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Legge n. 135 del 2012

24 provvedimenti

Riduzione canone locazione ente pubblico: spesa vs contratto
Un Comune aveva ridotto del 15% il canone d'affitto dovuto a una società immobiliare per alcuni appartamenti destinati a famiglie disagiate, applicando una legge sulla riduzione della spesa pubblica. La società si è opposta, sostenendo che tale norma valesse solo per immobili a uso istituzionale e non abitativo. La Corte di Cassazione, riconoscendo che la questione sulla legittimità della riduzione canone di locazione ente pubblico in questo contesto non è mai stata decisa prima, non ha emesso un verdetto finale. Ha invece rinviato la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito, data la sua importanza per tutti i futuri casi simili.
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Divieto di incarichi a pensionati: se non ricevi la pensione non vale
La Corte di Cassazione ha chiarito la portata del divieto di incarichi a pensionati nella Pubblica Amministrazione. Un sovrintendente di una fondazione, pur avendo maturato i requisiti per la pensione da un precedente impiego, non aveva presentato domanda né percepiva alcun assegno. La fondazione aveva interrotto il pagamento dello stipendio, ritenendo l'incarico nullo. La Cassazione ha dato ragione al lavoratore, stabilendo un principio fondamentale: il divieto si applica solo a chi è 'collocato in quiescenza', ovvero a chi percepisce effettivamente un trattamento pensionistico. La sola maturazione dei requisiti, senza la concreta erogazione della pensione, non è sufficiente a far scattare il divieto di incarichi retribuiti.
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Contratti a termine: no a proroghe oltre 36 mesi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10553/2024, ha respinto il ricorso di un ente pubblico, confermando l'illegittimità della successione di contratti a termine con una dipendente per un periodo superiore a 36 mesi. La Corte ha stabilito che le normative nazionali invocate dall'ente per giustificare le proroghe, finalizzate ad assicurare la continuità dei servizi, non possono derogare al limite massimo di durata, in quanto devono essere interpretate conformemente alla direttiva europea 1999/70/CE, che mira a prevenire l'abuso di tali contratti. Di conseguenza, è stata confermata la condanna al risarcimento del danno in favore della lavoratrice.
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Anzianità di servizio: no a progressione automatica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12049/2024, ha stabilito un importante principio in materia di anzianità di servizio per i lavoratori del pubblico impiego stabilizzati. Il caso riguardava una dipendente che, dopo anni di contratti a termine, chiedeva il riconoscimento della pregressa anzianità ai fini della progressione economica. La Corte ha chiarito che il principio di non discriminazione non può portare a un automatismo: se la contrattazione collettiva prevede procedure selettive per gli scatti economici dei dipendenti a tempo indeterminato, l'anzianità maturata con contratti a termine vale solo come requisito per partecipare a tali selezioni, non per ottenere un aumento automatico. Concederlo creerebbe una "discriminazione alla rovescia" a danno dei colleghi.
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Opposizione a decreto ingiuntivo: il deposito è decisivo
Una società immobiliare ottiene un decreto ingiuntivo contro un'Amministrazione Pubblica per canoni non pagati. L'Amministrazione presenta un'opposizione a decreto ingiuntivo, notificandola entro i termini ma depositandola in cancelleria in ritardo. La Corte di Cassazione, aderendo a un principio delle Sezioni Unite, dichiara l'opposizione inammissibile. In materia di locazione, la tempestività si valuta sulla base della data di deposito dell'atto in tribunale, non della sua notifica, rendendo il decreto ingiuntivo definitivo.
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Indennità ferie non godute: la Cassazione decide
Una docente con contratto a tempo determinato ha richiesto il pagamento per le ferie non godute. La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto all'indennità ferie non godute sussiste a meno che il datore di lavoro non dimostri di aver formalmente invitato la lavoratrice a fruire delle ferie, avvisandola della perdita del diritto. La docente non può essere considerata automaticamente in ferie durante il periodo di sospensione delle lezioni.
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Indennità ferie docenti: sì al pagamento senza richiesta
Un docente a tempo determinato ha richiesto il pagamento delle ferie non godute. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15415/2024, ha stabilito che il diritto all'indennità ferie docenti non si perde automaticamente se il lavoratore non ne chiede la fruizione. Spetta al datore di lavoro dimostrare di aver invitato formalmente il docente a godere delle ferie, avvisandolo della loro perdita in caso contrario. La decisione allinea la normativa nazionale al diritto dell'Unione Europea, ponendo l'onere della prova a carico dell'amministrazione scolastica.
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Ferie non godute docenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che i docenti a tempo determinato hanno diritto al pagamento delle ferie non godute al termine del contratto, a meno che l'amministrazione scolastica non dimostri di averli formalmente invitati a goderne, avvisandoli della possibile perdita. Ribaltando la decisione della Corte d'Appello, la Suprema Corte ha affermato che il divieto di monetizzazione non è automatico e va interpretato alla luce del diritto europeo, che tutela il diritto irrinunciabile alle ferie. L'onere di provare di aver messo il lavoratore in condizione di fruire delle ferie spetta al datore di lavoro.
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Ferie non godute: il diritto all’indennità
Alcuni insegnanti a tempo determinato hanno richiesto il pagamento per le loro ferie non godute alla scadenza del contratto. La Corte d'Appello aveva negato tale diritto. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che il diritto all'indennità per le ferie non godute si perde solo se il datore di lavoro dimostra di aver formalmente invitato il dipendente a usufruirne, avvisandolo della loro perdita in caso contrario. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Indennità ferie non godute: Cassazione favorevole
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9859/2024, ha accolto il ricorso di alcuni docenti supplenti, riconoscendo il loro diritto all'indennità ferie non godute per l'anno scolastico 2012-2013. La Suprema Corte ha stabilito che la normativa contrattuale preesistente, che permetteva la monetizzazione delle ferie, è rimasta in vigore fino al 31 agosto 2013, nonostante l'introduzione di un divieto generale nel pubblico impiego. La decisione ribadisce la natura di diritto fondamentale e irrinunciabile delle ferie, in linea con il diritto dell'Unione Europea, e cassa la precedente sentenza della Corte d'appello che aveva negato tale diritto.
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Ferie non godute supplenti: diritto all’indennità
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di alcuni insegnanti precari, affermando il loro diritto all'indennità per ferie non godute supplenti relative all'anno scolastico 2012-2013. La Corte ha stabilito che la normativa nazionale che vieta la monetizzazione delle ferie non si applicava in quel periodo, in quanto le regole del contratto collettivo, che permettevano tale indennizzo, sono rimaste in vigore fino al 31 agosto 2013, in linea con i principi del diritto europeo. La sentenza della Corte d'Appello è stata annullata con rinvio.
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Blocco retributivo società partecipate: illegittimo
La Corte di Cassazione ha stabilito che una società a totale partecipazione pubblica non può negare ai propri dipendenti gli aumenti salariali previsti dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) di settore, invocando le norme sul contenimento della spesa pubblica. La Corte ha chiarito che, sebbene le società partecipate debbano perseguire obiettivi di riduzione dei costi, tale obiettivo va raggiunto attraverso la contrattazione di secondo livello e non con un blocco retributivo unilaterale. I rapporti di lavoro in queste società restano disciplinati dal diritto privato.
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Recesso locazione PA: spending review non è grave motivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che una Pubblica Amministrazione non può invocare generiche esigenze di contenimento della spesa pubblica ("spending review") come "grave motivo" per giustificare un recesso locazione anticipato da un contratto immobiliare. Tale facoltà è stata ritenuta illegittima poiché le norme speciali che la consentivano erano soggette a termini perentori, ormai scaduti al momento del recesso. La necessità di risparmio non integra i requisiti di imprevedibilità ed estraneità alla volontà del conduttore richiesti dalla legge generale sulle locazioni.
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Revoca nulla osta: quando è illegittima per la PA?
Due dipendenti pubblici ottengono il nulla osta dalla propria Amministrazione per un trasferimento tramite mobilità. L'ente, tuttavia, procede alla revoca nulla osta a ridosso del trasferimento, adducendo un'imminente fusione societaria. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 5749/2024, ha stabilito che la procedura di mobilità è soggetta alle regole del diritto privato sulla formazione del contratto. Di conseguenza, la revoca, essendo giunta dopo che l'accettazione (il nulla osta) era stata conosciuta, è da considerarsi illegittima e inefficace. Si apre la via al risarcimento del danno per 'perdita di una chance'.
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Pensione in salvaguardia: i requisiti da non superare
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti della pensione in salvaguardia per i lavoratori in mobilità. Il beneficio, che consente di accedere alla pensione con le vecchie regole, non spetta se il lavoratore, durante il periodo di fruizione dell'indennità di mobilità, matura anche i più sfavorevoli requisiti introdotti dalla riforma del 2011. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva concesso la pensione senza verificare questa condizione fondamentale.
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Retribuzione società partecipate: No al blocco stipendi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26341/2025, ha stabilito che ai dipendenti delle società a partecipazione pubblica non si applica il blocco stipendiale previsto per il pubblico impiego. Un lavoratore aveva richiesto le differenze retributive maturate a seguito del rinnovo del CCNL del settore terziario. La società, interamente partecipata da un ente pubblico, si era opposta invocando le norme sul contenimento della spesa pubblica. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della società, affermando che la disciplina sulla retribuzione società partecipate segue le regole del diritto privato. Qualsiasi intervento di contenimento dei costi del personale deve passare attraverso la contrattazione di secondo livello e non può essere imposto unilateralmente, disapplicando gli aumenti previsti dal contratto collettivo nazionale.
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Retribuzione Società Partecipate: No a tagli unilaterali
Una ex dipendente di una società a partecipazione pubblica ha richiesto gli adeguamenti salariali previsti dal rinnovo del CCNL. La società si è opposta, invocando obblighi di contenimento dei costi. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla lavoratrice, stabilendo che la retribuzione in società partecipate, pur soggetta a principi di sana gestione, può essere modificata solo tramite contrattazione collettiva di secondo livello e non con decisioni unilaterali.
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Notifica PEC: Cassazione valida cartella .pdf non firmata
Una società ha impugnato una cartella di pagamento per IVA, contestando la validità della notifica PEC in formato .pdf e la violazione del diritto di difesa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la notifica PEC è valida anche senza firma digitale .p7m, poiché il sistema stesso garantisce l'autenticità. Ha inoltre stabilito che la mancata concessione di un rinvio d'udienza non viola il diritto di difesa se non è provata l'impossibilità di sostituzione del legale.
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Ferie non godute: onere della prova spetta al datore
Una dirigente pubblica, licenziata dopo un periodo di detenzione, chiedeva il pagamento delle ferie non godute. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13691/2025, ha annullato la decisione di merito, stabilendo un principio cruciale: spetta sempre al datore di lavoro l'onere di provare di aver messo il dipendente in condizione di fruire delle ferie. Questo onere probatorio sulle ferie non godute vale anche per i dirigenti, superando l'orientamento precedente. La Corte ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Indennità di occupazione PA: la riduzione del 15% è ok
Un'amministrazione pubblica occupava un immobile senza contratto dopo la scadenza della locazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità di occupazione dovuta deve essere ridotta del 15% a partire dalla data di entrata in vigore della legge sulla "spending review" (D.L. 95/2012), riformando la decisione della Corte d'Appello.
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