LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Legge 52/1991

23 provvedimenti

Contratto di factoring e usura: la finanziaria perde la causa
Una società finanziaria ha riaddebitato oltre 330.000 euro sul conto corrente di una cliente poi fallita, sostenendo il mancato incasso dei crediti legati a un contratto di factoring e applicando interessi ritenuti usurari. La Curatela Fallimentare ha agito in giudizio per ottenere la restituzione delle somme. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna della finanziaria a restituire oltre 126.000 euro al fallimento. I giudici hanno chiarito che, per legittimare il riaddebito, la finanziaria deve provare l'effettivo inadempimento dei debitori ceduti. Senza tale prova, il riaddebito è illegittimo. Inoltre, la Corte ha confermato il superamento del tasso soglia usura attraverso la separata comparazione tra il tasso effettivo globale e la commissione di massimo scoperto.
Continua »
Revocatoria del factoring: la Cassazione tutela il fallimento
Una società finanziaria ha impugnato la decisione di merito che ha dichiarato inefficaci le cessioni di credito eseguite da un'azienda prima del suo fallimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'orientamento della giurisprudenza in materia. I giudici hanno chiarito che la disciplina della Revocatoria del factoring rende inopponibili i pagamenti ricevuti dal cessionario nell'anno antecedente alla procedura concorsuale. Questa norma si applica indipendentemente dallo scopo pratico del contratto, sia esso di finanziamento o di vendita del credito. La Suprema Corte ha altresì ribadito che il periodo sospetto decorre dall'ammissione alla prima procedura concorsuale e che la conoscenza dello stato di crisi da parte del factor comporta la perdita delle somme incassate, le quali ritornano a disposizione dell'intera massa dei creditori della società fallita.
Continua »
Cessione dei crediti futuri: quando il tempo annulla il factoring
La Società Acquirente ha chiesto la restituzione di somme indebitamente pagate per accise sull'energia elettrica alla Società Fornitrice. Quest'ultima ha eccepito il proprio difetto di legittimazione, sostenendo di aver ceduto il credito a una società finanziaria tramite un contratto di factoring. La Corte d'Appello ha accolto la tesi della fornitrice, ritenendo valida la cessione. La Cassazione ha invece accolto il ricorso della Società Acquirente. La Corte ha chiarito che la cessione dei crediti futuri in massa è valida solo per crediti derivanti da contratti stipulati entro ventiquattro mesi dall'accordo di factoring. Poiché il contratto di fornitura era stato firmato oltre sei anni dopo il factoring, la cessione di quel credito era nulla per indeterminatezza dell'oggetto. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Opposizione allo stato passivo: il contratto batte la negligenza
Una Società Finanziaria ha proposto opposizione allo stato passivo per ottenere l'ammissione di un credito derivante da un conto corrente e da operazioni di factoring. Il Tribunale aveva rigettato la domanda contestando la mancanza degli estratti conto integrali e applicando la perdita della garanzia per negligenza del creditore. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Società Finanziaria. I giudici hanno stabilito che il timbro della cancelleria sul fascicolo fa presumere il regolare deposito dei documenti integrali. Inoltre, nel contratto di factoring, le parti avevano espressamente escluso l'applicazione della norma sulla perdita della garanzia per negligenza del cessionario. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Ingiustificato arricchimento: no al credito senza firma della PA
Una società di factoring, cessionaria di un presunto credito vantato da una casa di cura verso un'università pubblica, ha richiesto il pagamento del corrispettivo contrattuale o, in subordine, l'indennizzo per ingiustificato arricchimento. I giudici di merito hanno rigettato la domanda poiché l'università non aveva mai autorizzato per iscritto il subentro della società cedente nel contratto originario. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che i contratti con la Pubblica Amministrazione richiedono tassativamente la forma scritta, escludendo comportamenti taciti. Di conseguenza, mancando il subentro formale, la cedente non era titolare di alcun credito né della relativa azione di ingiustificato arricchimento, rendendo la cessione del credito del tutto inefficace nei confronti dell'ente pubblico.
Continua »
Cessione Credito Appalto: Impresa non Banca perde contro il Comune
Una società, cessionaria di un credito derivante da un contratto di appalto, ha tentato di riscuoterlo da un Comune. L'ente pubblico si è opposto, sostenendo l'invalidità dell'operazione. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Comune, stabilendo un principio fondamentale sulla cessione credito appalto pubblico: è valida solo se il cessionario (chi acquista il credito) è una banca o un intermediario finanziario. La normativa speciale per gli appalti pubblici prevale sulle regole generali del Codice Civile, che prevedono una maggiore libertà di cessione. Di conseguenza, la società, non avendo i requisiti soggettivi richiesti, ha perso la causa e non ha potuto incassare il credito.
Continua »
Cessione del credito PA: quando è valida?
La sentenza tratta della validità della cessione del credito PA in ambito di forniture pubbliche. La Corte d'Appello ha stabilito che la cessione è efficace solo con l'accettazione dell'ente debitore, confermando il rigetto della domanda di pagamento avanzata dal cessionario.
Continua »
Banca sapeva della crisi: azione revocatoria fallimentare vinta
Una società sportiva, poi fallita, aveva ceduto i propri crediti a una banca. Il curatore ha avviato un'azione revocatoria fallimentare per rendere inefficaci alcuni pagamenti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la banca, in quanto operatore qualificato, doveva essere a conoscenza dello stato di crisi dell'azienda, anche sulla base delle notizie di stampa. Il ricorso della banca è stato dichiarato inammissibile per vizi procedurali. La sentenza sancisce che i pagamenti sono inefficaci e le somme vanno restituite alla massa dei creditori.
Continua »
Factoring e fallimento: la validità della cessione
La Corte d'Appello ha confermato la condanna di una società debitrice al pagamento dei crediti ceduti tramite factoring e fallimento del fornitore. La decisione stabilisce che, se la cessione è stata notificata prima dell'insolvenza, il debitore è obbligato a pagare la banca cessionaria nonostante le diffide della curatela, poiché il contratto si perfeziona con il solo consenso.
Continua »
Opposizione agli atti esecutivi: l’onere del terzo
Un'Azienda Sanitaria, debitrice verso una farmacia, si è trovata tra una cessione di credito a una banca e un successivo pignoramento da parte di altri creditori. Avendo pagato i creditori pignoranti, è stata comunque condannata a pagare la banca. La Cassazione ha stabilito che l'ASL avrebbe dovuto presentare un'opposizione agli atti esecutivi contro l'ordinanza di assegnazione per far valere i diritti della banca, non potendo semplicemente adempiere all'ordine del giudice dell'esecuzione.
Continua »
Ricorso improcedibile: il deposito della sentenza
Una società finanziaria ha impugnato in Cassazione una sentenza d'appello sfavorevole in una causa contro un ente pubblico per la cessione di crediti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso improcedibile a causa del mancato deposito della copia autentica della sentenza impugnata, notificata come richiesto dalla legge. La decisione sottolinea l'importanza inderogabile degli adempimenti procedurali, indipendentemente dal merito della controversia.
Continua »
Cessione del credito PA: quando serve l’assenso scritto
Una società di factoring ha agito contro un'ASL per il pagamento di crediti sanitari ceduti da una casa di cura. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la cessione del credito PA è inefficace se il contratto originario richiede l'accettazione scritta dell'ente pubblico. Anche se le norme sulla contabilità di Stato non si applicano direttamente alle ASL, le parti possono volontariamente richiamarle nel contratto, rendendo la forma scritta un requisito di validità (ad substantiam) per l'assenso.
Continua »
Ricorso per Cassazione: valido anche senza firma
La Corte di Cassazione chiarisce la validità di un ricorso per Cassazione notificato come scansione di un atto analogico, firmato solo digitalmente. La Corte ha rigettato l'eccezione di inammissibilità, valorizzando la firma sulla procura e la notifica via PEC. Nel merito, ha respinto il ricorso di una società di factoring, confermando che i crediti non le spettavano e l'appello era inammissibile per non aver censurato tutte le 'rationes decidendi' della sentenza di secondo grado.
Continua »
Onere della prova cessione crediti: chi prova?
In un caso di conflitto tra due cessionari dello stesso credito, la Corte di Cassazione, con l'ordinanza 8829/2024, ha chiarito un punto cruciale sull'onere della prova nella cessione dei crediti. Contrariamente a quanto stabilito nei gradi di merito, la Corte ha affermato che spetta al debitore ceduto, e non al secondo cessionario, dimostrare la persistente efficacia della prima cessione. Questa è considerata un fatto impeditivo della pretesa del secondo creditore, invertendo così la prospettiva sull'onere probatorio.
Continua »
Cessione del credito PA: quando è valida?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6934/2024, ha stabilito un importante principio in materia di cessione del credito PA. Il caso riguardava l'opposizione di un Ministero al pagamento di un credito, ceduto da un fornitore di energia a un istituto bancario, per forniture già effettuate. La Corte ha rigettato il ricorso del Ministero, chiarendo che le norme speciali che consentono alla Pubblica Amministrazione di negare l'assenso alla cessione si applicano solo ai contratti in corso di esecuzione. Per i crediti relativi a prestazioni già completate, vige la regola generale del codice civile, che non richiede il consenso del debitore.
Continua »
Cessione crediti PA: serve l’ok del Comune?
Una banca ha agito contro un Comune per il pagamento di un credito per forniture energetiche, acquisito tramite una doppia cessione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della banca, confermando che la cessione crediti pubblica amministrazione è inefficace se non vi è l'accettazione espressa dell'ente debitore. La Corte ha chiarito che la norma speciale del 1923 prevale sulla disciplina generale e su quella degli appalti pubblici, in caso di contratti di fornitura.
Continua »
Ammissione con riserva del factor: la Cassazione
Una società di factoring si opponeva all'ammissione con riserva del proprio credito nel fallimento della società cedente. La riserva era legata all'esito di un'altra procedura contro il debitore ceduto. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'ammissione con riserva del factor è possibile, ma non come 'riserva atipica' legata a un altro giudizio. Deve essere qualificata come ammissione di un 'credito condizionale', la cui condizione risolutiva è il pagamento da parte del debitore ceduto, non l'esito di un'altra procedura fallimentare.
Continua »
Factoring Pro Solvendo e Fallimento: la regola
Una società di factoring ha presentato istanza di ammissione al passivo fallimentare di un'azienda cliente per recuperare le somme anticipate in virtù di un contratto di factoring pro solvendo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che in caso di fallimento del cedente, il credito del factor è condizionale. L'ammissione al passivo in via definitiva è subordinata alla prova dell'infruttuosa escussione del debitore ceduto, un principio cardine del factoring pro solvendo che tutela la parità di trattamento tra i creditori.
Continua »
Opponibilità cessione crediti: la Cassazione decide
Una società di factoring si è vista negare l'ammissione al passivo di un fallimento perché i pagamenti effettuati non avevano data certa. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che l'opponibilità cessione crediti, garantita dalla data certa del contratto quadro di factoring e delle singole cessioni, si estende anche ai pagamenti. Di conseguenza, la prova dei pagamenti può essere fornita anche tramite estratti conto, rendendo il credito esigibile nei confronti della massa fallimentare.
Continua »
Improcedibilità del ricorso: errore fatale in Cassazione
Una società finanziaria ha impugnato in Cassazione una decisione sfavorevole relativa a una cessione di credito contestata da un ente pubblico. La Suprema Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso a causa della mancata produzione, da parte della ricorrente, della relazione di notifica della sentenza d'appello. Questa ordinanza sottolinea il rigore delle norme processuali e le conseguenze fatali di un'omissione documentale, impedendo l'esame del merito della controversia.
Continua »