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Mandato Arresto Europeo: Residente in Italia vince in Cassazione

Un cittadino straniero, residente in Italia da oltre cinque anni, era destinatario di una richiesta di consegna dalla Croazia per essere processato. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione che autorizzava la consegna, stabilendo un principio fondamentale: anche in caso di ‘mandato di arresto europeo processuale’, il giudice italiano deve sempre verificare il ‘radicamento’ della persona sul territorio nazionale. Questo legame stabile con l’Italia, infatti, può giustificare il rifiuto della consegna o la richiesta di garanzie per il rientro, al fine di favorire la risocializzazione. La questione è stata quindi rinviata alla Corte d’Appello per una nuova valutazione basata su questo criterio.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 19145 Anno 2023
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Pubblicato il 10 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Residenza in Italia e Mandato di Arresto Europeo

La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato un caso delicato, stabilendo un principio di diritto di grande importanza per chi risiede stabilmente in Italia ma è ricercato da un altro Stato dell’Unione Europea. La vicenda riguarda un cittadino straniero, destinatario di un mandato di arresto europeo processuale emesso dalla Croazia per reati di furto e frode informatica. L’uomo, però, viveva e aveva i suoi legami in Italia da molti anni. La questione centrale era semplice: il suo radicamento nel nostro Paese poteva fermare la consegna alla Croazia, richiesta solo per celebrare il processo e non per scontare una pena già decisa?

La vicenda: una richiesta di consegna per un processo

Un cittadino bosniaco, residente in Italia da tempo, riceve un mandato di arresto europeo dalla Croazia. Le autorità croate lo accusano di aver commesso alcuni reati anni prima e chiedono all’Italia di consegnarlo per poterlo processare. La difesa dell’uomo si oppone, sostenendo che egli ha ormai costruito la sua vita in Italia. Ha qui la sua residenza, i suoi affetti e il suo lavoro. Consegnarlo significherebbe sradicarlo dal suo contesto sociale, vanificando il percorso di integrazione.

Inizialmente, la Corte d’Appello aveva dato ragione alla Croazia. I giudici avevano ritenuto che la regola che permette di non consegnare una persona radicata in Italia valesse solo se questa dovesse scontare una pena definitiva (il cosiddetto M.A.E. esecutivo). In questo caso, invece, si trattava solo di un processo.

Il valore del radicamento nel mandato di arresto europeo processuale

La difesa non si è arresa e ha portato il caso davanti alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha ribaltato completamente la decisione precedente. I giudici hanno chiarito che la legge deve essere interpretata in modo coerente. La norma che tutela il radicamento di una persona sul territorio ha lo scopo di favorire il suo reinserimento sociale. Questo obiettivo è valido sempre, non solo quando c’è già una condanna.

Di conseguenza, anche quando un altro Stato UE chiede la consegna di una persona solo per processarla, il giudice italiano ha il dovere di verificare se questa persona ha legami stabili e reali con l’Italia. Il fatto di vivere e lavorare nel nostro Paese da almeno cinque anni è un elemento cruciale che non può essere ignorato.

Le motivazioni: il principio di simmetria nel mandato di arresto europeo processuale

La Cassazione ha spiegato che le norme sul mandato di arresto europeo processuale e su quello esecutivo devono essere lette in modo ‘simmetrico’. Se la legge permette di rifiutare la consegna di un residente per fargli scontare la pena in Italia, a maggior ragione deve permettere di porre delle condizioni quando la persona non è ancora stata condannata. Il giudice italiano può, ad esempio, subordinare la consegna alla garanzia che, in caso di condanna, la persona verrà riportata in Italia per scontare la pena. Questo bilancia l’esigenza di cooperazione giudiziaria europea con il diritto della persona a non vedere distrutto il proprio percorso di integrazione sociale. La Corte ha sottolineato come questa interpretazione sia in linea con i principi fondamentali dell’Unione Europea e con recenti orientamenti della Corte Costituzionale.

Le conclusioni: cosa cambia per i residenti in Italia

La sentenza ha un impatto pratico notevole. Chiunque, cittadino italiano o straniero, risieda stabilmente in Italia da almeno cinque anni e sia colpito da un mandato di arresto europeo per un processo, può far valere il proprio radicamento. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di consegna e ha ordinato alla Corte d’Appello di riesaminare il caso. I nuovi giudici dovranno ora verificare concretamente i legami dell’uomo con l’Italia e decidere se sussistono le condizioni per rifiutare o condizionare la sua consegna alla Croazia. Questa decisione rafforza la tutela dei diritti individuali nell’ambito della cooperazione giudiziaria europea.

Se vivo in Italia da anni, possono consegnarmi a un altro Stato UE per un processo?
Non automaticamente. Secondo questa sentenza, il giudice italiano deve valutare il tuo ‘radicamento’ in Italia (residenza stabile, lavoro, famiglia). Se i legami sono forti, la consegna può essere rifiutata o condizionata al tuo rientro in Italia per scontare un’eventuale pena.

Cosa significa ‘mandato di arresto europeo processuale’?
È la richiesta di un Paese UE di consegnare una persona per sottoporla a un processo penale. Si distingue dal mandato ‘esecutivo’, che viene emesso per far scontare una pena a una persona già condannata in via definitiva.

Cosa succede dopo che la Cassazione annulla una decisione di consegna?
La Cassazione non decide nel merito, ma stabilisce il principio di diritto corretto. Il caso torna a un’altra sezione della Corte d’Appello, che dovrà decidere di nuovo applicando le indicazioni fornite dalla Cassazione.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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