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Legge 689/1981 — Sezione Seconda Penale

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71 provvedimenti

Altri anni per Legge 689/1981

Titolare Postepay truffa: la responsabilità penale
Un uomo è stato condannato in via definitiva per concorso in truffa continuata. La sua carta prepagata era stata utilizzata per ricevere i proventi illeciti di due truffe online. Inutile la sua difesa basata su una presunta fragilità psicologica e sull'estraneità ai fatti. La Cassazione ha confermato che essere il titolare della Postepay su cui viene accreditato il profitto di una truffa costituisce un grave indizio di colpevolezza e fonda la responsabilità per concorso nel reato, salvo prova contraria.
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Pena sostitutiva: obbligo di motivazione del giudice
Un individuo, condannato per ricettazione, ha fatto ricorso in Cassazione lamentando che la Corte d'Appello non avesse motivato il diniego alla richiesta di conversione della pena detentiva in una pena sostitutiva. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, annullando la sentenza su quel punto. Ha stabilito che il giudice ha l'obbligo di fornire una motivazione specifica, non potendo rigettare implicitamente la richiesta, neanche in presenza di precedenti penali, se non spiega perché questi siano ostativi alla concessione del beneficio.
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Ricorso per saltum: quando si converte in appello
Un imputato, condannato in primo grado per vari reati, ha presentato un ricorso per saltum direttamente alla Corte di Cassazione. Tuttavia, tra i motivi del ricorso erano inclusi anche vizi di motivazione della sentenza. La Corte di Cassazione, in base all'art. 569 c.p.p., ha stabilito che tale tipo di censura non è ammessa nel ricorso per saltum e ha disposto la conversione dell'impugnazione in un appello ordinario, trasmettendo gli atti alla competente Corte d'Appello.
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Ricettazione: quando è reato e non sanzione ridotta
La Corte di Cassazione conferma una condanna per ricettazione a carico di un uomo trovato alla guida di un ciclomotore rubato. La difesa sosteneva si trattasse di un veicolo abbandonato, ma la Corte ha ritenuto che la presenza di targa e segni di scasso (un cacciavite nell'accensione) fossero prove sufficienti della consapevolezza della provenienza illecita, escludendo reati minori. La sentenza è stata annullata solo per ricalcolare una pena sostitutiva non adeguata in appello.
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Reato continuato: come si calcola la pena sostitutiva
Un uomo viene condannato per rapina e altri reati in concorso. La Cassazione conferma la responsabilità per la rapina basata su prove indiziarie, ma annulla la condanna per il porto d'armi per un difetto di motivazione. In tema di sanzioni, la Corte chiarisce un punto fondamentale sul reato continuato: per accedere alle pene sostitutive, si deve considerare la pena complessiva risultante dal cumulo giuridico, e non solo quella del reato più grave.
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Pene sostitutive: i precedenti penali le escludono?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7312/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentata rapina a cui erano state negate le pene sostitutive. La Corte ha stabilito che la valutazione dei precedenti penali ai fini della concessione delle pene sostitutive è autonoma da quella per la recidiva. Pertanto, un giudice può negare la sostituzione della pena detentiva basandosi sulla personalità negativa desunta dai precedenti, anche se questi non sono stati ritenuti sufficienti per applicare l'aggravante della recidiva.
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Intercettazioni: la Cassazione sul diritto di difesa
La Corte di Cassazione ha esaminato ricorsi relativi a condanne per traffico di stupefacenti ed estorsione, basate in gran parte su intercettazioni. La Corte ha rigettato i ricorsi, chiarendo che l'utilizzo di intercettazioni da altri procedimenti è legittimo anche se i decreti autorizzativi vengono resi noti integralmente solo in appello. Secondo i giudici, il diritto di difesa non è violato se viene garantita la piena conoscenza degli atti in una fase successiva del giudizio e se la difesa non dimostra un concreto interesse processuale leso dalla tardiva discovery. La sentenza ha inoltre confermato che l'estorsione si considera consumata con la sola promessa ottenuta con violenza, senza necessità dell'effettivo conseguimento del profitto.
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Impugnazione patteggiamento: limiti e errore manifesto
Un individuo, dopo aver concordato una pena (patteggiamento) per tentata rapina, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando l'errata qualificazione giuridica del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'impugnazione del patteggiamento è consentita solo in casi limitati, come l'errore manifesto. Quest'ultimo si verifica solo quando la qualificazione del reato è palesemente ed indiscutibilmente errata, cosa non riscontrata nel caso di specie. L'imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali.
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Concordato in appello: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da tre imputati avverso una sentenza della Corte d'Appello che aveva rideterminato le loro pene a seguito di un "concordato in appello". La Suprema Corte ha ribadito che i motivi di ricorso avverso tale tipo di sentenza sono estremamente limitati, respingendo le censure relative alla composizione del collegio giudicante, alla prescrizione e alla mancata applicazione di pene sostitutive, in quanto infondate o non consentite dalla legge.
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Sanzioni sostitutive: obbligo di motivazione in appello
Un imputato, condannato per truffa, si vede negare dalla Corte d'Appello le sanzioni sostitutive alla detenzione senza alcuna motivazione. La Corte di Cassazione annulla la sentenza su questo punto, stabilendo che, alla luce della Riforma Cartabia, il giudice d'appello ha sempre l'obbligo di motivare la sua decisione su una richiesta di pene alternative, anche se presentata nel corso dell'udienza. Il ricorso sulle attenuanti generiche è stato invece dichiarato inammissibile.
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Concordato in Appello: preclude ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per riciclaggio che, dopo aver definito la pena con un concordato in appello, si era lamentato della mancata applicazione di sanzioni sostitutive. La Corte ribadisce che l'accordo sulla pena ha un effetto preclusivo, impedendo di sollevare in Cassazione questioni a cui si è implicitamente rinunciato.
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