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Legge n. 183 del 2010

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Lavoro giornalistico subordinato: marketing o ufficio stampa?
L'Azienda ha impugnato l'accertamento dell'Ente Previdenziale che qualificava come lavoro giornalistico subordinato l'attività di tre dipendenti, addetti alla redazione di comunicati, rassegne stampa e relazioni con i media. L'Azienda sosteneva si trattasse di semplice marketing e contestava vizi formali del verbale ispettivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'attività svolta era di natura giornalistica e che la subordinazione, seppur attenuata dalla creatività tipica della professione, era dimostrata dall'inserimento stabile dei lavoratori nell'organizzazione aziendale. Di conseguenza, sussiste l'obbligo di iscrizione e versamento dei contributi previdenziali all'Ente Previdenziale, a prescindere dall'inquadramento formale o dal contratto collettivo applicato.
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Natura giuridica associazione: quando è di diritto privato
Un'associazione controllata dalla Pubblica Amministrazione ha sostenuto che il suo status di ente 'in house' la sottoponesse alle regole del pubblico impiego, impedendo la conversione di un contratto a termine in uno a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha respinto tale tesi, chiarendo che la natura giuridica di un'associazione è stabilita per legge. Poiché la normativa qualifica l'ente come soggetto di diritto privato, i suoi rapporti di lavoro sono disciplinati dal diritto privato, che ammette la conversione del contratto in assenza di una valida causale per il termine.
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Risarcimento danno somministrazione: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10575/2024, ha respinto il ricorso di un Comune, confermando la condanna al risarcimento del danno in favore di una lavoratrice per l'illegittimo utilizzo di contratti di somministrazione a termine. La Corte ha ribadito che, nel pubblico impiego, pur non essendo possibile la conversione del rapporto in tempo indeterminato, spetta al lavoratore un danno presunto, con valenza sanzionatoria, in linea con la normativa nazionale ed europea. L'illegittimità derivava dalla genericità della causale apposta ai contratti.
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Ricostruzione della carriera: i periodi non lavorati
Un lavoratore, a seguito della conversione dei suoi contratti a termine in un unico rapporto a tempo indeterminato, ha richiesto il riconoscimento dei periodi non lavorati ai fini della sua ricostruzione della carriera e degli scatti di anzianità. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che solo i periodi di servizio effettivo sono validi per il calcolo dell'anzianità. Inoltre, ha chiarito che la successione di contratti collettivi può legittimamente modificare l'inquadramento del lavoratore al momento della riammissione in servizio.
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Trattenimento in servizio: no al diritto automatico
Un dirigente pubblico ha contestato il mancato trattenimento in servizio oltre l'età pensionabile. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che il trattenimento in servizio non è un diritto assoluto e che le Regioni possono legittimamente limitarlo con proprie leggi, prevalendo sulla normativa nazionale, a condizione di non violare i principi fondamentali. In questo caso, la legge regionale escludeva il beneficio per chi aveva già maturato l'anzianità contributiva minima.
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Danno comunitario docenti: sì al risarcimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che i docenti civili impiegati per anni dal Ministero della Difesa con contratti a termine illegittimamente rinnovati hanno diritto al risarcimento del danno. Sulla base del diritto dell'Unione Europea, la Corte ha annullato la decisione d'appello che negava il risarcimento, affermando il principio del cosiddetto "danno comunitario docenti" anche per il personale delle scuole militari, e rinviando il caso per la quantificazione dell'indennizzo.
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Domanda riconvenzionale: quando viene assorbita?
Una società ottica licenzia una dirigente per concorrenza. La lavoratrice impugna il licenziamento, ma il suo ricorso viene rigettato. La Corte di Cassazione conferma la decisione, chiarendo che la domanda riconvenzionale subordinata della società è correttamente assorbita dal rigetto della domanda principale. Inoltre, dichiara inammissibile il ricorso della lavoratrice sulla tempestività della sanzione, ribadendo che la Cassazione non può riesaminare i fatti.
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Contratto a termine nullo: risarcimento per abuso
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore del settore pubblico ha diritto al risarcimento del danno per abusiva reiterazione di contratti a termine, anche se tali contratti sono nulli per mancanza di forma scritta. La Corte ha chiarito che la nullità, imputabile principalmente al datore di lavoro pubblico, non può vanificare la tutela eurounitaria contro il precariato. La nullità formale si aggiunge alla violazione sostanziale, rafforzando il diritto del lavoratore alla tutela risarcitoria agevolata (c.d. danno comunitario), senza necessità di provare il danno specifico. È stato invece respinto il motivo relativo a un compenso per la mera disponibilità alla chiamata.
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Arbitrato irrituale: come impugnare il lodo
Un lavoratore, licenziato per motivo soggettivo, ha attivato un arbitrato irrituale che ha convertito il licenziamento in una sanzione pecuniaria. Di fronte all'inadempimento della società, il Tribunale ha ordinato l'esecuzione del lodo. La società ha impugnato la decisione in Corte d'Appello, ma la Cassazione ha dichiarato tale appello inammissibile. La Suprema Corte ha stabilito che le sentenze su lodi da arbitrato irrituale in materia di lavoro privato si impugnano esclusivamente con ricorso diretto in Cassazione, rendendo definitiva la decisione del Tribunale.
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