non in possesso di un permesso di lungo periodo. Di conseguenza, il tipo specifico di permesso di soggiorno che consente di lavorare diventa irrilevante ai fini del diritto al beneficio, purché il richiedente sia legalmente presente e autorizzato a lavorare in Italia.
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Assegno di natalità: sì a stranieri con permesso lavoro
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26583/2024, ha confermato il diritto di una cittadina extracomunitaria, titolare di un permesso di soggiorno per motivi familiari che le consentiva di lavorare, a ricevere l'assegno di natalità. L'Ente Previdenziale aveva negato il beneficio sostenendo fosse necessario un permesso di soggiorno di lungo periodo. La Corte, richiamando una precedente sentenza della Corte Costituzionale, ha stabilito che escludere i lavoratori stranieri regolarmente soggiornanti da questa prestazione costituisce una discriminazione. L'assegno di natalità è stato qualificato come una misura di sicurezza sociale e non un semplice bonus demografico. L'ordinanza ha, tuttavia, corretto la sentenza d'appello su un punto: nessuna spesa legale è dovuta alla parte che, pur vincendo, non si è costituita in giudizio.
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Assegno di natalità: illegittimo negarlo a stranieri
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11438/2025, ha stabilito che l'assegno di natalità deve essere concesso anche ai cittadini extracomunitari che non possiedono un permesso di soggiorno di lungo periodo. Basandosi su una precedente pronuncia della Corte Costituzionale (sent. n. 54/2022), ha dichiarato illegittima la norma che limitava il beneficio, estendendolo a tutti gli stranieri autorizzati a lavorare in Italia, in quanto la precedente esclusione era discriminatoria e violava i principi costituzionali di uguaglianza e di sostegno alla famiglia.
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Discriminazione stranieri bonus: no a residenza lunga
La Corte di Cassazione ha confermato il carattere discriminatorio di due delibere di una Regione che imponevano lunghi periodi di residenza (5 o 10 anni) per l'accesso di cittadini stranieri a un 'bonus bebè' e un 'bonus affitti'. La Corte ha stabilito che tale requisito di residenza prolungata viola il principio di parità di trattamento sancito dalla normativa nazionale ed europea, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva ordinato la rimozione della clausola discriminatoria. Si tratta di un'importante pronuncia sulla discriminazione stranieri bonus.
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