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Legge 381/1991

9 provvedimenti

Agevolazioni contributive: esclusi i parasubordinati
L'ente previdenziale ha revocato le agevolazioni contributive a una cooperativa sociale, contestando il mancato rispetto della quota minima del trenta per cento di lavoratori svantaggiati. Secondo l'ente di previdenza, il calcolo della percentuale doveva comprendere l'intera forza lavoro aziendale, inclusi i collaboratori a progetto e parasubordinati. La cooperativa ha impugnato la decisione sostenendo che la base di calcolo dovesse considerare unicamente il personale assunto con contratto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della cooperativa sociale. I giudici hanno chiarito che il parametro per verificare la quota del trenta per cento include solo i lavoratori dipendenti e i soci con rapporto subordinato, escludendo qualsiasi collaborazione autonoma o parasubordinata. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio ad altra sezione della corte territoriale per la rideterminazione dei conteggi.
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Esonero contributivo: negato lo sgravio senza prove attuali
L'Inps ha richiesto a una cooperativa sociale il pagamento di oltre 290.000 euro per contributi non versati. Secondo l'ente previdenziale, la cooperativa aveva applicato indebitamente l'esonero contributivo per l'assunzione di persone svantaggiate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della cooperativa, confermando che spetta al datore di lavoro dimostrare l'attualità dello stato di svantaggio dei dipendenti durante tutto il periodo di fruizione del beneficio. Inoltre, la Corte ha chiarito che le leggi regionali non possono ampliare autonomamente le categorie dei beneficiari degli sgravi contributivi statali, in quanto la materia previdenziale è di competenza esclusiva dello Stato. Di conseguenza, la cooperativa perde la causa e deve pagare i contributi richiesti.
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Esenzione IRPEG cooperative: fisco contro stabilità del lavoro
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una cooperativa sociale contro il diniego di rimborso dell'imposta sul reddito da parte dell'Agenzia delle Entrate. La controversia riguarda l'applicazione dell'esenzione IRPEG cooperative. Il fisco sosteneva che la cooperativa non avesse provato la continuità lavorativa dei soci e la mutualità specifica. I giudici di legittimità hanno chiarito che la continuità lavorativa deve essere valutata analizzando i singoli contratti di lavoro dei soci, e non lo statuto o il semplice rapporto associativo. Inoltre, la Cassazione ha censurato la decisione precedente per mancanza di motivazione reale sul requisito della mutualità, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Minimale Contributivo: Errore da 88mila, Sanzione da 1 Milione
Una cooperativa sociale si è vista recapitare dall'INPS una richiesta di pagamento milionaria. La causa scatenante è stata la violazione del minimale contributivo cooperative sociali per alcuni dipendenti, un'irregolarità da circa 88.000 euro. L'INPS, tuttavia, ha applicato un effetto domino: la violazione ha reso irregolare il DURC dell'ente, causando la revoca di tutte le agevolazioni contributive per l'impiego di lavoratori svantaggiati, per un valore di oltre 1 milione di euro. La Corte di Cassazione, riconoscendo l'enorme impatto di questo principio, ha deciso di non emettere subito una sentenza, ma di rinviare il caso a una discussione pubblica per un esame più approfondito. La questione su cui si dovrà pronunciare è se un'irregolarità parziale possa giustificare la perdita totale di benefici così importanti.
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Cooperative sociali: solo liquidazione coatta, no fallimento
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33280/2023, ha stabilito un principio fondamentale per le cooperative sociali. A seguito dell'entrata in vigore del D.Lgs. 112/2017, queste entità acquisiscono di diritto la qualifica di 'impresa sociale'. Di conseguenza, in caso di insolvenza, non possono essere dichiarate fallite, ma devono essere sottoposte esclusivamente alla procedura di liquidazione coatta amministrativa. La Corte ha chiarito che la normativa speciale per le imprese sociali prevale su quella generale prevista per le cooperative, escludendo così la possibilità del fallimento.
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Esenzione ONLUS: prova a carico dell’ente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24240/2024, ha rigettato il ricorso di un'associazione, confermando che per beneficiare dell'esenzione ONLUS, l'ente ha l'onere di dimostrare in modo rigoroso che le sue attività sono rivolte a 'persone svantaggiate' secondo la restrittiva definizione di legge. La mancanza di tale prova comporta la perdita delle agevolazioni fiscali.
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CCNL appalti pubblici: quale applicare? La Cassazione
Una cooperativa sociale, vincitrice di un appalto pubblico per servizi ambientali, applicava il proprio contratto collettivo anziché quello di settore (CCNL Federambiente) indicato nel bando. La Corte di Cassazione ha confermato le sentenze di merito, stabilendo che negli appalti pubblici il CCNL specificato nel bando prevale per garantire la parità di trattamento dei lavoratori e la concorrenza leale. Di conseguenza, la cooperativa è stata condannata a versare al lavoratore le differenze retributive maturate.
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Agevolazioni fiscali cooperative: quando si perdono?
Una società cooperativa si è vista negare le agevolazioni fiscali cooperative dall'Agenzia delle Entrate, che l'ha riqualificata come una normale società commerciale. La Corte di Cassazione ha confermato il potere dell'Amministrazione Finanziaria di disconoscere i benefici fiscali quando la forma cooperativa maschera una reale attività imprenditoriale a scopo di lucro. I ricorsi principali della società sono stati dichiarati inammissibili, mentre quelli incidentali dell'Agenzia sono stati accolti, rinviando la causa al giudice di merito per una nuova valutazione.
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Sgravi contributivi persone svantaggiate: la guida
Una Corte d'Appello ha stabilito che le certificazioni rilasciate dai Servizi Sociali sono sufficienti per una cooperativa per accedere agli sgravi contributivi per persone svantaggiate, anche senza specificare la natura dello svantaggio, tutelando la privacy. La Corte ha chiarito che spetta all'ente previdenziale contestare tali atti con strumenti specifici come la querela di falso. L'appello dell'ente è stato parzialmente accolto solo su un punto tecnico, riducendo l'esonero dal 100% al 95% per una lavoratrice, in base a un decreto interministeriale.
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