Un uomo, condannato in Spagna a sei anni per traffico di cocaina, ottiene che la pena sia eseguita in Italia. Successivamente, si oppone alla decisione, sostenendo che la Corte d'Appello avrebbe dovuto chiedere al Ministro della Giustizia di valutare la congruità della pena. La Corte di Cassazione respinge il ricorso. I giudici chiariscono un principio fondamentale: nel procedimento di riconoscimento di una sentenza penale straniera emessa in un paese UE, la valutazione sulla compatibilità della pena con l'ordinamento italiano spetta esclusivamente al giudice. Non è previsto alcun intervento del Ministro. La richiesta del condannato è stata quindi respinta perché basata su un presupposto giuridico errato.
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