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Legge 83/2012 — Sezione Prima Civile

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72 provvedimenti

Altri anni per Legge 83/2012

Compenso professionista concordato: quando è negato?
La richiesta di compenso di un professionista per l'assistenza in un concordato preventivo è stata respinta a causa di una prestazione negligente. La Corte di Cassazione ha confermato che gravi mancanze, come non rilevare ammanchi di magazzino o rapporti con parti correlate, rendono la prestazione inutile e giustificano il mancato pagamento del compenso al professionista del concordato, accogliendo l'eccezione di inadempimento sollevata dalla curatela fallimentare.
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Revoca amministratori: motivazione incomprensibile
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che negava il risarcimento a due amministratori a seguito di una revoca illegittima. La motivazione della corte territoriale è stata giudicata 'perplessa e obiettivamente incomprensibile', in quanto non ha affrontato adeguatamente la questione del mancato compenso, che era il cuore della domanda risarcitoria. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Onere della prova fallimento: chi dimostra i requisiti?
La Corte di Cassazione ha confermato la dichiarazione di fallimento di una società, ribadendo un principio fondamentale: l'onere della prova fallimento spetta al debitore. Quest'ultimo deve dimostrare con documentazione attendibile di non superare le soglie dimensionali previste dalla legge. Nel caso di specie, i documenti prodotti sono stati giudicati inattendibili e contraddittori, portando alla reiezione del ricorso e alla conferma dello stato di insolvenza, evidenziato anche da un singolo, ma significativo, inadempimento.
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Contratto di Espromissione: validità e condizioni
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un contratto di espromissione stipulato dai soci di una società per garantire un debito verso una banca. L'accordo era una condizione per l'adesione della banca a un piano di ristrutturazione che prevedeva la rinuncia a quello stesso credito nei confronti della società. La Corte ha chiarito che la rinuncia era efficace solo verso il debitore originario, mentre il debito sopravviveva in capo ai soci espromittenti, preservando la causa del contratto e garantendo il pieno soddisfacimento del creditore.
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Buoni fruttiferi postali: tassi e timbri, cosa vale?
Un risparmiatore ha contestato l'importo di liquidazione dei suoi buoni fruttiferi postali, ritenendo applicabili i tassi più vantaggiosi stampati originariamente sul titolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i timbri apposti successivamente, indicanti una nuova serie e nuovi tassi, prevalgono sulla stampa originale. Inoltre, ha confermato che la legge, attraverso decreti ministeriali, può legittimamente modificare i tassi di interesse, e tali modifiche integrano il contratto, soprattutto in caso di lacune informative sul titolo stesso.
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Ammortamento alla francese: non è anatocismo
Un cliente contestava il piano di ammortamento alla francese del proprio mutuo, sostenendo che nascondesse un'applicazione illegittima di interessi su interessi (anatocismo). La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando, sulla base di una recente decisione delle Sezioni Unite, che l'ammortamento alla francese è un metodo di calcolo legittimo per determinare la rata e non costituisce anatocismo, in quanto gli interessi vengono calcolati unicamente sul capitale residuo.
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Prescrizione concordato: quando si sospende?
Una società in concordato preventivo ha chiesto al tribunale di dichiarare prescritti i debiti verso i suoi creditori, sostenendo che il termine di prescrizione fosse decorso dalla data di omologa del piano. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che la prescrizione nel concordato viene sospesa dopo la fase di omologa. Il piano omologato rende i crediti temporaneamente inesigibili, creando un impedimento legale che sospende la prescrizione fino alla scadenza dei termini di pagamento previsti dal piano stesso.
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Ammortamento francese: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di alcuni mutuatari contro un istituto di credito, confermando le sentenze di merito. La Corte ha chiarito che il costo per l'acquisto di quote di un consorzio di garanzia non rientra nel calcolo del tasso di usura (TEG). Inoltre, ha ribadito un principio fondamentale: un contratto di mutuo con piano di ammortamento alla francese non è nullo per indeterminatezza, anche se non esplicita il regime di capitalizzazione composta, confermando la stabilità di migliaia di contratti bancari.
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Confondibilità dei segni: la Cassazione fa chiarezza
Un imprenditore del settore pelletteria ha citato in giudizio un'azienda concorrente per l'uso di un marchio ritenuto simile al proprio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che non sussiste la confondibilità dei segni. La decisione sottolinea che una parziale assonanza fonetica e il contesto di un mercato estero non sono, di sé, sufficienti a generare un rischio di confusione per i consumatori. I giudici hanno inoltre ribadito l'importanza di formulare correttamente i motivi di ricorso sotto il profilo processuale.
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Prescrizione concordato preventivo: la Cassazione chiarisce
Una società in liquidazione e in concordato preventivo ha agito in giudizio per far dichiarare la prescrizione dei crediti vantati nei suoi confronti. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo un importante principio sulla prescrizione nel concordato preventivo. La Corte ha chiarito che, dopo l'omologazione del concordato, si verifica una sospensione della prescrizione per tutti i crediti anteriori. Questo perché l'omologazione rende i crediti temporaneamente inesigibili, in attesa che vengano rispettate le modalità e i tempi di pagamento previsti dal piano. Tale inesigibilità costituisce un impedimento giuridico all'esercizio del diritto che, ai sensi dell'art. 2935 c.c., sospende il decorso del termine di prescrizione fino alla scadenza dei termini di pagamento fissati nel piano concordatario.
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Consulenza Tecnica d’Ufficio: no se immotivata
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso di alcuni correntisti contro un istituto di credito. La controversia verteva sul diniego, da parte della Corte d'Appello, di disporre una Consulenza Tecnica d'Ufficio per accertare presunte irregolarità nei rapporti bancari. La Suprema Corte ha ribadito che la nomina di un CTU rientra nel potere discrezionale del giudice di merito e la sua decisione è difficilmente sindacabile in sede di legittimità, a meno che la motivazione non sia del tutto assente o meramente apparente.
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Assegno contraffatto: la responsabilità della banca
La Corte di Cassazione ha stabilito che un istituto di credito non è responsabile per il pagamento di un assegno contraffatto se l'alterazione non è rilevabile 'ictu oculi', ovvero a colpo d'occhio, da un operatore di media diligenza. Il caso riguardava un correntista il cui assegno era stato alterato nell'importo e nel beneficiario. La Corte ha rigettato il ricorso del cliente, confermando che non si può pretendere dalla banca l'uso di strumenti specialistici o competenze grafologiche per ogni controllo, specialmente nelle procedure automatizzate come la stanza di compensazione.
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