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Legge n. 69 del 2005, art. 18-bis, comma 2

11 provvedimenti

Mandato Arresto Europeo: Residente in Italia vince in Cassazione
Un cittadino straniero, residente in Italia da oltre cinque anni, era destinatario di una richiesta di consegna dalla Croazia per essere processato. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione che autorizzava la consegna, stabilendo un principio fondamentale: anche in caso di 'mandato di arresto europeo processuale', il giudice italiano deve sempre verificare il 'radicamento' della persona sul territorio nazionale. Questo legame stabile con l'Italia, infatti, può giustificare il rifiuto della consegna o la richiesta di garanzie per il rientro, al fine di favorire la risocializzazione. La questione è stata quindi rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo criterio.
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Radicamento quinquennale: no alla pena in Italia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino rumeno contro la sua consegna alle autorità rumene in esecuzione di un mandato di arresto europeo. La Corte ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che l'interessato non aveva fornito prove sufficienti del suo radicamento quinquennale in Italia. Elementi come la sua ammissione di risiedere stabilmente in Italia solo da tre anni, la sua presenza in Romania per commettere il reato e durante il processo, e il fatto che i legami documentati fossero principalmente a nome della madre, sono stati ritenuti decisivi per escludere la possibilità di scontare la pena in Italia.
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Mandato d’arresto europeo: rifiuto di consegna
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che rifiutava la consegna di un cittadino rumeno sulla base di un mandato d'arresto europeo. La Corte d'Appello aveva ritenuto sussistente una stabile dimora in Italia da oltre cinque anni, ma la Cassazione ha stabilito che la valutazione era incompleta. Non erano stati considerati tutti gli indici di effettivo e continuativo radicamento richiesti dalla legge, come la conoscenza della lingua, i legami reali e il tempo trascorso tra il reato e l'inizio della residenza stabile. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
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Consenso alla consegna non valido: la Cassazione annulla
Un cittadino straniero si opponeva alla sua consegna alla Francia, disposta in esecuzione di un Mandato d'Arresto Europeo per una condanna definitiva. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza, rilevando un vizio fondamentale nel consenso alla consegna. La Corte d'Appello aveva infatti mostrato incertezza sulla natura del mandato (se per un processo o per l'esecuzione di una pena), impedendo così al ricorrente di prestare un consenso pienamente informato e consapevole, come richiesto dalla normativa europea e nazionale.
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Mandato di arresto europeo e residenza in Italia
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un cittadino straniero contro la consegna richiesta tramite mandato di arresto europeo. La Corte stabilisce che la semplice residenza non è sufficiente per bloccare la consegna, ma è necessaria la prova di un solido e stabile radicamento sociale e lavorativo. Inoltre, si ribadisce che il giudice italiano non può sindacare l'esecutività della sentenza estera se questa è attestata dallo Stato emittente.
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Tardività ricorso MAE: inammissibile se tardivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una decisione di consegna basata su un Mandato di Arresto Europeo. La causa dell'inammissibilità è la tardività del ricorso, presentato oltre il termine perentorio di cinque giorni dalla lettura della sentenza in udienza, rendendo irrilevanti i motivi di merito sollevati dalla difesa.
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Mandato d’arresto europeo: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una decisione di consegna basata su un Mandato d'arresto europeo. L'appellante sosteneva di avere una residenza stabile in Italia, ma la Corte ha stabilito che il ricorso si limitava a una contestazione sulla valutazione delle prove, non configurando una violazione di legge, e risultava inoltre generico.
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Rinuncia al ricorso: inammissibile l’appello EAW
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un cittadino contro la sua consegna alla Germania, richiesta tramite mandato d'arresto europeo. La decisione si fonda sulla successiva e formale rinuncia al ricorso da parte dell'interessato, che ha anche acconsentito alla propria consegna. A seguito della rinuncia, la Corte ha condannato il ricorrente al solo pagamento delle spese processuali, escludendo l'ulteriore sanzione pecuniaria.
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Radicamento in Italia: la Cassazione sui 5 anni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino rumeno, condannato nel suo paese, che chiedeva di scontare la pena in Italia. La Corte ha stabilito che, per ottenere tale beneficio, non basta una presenza formale, ma è necessario dimostrare un effettivo e continuativo radicamento in Italia per almeno cinque anni, provando che il nostro Paese sia diventato il centro stabile dei propri interessi familiari, sociali e lavorativi. In questo caso, prove come un codice fiscale e periodi di lavoro intermittenti non sono state ritenute sufficienti.
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Rifiuto esecuzione pena: la residenza di 5 anni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino albanese, condannato in Germania, che chiedeva di scontare la pena in Italia. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione del requisito della residenza continuativa di almeno cinque anni sul territorio nazionale, elemento essenziale per il rifiuto esecuzione pena. La Corte ha stabilito che promesse di lavoro future o la disponibilità all'ospitalità da parte di familiari non sono sufficienti a integrare tale presupposto.
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Mandato d’arresto europeo: asilo non basta a rifiuto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro la consegna alla Grecia di un cittadino extracomunitario, condannato per tentato furto. La richiesta di asilo politico e la residenza in Italia non sono state ritenute sufficienti per attivare il rifiuto facoltativo della consegna in esecuzione di un mandato d'arresto europeo, in assenza della prova di un radicamento stabile sul territorio nazionale da almeno cinque anni.
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