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Legge n. 228 del 2012, art. 1, comma 17

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376 provvedimenti

Prescrizione Pensione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa previdenziale contro un suo iscritto. La controversia riguardava il ricalcolo della pensione secondo il principio del pro rata e il termine di prescrizione per la restituzione delle somme trattenute. La Corte ha confermato la sua giurisprudenza costante: per le azioni di ripetizione di indebito, come nel caso di somme pensionistiche erroneamente trattenute, si applica la prescrizione pensione decennale e non quella quinquennale prevista per le prestazioni previdenziali.
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Contributo di solidarietà: Cassazione conferma stop
Una Cassa di previdenza privata impone un contributo di solidarietà sulla pensione di un iscritto. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha dichiarato inammissibile il ricorso della Cassa, ribadendo l'illegittimità del prelievo in quanto non previsto dalla legge e al di fuori dei poteri autonomi dell'ente.
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Piano del consumatore: i limiti alla modifica del piano
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due debitori che avevano tentato di modificare il loro piano del consumatore in fase di reclamo. La modifica, volta a escludere debiti aziendali nel frattempo estinti, è stata ritenuta tardiva. Secondo la Corte, qualsiasi cambiamento al piano deve avvenire prima del decreto con cui il giudice ne dispone la comunicazione ai creditori, e non in una fase successiva del procedimento.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
Un contribuente impugna un avviso IMU. In Cassazione, rinuncia al ricorso. La Corte dichiara l'estinzione del giudizio, senza condanna alle spese e senza l'obbligo del doppio contributo unificato, data la natura della decisione.
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Cessazione materia contendere: no raddoppio contributo
Un contenzioso tra un Comune e una società per tributi locali (TOSAP e TARI) si è concluso in Cassazione con la dichiarazione di cessazione della materia del contendere. Le parti avevano raggiunto un accordo transattivo, a seguito del quale il Comune ha annullato gli avvisi di accertamento. La Corte ha stabilito che in questi casi non si applica la sanzione del raddoppio del contributo unificato, prevista solo per rigetto integrale o inammissibilità del ricorso.
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Rinuncia al ricorso: no al contributo unificato doppio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31438/2024, ha dichiarato estinto un giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte dei contribuenti, i quali avevano raggiunto un accordo transattivo con l'Agenzia delle Entrate. La Corte ha chiarito un punto fondamentale: in caso di rinuncia, non è dovuto il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto solo per i casi di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Anzianità aziendale: cumulo tra aziende diverse?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva il riconoscimento dell'indennità di mobilità sommando i periodi di servizio prestati presso due diverse società dello stesso gruppo. La Corte ha ribadito che il requisito dell'anzianità aziendale, previsto dalla legge, deve essere maturato interamente presso l'unico datore di lavoro che avvia la procedura di licenziamento collettivo, salvo i casi tassativi di trasferimento d'azienda o fusione. Questa regola non è considerata discriminatoria, ma una scelta ragionevole del legislatore.
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Retribuzione dirigente: no extra per incarichi ad interim
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Segretario Generale di un ente pubblico alla restituzione di oltre 100.000 euro. La somma era stata percepita indebitamente come retribuzione di risultato per incarichi dirigenziali svolti ad interim. La Suprema Corte ha ribadito il principio di onnicomprensività della retribuzione dirigente, secondo cui lo stipendio copre tutte le funzioni assegnate, escludendo compensi aggiuntivi per mansioni temporanee rientranti nelle funzioni di vertice.
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Contributi consortili: estinzione per rinuncia al ricorso
Un ente pubblico contestava il pagamento di contributi consortili, sostenendo la mancanza di un beneficio diretto e specifico alle proprie infrastrutture. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, l'ente ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante il procedimento, ha aderito a una definizione agevolata dei carichi pendenti e ha rinunciato al ricorso. La controparte ha accettato la rinuncia. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza entrare nel merito della debenza dei contributi consortili, e ha compensato le spese legali.
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Azione del socio: danno indiretto e risarcimento
Un socio ha intentato una causa contro gli amministratori di una S.r.l. per il risarcimento dei danni derivanti dalla mala gestio, che ha causato la perdita di valore della sua quota. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, ribadendo un principio fondamentale: l'azione del socio è ammessa solo per i danni che colpiscono direttamente il suo patrimonio personale, non per quelli che sono un mero riflesso del pregiudizio subito dalla società. La diminuzione del valore della quota rientra in questa seconda categoria, e pertanto l'azione risarcitoria spetta unicamente alla società.
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Ricorso per cassazione: quando è inammissibile?
Un comune ha presentato un ricorso per cassazione contro una sentenza del Giudice di Pace relativa a una fattura di modesto importo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che per le cause di valore inferiore a 1.100 euro, decise secondo equità, l'unico rimedio esperibile è l'appello a motivi limitati e non il ricorso diretto alla Suprema Corte.
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Violazione codice etico: risoluzione contratto legittima
La Corte di Cassazione ha stabilito che la risoluzione di un contratto d'appalto per violazione del codice etico della committente è legittima, anche se i dirigenti dell'impresa appaltatrice vengono successivamente assolti in sede penale. La Corte ha chiarito che la valutazione della condotta che mina il rapporto di fiducia è autonoma rispetto all'esito del processo penale. Di conseguenza, l'escussione delle fideiussioni prestate a garanzia è stata ritenuta corretta. L'aver posto la società sotto amministrazione giudiziaria non sana gli inadempimenti contrattuali precedenti.
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Nullità parziale fideiussione: la Cassazione decide
Un garante si opponeva a un decreto ingiuntivo, sostenendo la nullità totale della sua fideiussione omnibus a causa di clausole in violazione della normativa antitrust. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo il principio della nullità parziale fideiussione. Secondo la Corte, solo le singole clausole illecite sono nulle, mentre il resto del contratto di garanzia rimane valido ed efficace. La decisione ha inoltre chiarito che, in presenza di una clausola "a prima richiesta", una semplice comunicazione stragiudiziale è sufficiente a impedire la decadenza del creditore dal suo diritto, senza necessità di un'azione giudiziaria entro sei mesi.
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Contratto autonomo di garanzia: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la validità di un contratto autonomo di garanzia stipulato da una società assicuratrice per l'esecuzione di opere di urbanizzazione. Il ricorso della società costruttrice, che lamentava l'errata qualificazione del contratto e la sua presunta nullità, è stato respinto. La Corte ha ribadito che l'interpretazione del contratto spetta al giudice di merito e che i motivi di ricorso non possono limitarsi a proporre una diversa ricostruzione dei fatti. La decisione chiarisce i limiti del sindacato di legittimità sulla qualificazione dei contratti di garanzia.
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Rinuncia al ricorso: quando si estingue il giudizio
L'Agenzia delle Entrate aveva proposto ricorso in Cassazione contro una decisione tributaria favorevole a un'azienda. Tuttavia, durante il processo, la sentenza impugnata è stata revocata da un'altra pronuncia dello stesso giudice di merito. Di conseguenza, l'Agenzia ha dichiarato di non avere più interesse alla causa, effettuando una rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, dichiarando l'estinzione del giudizio e chiarendo che, in questi casi, non è dovuto il pagamento del doppio contributo unificato.
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Interpretazione del contratto: oltre il senso letterale
Una controversia tra una cooperativa edilizia e un ente comunale riguardo al pagamento del saldo per l'acquisto di immobili. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9441/2025, chiarisce i principi di interpretazione del contratto, stabilendo che il giudice deve indagare la comune intenzione delle parti usando un criterio logico-sistematico, non limitandosi al solo significato letterale delle parole. Nel caso specifico, il pagamento del saldo da parte del Comune era necessario per permettere alla cooperativa di estinguere un mutuo e cancellare l'ipoteca, e non viceversa. Il ricorso del Comune è stato quindi rigettato.
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Arricchimento ingiustificato PA: la prescrizione decorre
Un professionista, condannato a pagare per lavori extra non autorizzati eseguiti a beneficio di un Comune, ha agito con successo contro l'ente per arricchimento ingiustificato. La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di prescrizione decennale non decorre dall'esecuzione dei lavori, ma dal momento in cui l'impoverimento del professionista è divenuto certo, ovvero dal passaggio in giudicato della sentenza di condanna a suo carico. La Corte ha rigettato il ricorso del Comune, confermando che l'azione era l'unica esperibile e che la quantificazione del danno era corretta.
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Responsabilità consulente tecnico: quando è esclusa?
Un uomo, condannato per estorsione sulla base di una perizia fonica e poi assolto in appello grazie a una nuova perizia di esito opposto, ha citato per danni i consulenti tecnici. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, escludendo la responsabilità del consulente tecnico. La Corte ha stabilito che non sussisteva alcuna colpa, neanche lieve, nel loro operato e che la loro perizia non era l'unica causa della condanna, essendoci altri elementi probatori a carico dell'imputato.
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Contratto individuale: quando prevale sull’accordo?
Un lavoratore ha fatto ricorso per il mancato pagamento di bonus previsti da un accordo aziendale successivamente revocato, sostenendo che tali diritti fossero ormai parte del suo contratto individuale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che per la prevalenza del contratto individuale è necessaria una pattuizione autonoma e specifica che modifichi il trattamento economico, non un mero richiamo a benefici di fonte collettiva.
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Procura speciale protezione internazionale: inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un cittadino straniero per un vizio formale insanabile. Il caso evidenzia l'importanza della corretta redazione della procura speciale protezione internazionale, che deve contenere la certificazione da parte del difensore della posteriorità del suo rilascio rispetto alla comunicazione del provvedimento impugnato. La mancanza di tale certificazione rende il ricorso nullo, senza possibilità di sanatoria.
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