Una dipendente di banca veniva licenziata per giusta causa a seguito di tre addebiti: violazione della privacy, insubordinazione e comportamento irriguardoso. La Corte d'Appello ha convertito il licenziamento in uno per giustificato motivo soggettivo, riconoscendo l'indennità di preavviso. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso della lavoratrice, in quanto mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La Cassazione ha ritenuto corretto l'operato dei giudici di merito nel valutare la gravità complessiva delle condotte e la lesione del vincolo fiduciario, giustificando così il licenziamento per giustificato motivo.
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