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Legge n. 134 del 2012

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447 provvedimenti

Società di fatto: la prova spetta sempre al Fisco
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate relativo a un accertamento fiscale basato su una presunta società di fatto tra due parenti per un progetto immobiliare. La Corte ha stabilito che gli indizi forniti dall'amministrazione non erano sufficienti a dimostrare l'intento comune di esercitare un'attività d'impresa, elemento essenziale per configurare una società di fatto. L'onere della prova grava interamente sull'amministrazione finanziaria.
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Indennità di esproprio: Cassazione e valore venale
Una società agricola contesta la sua indennità di esproprio, lamentando l'uso di parametri di calcolo errati. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che il calcolo del valore venale del bene si basava su una complessa analisi di mercato e non solo sul Valore Agricolo Medio (VAM). La Corte ha confermato la decisione di merito che aveva correttamente motivato la liquidazione dell'indennità, respingendo le censure sulla valutazione delle prove.
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Doppia conforme: ricorso in Cassazione inammissibile
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per una plusvalenza sulla vendita di un terreno, contestando il calcolo del valore. Dopo aver perso in primo e secondo grado con motivazioni analoghe, ha proposto ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile in base al principio della 'doppia conforme', stabilendo che non si può chiedere un riesame dei fatti quando due giudici di merito giungono alla stessa conclusione basandosi sulle medesime ragioni fattuali.
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Minusvalenza da partecipazione: quando il ricorso è out
Una società immobiliare si è vista negare la deducibilità di una minusvalenza da partecipazione. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la natura dell'attività della società partecipata, vincendo nei primi due gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso finale, poiché mirava a una nuova valutazione dei fatti anziché a contestare una violazione di legge, confermando le decisioni precedenti.
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Presunzione di condominialità: onere della prova
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della presunzione di condominialità dei beni comuni. Il caso riguarda la trasformazione di un manufatto in un cortile comune a uso esclusivo di alcuni condomini. La Corte ha stabilito che, per difendere un bene comune, non è necessaria la 'probatio diabolica'. È il condomino che ne rivendica la proprietà esclusiva a dover fornire la prova, invertendo l'onere probatorio. La decisione chiarisce che la natura di un bene si presume comune se funzionale all'uso collettivo, salvo titolo contrario.
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Vizio di costruzione: omessa perizia è cassazione
Un condominio cita in giudizio un'impresa per un grave vizio di costruzione (carbonatazione). Nonostante una perizia tecnica disposta in appello ne confermasse la gravità, la Corte d'Appello la ignora. La Corte di Cassazione annulla la sentenza, stabilendo che l'omesso esame di una prova così decisiva costituisce un errore di diritto, e rinvia il caso per una nuova valutazione che tenga conto della perizia.
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Obbligo di repêchage: licenziamento illegittimo
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo. La sentenza ribadisce che l'onere della prova sull'impossibilità di ricollocamento del dipendente, noto come obbligo di repêchage, grava interamente sul datore di lavoro. L'azienda sanitaria ricorrente non è riuscita a dimostrare di aver esplorato tutte le possibili alternative occupazionali, anche a mansioni inferiori, rendendo così il recesso nullo.
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Compensazione crediti tributari: le regole della Corte
Un professionista ha tentato di effettuare una compensazione crediti tributari tra un debito IVA e un credito IRPEF indicandola solo in dichiarazione. L'Agenzia delle Entrate ha disconosciuto l'operazione, richiedendo il pagamento dell'intero debito. La Corte di Cassazione ha chiarito che, sebbene la procedura formale richieda il modello F24, il Fisco e i giudici non possono ignorare l'esistenza di un credito certo e non contestato, in virtù del principio di neutralità fiscale. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Avviso di accertamento motivato: basta il rinvio?
Una società contesta un avviso di accertamento IMU, sostenendo una carenza di motivazione. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo che un avviso di accertamento motivato tramite il semplice rinvio a una delibera comunale pubblica è legittimo. Viene inoltre chiarito che spetta al contribuente l'onere di provare, con elementi oggettivi, un valore inferiore dell'immobile rispetto a quello determinato dal Comune.
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Esterovestizione: sede fittizia e IVA dovuta
La Corte di Cassazione ha confermato un avviso di accertamento IVA nei confronti di una società italiana per vendite a due entità di San Marino. La Corte ha stabilito che, essendo stata provata l'esterovestizione delle società acquirenti (ovvero la loro sede amministrativa e gestionale era in Italia), le operazioni non potevano essere considerate esportazioni non imponibili, ma vendite interne soggette a IVA. La sentenza chiarisce che il concetto di esterovestizione, originario delle imposte dirette, si applica pienamente anche ai fini IVA.
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Lavoro subordinato giornalistico: la Cassazione decide
Una società editoriale ha contestato l'obbligo di versare i contributi previdenziali per alcuni collaboratori, negandone la natura di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. La sentenza ribadisce i limiti del giudizio di legittimità, che non può riesaminare i fatti, e chiarisce l'autonomia del regime sanzionatorio degli enti previdenziali privatizzati, come quello dei giornalisti, rispetto alla normativa generale.
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Accertamento induttivo: la Cassazione conferma
Una società agricola e il suo socio di maggioranza hanno impugnato un avviso di accertamento fiscale basato su un'indagine per operazioni fittizie. Nonostante la contabilità fosse formalmente corretta, l'Agenzia delle Entrate ha utilizzato il metodo dell'accertamento induttivo, basandosi su una serie di presunzioni (sede in disuso, veicoli inadeguati). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità dell'operato del Fisco. La Corte ha chiarito che un precedente giudizio favorevole non si estende ad altre annualità (principio di autonomia dei periodi d'imposta) e che non esiste un divieto assoluto di 'doppia presunzione'. L'onere di fornire prova contraria spettava al contribuente, che non vi ha provveduto.
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Società cancellata: notifica valida per 5 anni
La Cassazione ha stabilito che la notifica di un avviso di accertamento a una società cancellata è valida se effettuata entro 5 anni dalla cancellazione, in virtù del differimento degli effetti dell'estinzione previsto dalla legge ai soli fini fiscali. Il ricorso degli ex soci è stato rigettato.
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Decadenza tributi locali: la Cassazione chiarisce
Una società contribuente ha contestato un avviso di pagamento per la tassa sui rifiuti (TARSU), sostenendo che fosse stato notificato oltre i termini. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo un principio chiave sulla decadenza tributi locali. Se l'ente possiede già una dichiarazione completa del contribuente, non deve emettere un avviso di accertamento (con termine di 5 anni), ma procedere alla liquidazione e iscrizione a ruolo entro termini più brevi. Poiché l'atto era tardivo, è stato annullato.
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Fatture inesistenti: l’onere della prova per l’IVA
In un caso di contestazione per l'uso di fatture inesistenti, la Corte di Cassazione ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova. L'Agenzia delle Entrate può dimostrare la frode anche tramite presunzioni. Spetta poi al contribuente provare di aver agito con la massima diligenza e in assenza di consapevolezza della frode, non essendo sufficiente la mera regolarità contabile.
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Motivazione cartella di pagamento: guida alla Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito i criteri per una corretta motivazione della cartella di pagamento. Se la cartella segue un atto impositivo precedente già divenuto definitivo, è sufficiente il richiamo a tale atto e la quantificazione degli importi accessori. Il ricorso dell'Agenzia delle Entrate è stato accolto, mentre quello del contribuente è stato rigettato per inammissibilità, e la causa rinviata alla corte territoriale per un nuovo esame.
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Onere della prova frode IVA: la Cassazione decide
La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in un caso di presunta frode carosello. È stato confermato che l'onere della prova frode IVA spetta all'amministrazione, che deve dimostrare la consapevolezza del contribuente. In assenza di prove concrete, le fatture per operazioni soggettivamente inesistenti non bastano per negare la detrazione IVA se l'acquirente ha agito con diligenza.
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Detrazione IVA e operazioni inesistenti: la Cassazione
La curatela fallimentare di un'azienda vinicola ha impugnato un avviso di accertamento per indebita detrazione IVA derivante da operazioni inesistenti con società 'cartiere'. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'Amministrazione finanziaria può basarsi su prove presuntive per contestare la detrazione. Una volta provata l'inesistenza dell'operazione, l'onere di dimostrare il contrario grava sul contribuente, senza possibilità di un riesame dei fatti in sede di legittimità.
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Proroga termine lodo: la Cassazione decide
La Cassazione ha stabilito che la proroga termine lodo automatica, prevista dall'art. 820 c.p.c. in caso di CTU, si applica anche nell'arbitrato amministrato, a meno che il regolamento arbitrale non la escluda espressamente. Il silenzio del regolamento non equivale a una deroga alla norma di legge, confermando la validità di un lodo depositato oltre il termine originario ma entro quello prorogato.
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Onere della prova: perizia non basta per il rimborso
La richiesta di rimborso fiscale di una società, basata su un incentivo per investimenti ambientali, è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei gradi inferiori, sottolineando che l'onere della prova non era stato soddisfatto. La perizia tecnica presentata dall'azienda è stata ritenuta insufficiente come unica prova, e la Corte ha ribadito che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, ma di verificare la corretta applicazione delle norme giuridiche.
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