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Legge n. 48 del 2017

9 provvedimenti

Convalida del DASPO: il ritardo del PM non salva il tifoso
Un tifoso ha impugnato il provvedimento di DASPO con obbligo di firma, contestando il mancato rispetto del termine di quarantotto ore da parte del Pubblico Ministero per richiedere la convalida del DASPO. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la misura non perde efficacia se il Giudice per le indagini preliminari emette il provvedimento di convalida entro il termine complessivo di novantasei ore dalla notifica all'interessato. Il termine intermedio del Pubblico Ministero non ha infatti una sanzione autonoma di inefficacia.
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Daspo Urbano: quando si configura il reato?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per la violazione del daspo urbano. La sentenza stabilisce un principio chiave: per configurare il reato è sufficiente il mero accesso o attraversamento dell'area interdetta, non essendo necessario dimostrare lo stazionamento o la sosta prolungata. Il ricorso dell'imputato, che sosteneva l'insussistenza del reato per il solo fatto di transitare, è stato dichiarato inammissibile.
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Termini Convalida DASPO: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18620/2024, ha annullato l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria annesso a un DASPO. La decisione si fonda sul mancato rispetto dei termini perentori per la convalida del provvedimento. Nello specifico, la convalida del G.I.P. è intervenuta oltre il termine complessivo di 96 ore dalla notifica, rendendo inefficace la misura restrittiva della libertà personale. La Corte ha chiarito che il superamento, anche minimo, di questo limite temporale comporta l'annullamento della misura, sottolineando la natura tassativa dei termini convalida DASPO.
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Particolare tenuità del fatto: no al DASPO violato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione di un DASPO urbano. La difesa invocava l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), ma la Corte ha confermato la decisione di merito, sottolineando che la valutazione sulla tenuità non può prescindere dal contesto di pericolo concreto generato dalla condotta, respingendo le giustificazioni dell'imputato come infondate e inattendibili.
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Errore di motivazione: sentenza annullata dalla Cassazione
Un imputato presenta appello contro una condanna per violazione di un'ordinanza dell'autorità. La Corte d'Appello emette una sentenza la cui motivazione, però, si riferisce a un procedimento completamente diverso a carico dello stesso soggetto. A causa di questo palese errore di motivazione, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d'appello, disponendo che il processo di secondo grado venga celebrato nuovamente e correttamente.
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Pene sostitutive: il giudice non ha l’obbligo di avviso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che lamentava la mancata notifica della possibilità di accedere a pene sostitutive. La Corte ha stabilito che il giudice gode di un potere discrezionale e l'omissione dell'avviso non comporta la nullità della sentenza, specie se la storia criminale dell'imputato rende inadatte tali misure alternative.
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Daspo Urbano: la violazione è reato anche senza violenza
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione di un Daspo Urbano. L'ordinanza stabilisce che il reato si configura con il semplice accesso alle aree vietate, a prescindere dal compimento di ulteriori atti violenti o minacciosi, poiché la pericolosità è già stata valutata al momento dell'emissione del provvedimento del Questore.
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Daspo urbano: quando la violazione costituisce reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per la violazione del divieto di accesso a determinate aree urbane (daspo urbano). La Corte ha chiarito che, per la configurazione del reato, è sufficiente la semplice presenza nella zona interdetta, essendo irrilevante l'assenza di condotte minacciose o violente.
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Termine difesa daspo urbano: 48 ore sono essenziali
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di convalida di un 'daspo urbano' poiché il giudice ha emesso la sua decisione prima della scadenza del termine di 48 ore, concesso per legge all'interessato per presentare le proprie memorie difensive. La sentenza ribadisce che il rispetto del termine difesa daspo urbano è un presupposto fondamentale per la legittimità della misura, a pena di nullità.
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