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Legge 86/1988

14 provvedimenti

Disoccupazione agricola a requisiti ridotti: stop ai tagli INPS
Una lavoratrice ha richiesto l'indennità di disoccupazione agricola a requisiti ridotti per le giornate lavorate nel 2012. L'INPS ha rifiutato il pagamento, sostenendo che la legge di riforma del 2012 avesse cancellato questa prestazione a partire dal primo gennaio 2013. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno chiarito che l'abrogazione della misura si applica solo ai periodi di disoccupazione maturati dal 2013 in poi. Per l'anno 2012, i diritti dei lavoratori agricoli restano pienamente salvaguardati. Escludere retroattivamente questa tutela contrasterebbe con i principi costituzionali di protezione sociale. Di conseguenza, l'INPS è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Integrazione salariale: il lavoro segreto costa la restituzione
Un pilota d'aereo riceveva l'integrazione salariale ma, nel frattempo, lavorava per un'altra compagnia aerea senza comunicarlo all'ente previdenziale. L'ente chiedeva quindi la restituzione delle somme per decadenza dal beneficio. Il lavoratore eccepiva la prescrizione quinquennale e la regolarità della notifica della prima sentenza. La Corte d'Appello dava ragione all'ente previdenziale, applicando la prescrizione decennale per il recupero delle somme e confermando la perdita del beneficio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del lavoratore: la mancata comunicazione preventiva comporta la decadenza dall'integrazione salariale per l'intero periodo. Inoltre, la notifica della sentenza in un luogo diverso dal domicilio eletto non fa decorrere il termine breve per l'appello. Il lavoratore perde definitivamente la causa e deve restituire le somme e pagare le spese processuali.
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Indennità di mobilità: il ritardo del datore costa caro
L'ente previdenziale ha richiesto a un lavoratore la restituzione delle somme ricevute come indennità di mobilità. Il lavoratore non aveva comunicato l'inizio di un'attività lavorativa temporanea entro i cinque giorni previsti dalla legge. La Corte d'Appello aveva annullato la richiesta dell'ente, ritenendo che il ritardo fosse dovuto a problemi informatici del datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno stabilito che l'obbligo di comunicazione grava esclusivamente sul lavoratore e che la comunicazione del datore di lavoro non è equipollente. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Decadenza dalla cassa integrazione: lavoro in prova senza avviso
Un pilota d'aereo, beneficiario di ammortizzatori sociali, ha svolto un periodo di prova retribuito per una compagnia aerea estera senza informare l'ente previdenziale. L'istituto ha quindi disposto la revoca dei benefici e richiesto la restituzione di circa novantamila euro. Il lavoratore si è difeso sostenendo che l'attività servisse solo a mantenere le licenze di volo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del pilota, confermando la decadenza dalla cassa integrazione. I giudici hanno chiarito che l'obbligo di comunicazione preventiva è assoluto quando l'attività non è finalizzata esclusivamente al mantenimento dei brevetti, ma punta a una nuova assunzione. Di conseguenza, il lavoratore perde definitivamente il diritto all'integrazione salariale e deve restituire le somme indebitamente percepite.
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Licenziamento in CIGS: quando è legittimo?
Un lavoratore, reintegrato e posto in CIGS, viene licenziato per giusta causa dopo che la compagnia aerea scopre un suo secondo impiego a tempo pieno e indeterminato. Il lavoratore aveva omesso di comunicare tale circostanza, tentando di percepire l'integrazione salariale. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, ritenendo la condotta una grave violazione degli obblighi di correttezza e buona fede, incompatibile con il mantenimento del rapporto di lavoro. La sentenza chiarisce l'impossibilità di cumulare la CIGS con un altro rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
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Comunicazione CIGS: obbligatoria anche per i piloti
Un pilota in Cassa Integrazione (CIGS) aveva iniziato un nuovo lavoro all'estero senza darne comunicazione preventiva all'ente previdenziale, ritenendo che l'attività fosse finalizzata solo al mantenimento del brevetto di volo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34907/2024, ha ribaltato le decisioni dei giudici di merito. Ha stabilito che l'esenzione dall'obbligo di comunicazione si applica solo se l'attività è *esclusivamente* destinata al mantenimento delle licenze, un fatto che deve essere rigorosamente accertato. La mancata indagine sulla reale natura del nuovo contratto di lavoro ha portato all'annullamento della sentenza precedente, sottolineando l'importanza della comunicazione preventiva CIGS per evitare la decadenza dal beneficio.
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Obbligo comunicazione CIGS: il training è lavoro?
La Cassazione chiarisce l'obbligo di comunicazione CIGS per i piloti che svolgono attività di addestramento. Se il training non è solo per mantenere la licenza, ma anche per ottenere nuove abilitazioni per una futura assunzione, la comunicazione preventiva all'Ente Previdenziale è obbligatoria, pena la perdita del sussidio. L'ordinanza sottolinea la necessità di un accertamento puntuale sulla reale finalità dell'attività svolta dal lavoratore.
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Indennità di mobilità: quando comunicare il lavoro
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore, pilota di aerei, perde il diritto all'indennità di mobilità se non comunica preventivamente l'inizio di una nuova attività lavorativa, anche se questa consiste in un periodo di formazione e prova presso una nuova compagnia aerea. Il caso riguardava la richiesta di restituzione delle somme da parte dell'ente previdenziale. La Corte ha chiarito che il periodo di prova non può essere considerato 'neutro' se è funzionale a una futura assunzione e non solo al mantenimento delle licenze esistenti, ribadendo la necessità della comunicazione preventiva per non perdere il beneficio.
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Comunicazione attività lavorativa CIG: quando è tardi
La Corte di Cassazione ha confermato la decadenza dal diritto alla Cassa Integrazione per un lavoratore che aveva comunicato in ritardo all'ente previdenziale di possedere una partita IVA preesistente. L'ordinanza chiarisce che l'obbligo di comunicazione attività lavorativa CIG è sempre preventivo, indipendentemente da quando l'attività secondaria sia iniziata, per consentire all'istituto le necessarie verifiche di compatibilità.
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Restituzione CIGS: obbligo di comunicazione attività
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un pilota a cui era stata richiesta la restituzione della CIGS per non aver comunicato un'attività formativa all'estero. L'ordinanza chiarisce che quando la formazione è propedeutica all'assunzione, si considera attività lavorativa e va comunicata. La Corte ha inoltre confermato che l'importo da restituire è quello netto effettivamente percepito dal lavoratore.
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Comunicazione preventiva CIGS: obbligo anche per piloti
Un pilota in Cassa Integrazione ha perso il sussidio per non aver comunicato l'inizio di un nuovo lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato che la comunicazione preventiva CIGS è obbligatoria, anche se il nuovo impiego prevede un periodo di addestramento. L'eccezione del "periodo neutro" si applica solo se l'attività è esclusivamente finalizzata al mantenimento delle licenze, circostanza non provata nel caso di specie.
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Comunicazione preventiva INPS: obbligo per nuova attività
Un pilota che riceveva la CIGS è stato assunto da una nuova compagnia aerea. I tribunali di merito avevano considerato il periodo di addestramento iniziale come un "periodo neutro" che non richiedeva notifica. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, affermando che l'obbligo di comunicazione preventiva INPS sussiste quando l'addestramento è parte integrante di un nuovo contratto di lavoro e non è finalizzato esclusivamente al mantenimento delle licenze preesistenti. La mancata comunicazione ha quindi causato la perdita del beneficio.
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Lavoro effettivo: anche senza prestazione per colpa datoriale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19630/2025, ha stabilito che il requisito del "lavoro effettivo" per l'accesso all'indennità NASpI è soddisfatto anche quando il dipendente è impossibilitato a svolgere la propria mansione a causa di un ingiustificato rifiuto da parte del datore di lavoro. Secondo la Corte, il concetto di "lavoro effettivo" ha una valenza giuridica e non meramente naturalistica, comprendendo tutti i periodi in cui il rapporto di lavoro è attivo e dà diritto a retribuzione e contribuzione. Di conseguenza, è stata annullata la decisione della Corte d'Appello che richiedeva la presenza fisica del lavoratore, penalizzandolo per una condotta illecita del datore.
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Indebito previdenziale: la restituzione è al netto?
Una recente sentenza della Corte d'Appello chiarisce due principi fondamentali in materia di indebito previdenziale. Il caso riguardava un lavoratore a cui era stata richiesta la restituzione di somme percepite a titolo di Cassa Integrazione mentre svolgeva un'altra attività lavorativa. La Corte ha stabilito che il pagamento parziale non costituisce riconoscimento del debito e, soprattutto, che la restituzione dell'indebito previdenziale va calcolata sull'importo netto effettivamente percepito dal lavoratore, non sul lordo.
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