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Legge n. 228 del 2012, art. 1, comma 17

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376 provvedimenti

Pensione di anzianità: no se il lavoro continua
La Corte di Cassazione nega il diritto alla pensione di anzianità a una lavoratrice che, dopo le dimissioni, è stata immediatamente riassunta dallo stesso datore di lavoro con un contratto part-time. La Corte ha ritenuto tale operazione una cessazione simulata del rapporto di lavoro, confermando l'annullamento della pensione da parte dell'ente previdenziale e la richiesta di restituzione delle somme percepite, data la provata mala fede della ricorrente.
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Integrazione del contraddittorio: ricorso inammissibile
Due venditori di quote societarie hanno proposto ricorso in Cassazione dopo una decisione sfavorevole della Corte d'Appello. La Suprema Corte aveva ordinato l'integrazione del contraddittorio mediante notifica ad altre parti necessarie del processo. La notifica a una di queste parti è fallita perché risultata trasferita. I ricorrenti non hanno provveduto a rinnovare correttamente la notifica. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per la mancata e corretta integrazione del contraddittorio entro il termine stabilito.
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Licenziamento collettivo: illegittima la scelta per residenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1486/2024, ha dichiarato illegittimo un licenziamento collettivo in cui l'azienda aveva limitato la platea dei lavoratori da licenziare a una sola unità produttiva, usando come criterio la vicinanza della residenza dei dipendenti. La Corte ha stabilito che tale criterio non è oggettivo e che l'azienda deve considerare l'intero complesso aziendale se le professionalità sono fungibili, per minimizzare l'impatto sociale.
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Rapporto di lavoro subordinato: quando è inesistente?
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che nega l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato a un soggetto che, pur rivendicando tale status, agiva in realtà come amministratore di fatto e gestore esclusivo della società. La Corte ha ritenuto che la mancanza di subordinazione, elemento essenziale del rapporto di lavoro, rendesse infondate tutte le successive pretese, inclusa l'impugnazione di un licenziamento seguito a una cessione d'azienda.
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Onere della prova: chi deve dimostrare il fatto negativo?
Una società ha citato in giudizio gli eredi di un professionista per non aver rivelato il suo status di dipendente pubblico, causa di una sanzione per la società stessa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni precedenti. Il punto cruciale è l'onere della prova: la società non è riuscita a dimostrare di non essere a conoscenza dello status del professionista. La mancata produzione di un documento decisivo ha reso impossibile assolvere a tale onere, evidenziando che chi agisce in giudizio deve provare tutti i fatti costitutivi della propria pretesa, anche quelli negativi.
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Danni fauna selvatica: prova e ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'autofficina contro un ente regionale per danni da fauna selvatica. La decisione sottolinea che, se la richiesta di risarcimento si fonda sull'art. 2043 c.c., è indispensabile fornire prova della colpa specifica dell'ente. L'errata impostazione giuridica del ricorso, focalizzata su una valutazione dei fatti piuttosto che su vizi di legittimità, ne ha determinato il rigetto.
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Detrazione IVA preparatoria: quando è ammessa?
Una società ha sostenuto costi per un impianto produttivo mai entrato in funzione, vedendosi negare la detrazione IVA preparatoria. La Cassazione ha respinto il ricorso, sottolineando che il contribuente non ha provato né la finalità imprenditoriale concreta né che il mancato avvio fosse dovuto a cause di forza maggiore. L'ordinanza chiarisce anche che un verbale di accesso può costituire chiusura delle operazioni ai fini del termine dilatorio di 60 giorni.
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Prelievo abusivo energia: chi paga se l’immobile è in affitto?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di prelievo abusivo di energia in un immobile locato. Una società di fornitura elettrica ha richiesto il pagamento dei consumi al proprietario, nonostante l'immobile fosse affittato a una società terza. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della società elettrica, confermando la decisione dei giudici di merito. È stato stabilito che la responsabilità non ricade automaticamente sul proprietario, il quale aveva fornito prova del contratto di locazione, dimostrando che la detenzione e la custodia dell'immobile, e quindi la responsabilità per l'allaccio abusivo, erano in capo al conduttore.
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Limiti giurisdizione Cassazione: no a errori procedurali
Una società, colpita da un'informativa interdittiva antimafia, ha impugnato una decisione del Consiglio di Stato davanti alla Corte di Cassazione, lamentando gravi errori procedurali relativi al mancato rispetto dei termini difensivi. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo i netti limiti giurisdizione Cassazione: il suo controllo sulle sentenze amministrative è circoscritto ai soli casi di eccesso di potere giurisdizionale (violazione dei limiti esterni), escludendo la revisione di errori procedurali (errores in procedendo), che rientrano nei limiti interni della funzione del giudice amministrativo.
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Revoca aggiudicazione appalto: quando è legittima?
Un'impresa edile ha impugnato la revoca dell'aggiudicazione di un appalto pubblico per la costruzione di una scuola. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la revoca dell'aggiudicazione dell'appalto era legittima. La decisione si fonda sulla comprovata mancata cooperazione dell'impresa, che non ha fornito la documentazione richiesta né si è presentata per la stipula del contratto, rendendo il suo comportamento ostativo alla conclusione dell'accordo.
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Estinzione giudizio tributario: la Cassazione chiarisce
Una società, in contenzioso con l'Agenzia delle Entrate, ha aderito a una definizione agevolata mentre il caso era pendente in Cassazione. La Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario, stabilendo un principio importante: in caso di estinzione per definizione agevolata, il ricorrente non è tenuto a versare il doppio del contributo unificato, poiché tale misura ha carattere sanzionatorio e non si applica estensivamente.
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Prova qualità di erede: la notorietà non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che la qualità di erede in un processo non può essere dimostrata tramite 'fatto notorio', anche se l'erede è una persona pubblicamente conosciuta. Il caso riguardava l'erede di un celebre calciatore che aveva riassunto un contenzioso tributario del defunto padre. L'Amministrazione Finanziaria aveva contestato la sua legittimazione attiva. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando il ricorso e sottolineando che la prova della qualità di erede deve essere fornita con documentazione idonea, non potendo il giudice basarsi sulla conoscenza comune o sulla fama dei soggetti coinvolti.
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Esenzione IMU enti non commerciali: no con comodato
La Corte di Cassazione nega l'esenzione IMU a un istituto religioso per un immobile concesso in comodato e sub-comodato ad altri enti, anche se collegati e con finalità simili. La sentenza sottolinea che il requisito fondamentale per beneficiare dell'agevolazione è l'utilizzo diretto del bene da parte dell'ente proprietario. Viene inoltre respinta l'applicazione del principio di proporzionalità per uso promiscuo, in quanto mancava un frazionamento catastale risalente all'anno di imposta in questione.
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Contributo di solidarietà: illegittimo per le Casse
Un ente previdenziale per professionisti ha trattenuto un "contributo di solidarietà" dalla pensione di un suo iscritto. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha dichiarato la trattenuta illegittima. Secondo la Corte, gli enti previdenziali privatizzati non hanno il potere di imporre tali prelievi su pensioni già liquidate, poiché tale facoltà esula dalle loro competenze statutarie. Il ricorso dell'ente è stato pertanto giudicato inammissibile.
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Contributo solidarietà: illegittimo se imposto da Casse
Una cassa di previdenza per professionisti ha imposto un contributo di solidarietà sulle pensioni dei suoi iscritti. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tale prelievo, stabilendo che una simile misura, configurandosi come prestazione patrimoniale imposta, può essere introdotta solo da una legge e non tramite regolamento autonomo dell'ente. Di conseguenza, la cassa è stata condannata alla restituzione delle somme trattenute, per le quali si applica la prescrizione ordinaria di dieci anni.
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Contributo di solidarietà: la Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa di previdenza professionale contro un suo pensionato, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà applicato sulla pensione. La Corte ha ribadito che tale prelievo, avendo natura di prestazione patrimoniale, richiede una base legale specifica che non può essere introdotta autonomamente dalla cassa. È stata inoltre confermata la prescrizione decennale per le azioni di restituzione.
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Pensione di reversibilità: decadenza o prescrizione?
La Corte di Cassazione chiarisce la natura del termine di cinque anni per la richiesta della pensione di reversibilità previsto da un ente previdenziale privato. La Corte ha stabilito che non si tratta di un termine di prescrizione, ma di un termine di decadenza che incide solo sulla decorrenza delle somme arretrate. Se la domanda viene presentata oltre i cinque anni dal decesso, il diritto alla pensione non si estingue, ma i pagamenti decorrono dalla data della domanda e non dal decesso, con diritto a una somma forfettaria per il periodo precedente. L'appello della vedova è stato quindi respinto.
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Indennità di mobilità: stop all’integrazione se lavori
Un lavoratore del settore aereo ha perso il diritto all'integrazione dell'indennità di mobilità perché svolgeva un altro lavoro a tempo parziale. La Corte di Cassazione ha stabilito che se la prestazione principale è sospesa per legge a causa di una nuova attività lavorativa, anche l'integrazione del fondo di settore viene meno, in quanto non c'è più nulla da integrare. La decisione conferma che i regolamenti dei fondi non possono derogare alle leggi nazionali.
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Ricorso per cassazione inammissibile: limiti all’appello
Un Comune ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione contro la sentenza di un Giudice di Pace che aveva annullato una fattura idrica di 241 euro per prescrizione. La Corte ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile, chiarendo che le sentenze del Giudice di Pace per cause di valore inferiore a 1.100 euro, decise secondo equità, non possono essere impugnate direttamente in Cassazione ma solo tramite un appello con motivi limitati.
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Danno erariale: la Cassazione sulla giurisdizione
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha confermato la giurisdizione della Corte dei conti in un caso di danno erariale derivante dalla percezione illecita di contributi agricoli europei. Un'impresa agricola aveva ottenuto fondi sulla base di false dichiarazioni riguardo la disponibilità di terreni. La Suprema Corte ha stabilito che la distrazione di risorse pubbliche dal fine per cui sono state erogate configura un rapporto di servizio tra il privato percettore e la P.A., radicando la competenza del giudice contabile a prescindere dal fatto che l'illegittimità fosse presente sin dall'origine della richiesta.
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