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Legge 347/2003

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44 provvedimenti

Crediti prededucibili: no senza subentro espresso
La Cassazione ha negato la natura di crediti prededucibili a una società fornitrice verso un'impresa in amministrazione straordinaria. Anche se il contratto è proseguito dopo l'apertura della procedura, mancava una dichiarazione espressa di subentro del commissario, requisito indispensabile per estendere la prededucibilità ai crediti anteriori.
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Prededucibilità crediti: la Cassazione chiarisce
Un'impresa creditrice ha richiesto la prededucibilità dei crediti maturati durante un concordato preventivo nei confronti di una società poi ammessa all'amministrazione straordinaria. Il tribunale aveva rigettato la richiesta con una motivazione non pertinente alla questione sollevata. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione per 'motivazione apparente', sottolineando l'importanza del principio di consecuzione delle procedure per stabilire la prededucibilità crediti e rimettendo la causa al tribunale per una nuova valutazione.
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Credito prededucibile: no tra procedure diverse
La Corte di Cassazione ha stabilito che un credito sorto durante un'amministrazione giudiziaria, una misura di prevenzione antimafia, non gode di prededuzione nella successiva procedura di amministrazione straordinaria per insolvenza. La decisione si fonda sulla profonda diversità di finalità e presupposti tra le due procedure, che impedisce la cosiddetta 'consecuzione' e il trasferimento del privilegio processuale. Il credito prededucibile, quindi, non sopravvive al di fuori della procedura in cui è nato.
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Azione revocatoria: onere della prova del creditore
Il Tribunale di Roma ha rigettato un'azione revocatoria promossa dall'amministrazione straordinaria di una società contro un suo fornitore. La richiesta mirava a recuperare pagamenti per circa 78.000 euro effettuati nel 'periodo sospetto' prima della dichiarazione di insolvenza. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione, da parte dell'attore, della 'scientia decoctionis', ovvero della conoscenza effettiva dello stato di insolvenza da parte del creditore. Il giudice ha ritenuto che i ritardi nei pagamenti e gli accordi di rateizzazione rientrassero nella normale prassi commerciale e non costituissero prova sufficiente a fondare la domanda di revoca.
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