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Legge 296/2006 — Anno 2025

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288 provvedimenti

Altri anni per Legge 296/2006

Stabilizzazione precari: non esclude il risarcimento
Un gruppo di dipendenti pubblici, dopo anni di contratti a termine, ha ottenuto la stabilizzazione. La Corte d'Appello aveva negato il loro diritto al risarcimento per l'abuso subito, ritenendo l'assunzione una misura sufficiente. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, affermando che la stabilizzazione precari avvenuta tramite una procedura di selezione non cancella il diritto al risarcimento, poiché manca un nesso di causalità diretto e automatico tra l'abuso e l'assunzione. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione del danno.
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Danno da precariato: la stabilizzazione non basta
Una lavoratrice del settore pubblico, dopo una serie di contratti a termine ritenuti illegittimi, veniva assunta a tempo indeterminato. L'azienda sanitaria sosteneva che la stabilizzazione estinguesse qualsiasi pretesa risarcitoria. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'assunzione ottenuta tramite il mero esercizio del diritto di precedenza non costituisce una misura riparatoria adeguata per il pregresso abuso. Per escludere il danno da precariato, deve esistere un nesso causale diretto e immediato tra l'abuso e la stabilizzazione, che deve avvenire tramite procedure specificamente volte a sanare il precariato, e non attraverso ordinarie procedure di reclutamento.
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Obbligo dichiarativo: stop ICI se il Comune sa già
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26921/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di ICI (e per estensione IMU): l'obbligo dichiarativo a carico del contribuente viene meno quando la variazione che determina l'imponibilità (in questo caso, la trasformazione di un terreno da agricolo a edificabile) è causata da un atto del Comune stesso. Se l'ente impositore è l'autore della modifica e quindi ne è già a conoscenza, richiedere al cittadino una dichiarazione formale diventa un adempimento superfluo. La decisione si fonda sul principio di collaborazione e buona fede che deve governare i rapporti tra Fisco e contribuente.
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Valore aree fabbricabili: criteri ICI vincolanti
Un contribuente ha impugnato avvisi di accertamento ICI relativi a un'area edificabile, contestandone la valutazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che i criteri normativi per la determinazione del valore aree fabbricabili sono tassativi e non possono essere sostituiti da altri elementi, come una singola compravendita successiva. La Corte ha inoltre annullato la sentenza di secondo grado per motivazione apparente, poiché non spiegava le ragioni del rigetto di alcune eccezioni del contribuente.
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Valore aree fabbricabili: i criteri sono vincolanti
Una contribuente ha impugnato avvisi di accertamento ICI relativi al valore di un'area edificabile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la determinazione del valore aree fabbricabili deve seguire scrupolosamente i criteri tassativi indicati dalla legge (art. 5, D.Lgs. 504/1992), che non possono essere sostituiti da altri metodi di valutazione. La sentenza ha inoltre annullato la decisione precedente per 'motivazione apparente', in quanto non specificava le ragioni del rigetto di alcune eccezioni sollevate.
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Valore Aree Fabbricabili ICI: Criteri Vincolanti
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha stabilito principi cruciali sul calcolo del valore aree fabbricabili ICI. La Corte ha accolto il ricorso di una contribuente, affermando che i criteri di valutazione previsti dall'art. 5 del D.Lgs. 504/1992 sono tassativi e non possono essere sostituiti da altri argomenti, come i dati di compravendite successive. Inoltre, è stata dichiarata nulla la sentenza d'appello per motivazione apparente, in quanto non specificava le ragioni del rigetto delle eccezioni della contribuente.
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Valore dei beni ICI: i criteri vincolanti per il Comune
La Corte di Cassazione ha stabilito che i criteri per la determinazione del valore dei beni ai fini ICI, specificati dalla legge, sono tassativi e non possono essere ignorati dal Comune. Un ente locale aveva basato un accertamento su dati di una compravendita successiva agli anni d'imposta, ma la Corte ha annullato la decisione, ribadendo che la valutazione deve seguire rigorosamente i parametri normativi, come l'indice di edificabilità e i prezzi medi di mercato. La sentenza ha inoltre censurato la motivazione 'apparente' con cui il giudice di merito aveva respinto le altre eccezioni del contribuente.
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ICI criteri determinazione valore: la Cassazione decide
Un contribuente ha contestato avvisi di accertamento ICI, lamentando un'errata valutazione del valore del bene e la decadenza del potere impositivo. La Corte di Cassazione, focalizzandosi sugli ICI criteri determinazione valore, ha stabilito che i parametri legali per la stima sono tassativi e non discrezionali. Ha annullato la sentenza di secondo grado per non aver applicato tali criteri e per aver fornito una motivazione solo apparente, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Valore aree fabbricabili: i criteri sono tassativi
Una contribuente ha impugnato avvisi di accertamento ICI relativi ad aree edificabili. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la decisione di merito. Ha stabilito che la determinazione del valore aree fabbricabili deve seguire scrupolosamente i criteri tassativi previsti dalla legge, non potendo basarsi su dati generici o di compravendite successive. La Corte ha inoltre censurato la sentenza d'appello per motivazione apparente, in quanto aveva rigettato le eccezioni della contribuente con una formula generica e priva di specifiche argomentazioni.
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Valore aree fabbricabili: criteri ICI vincolanti
Un contribuente ha impugnato avvisi di accertamento ICI relativi a un'area edificabile. La Corte di Cassazione ha stabilito che per la determinazione del valore aree fabbricabili, i criteri previsti dalla legge (D.Lgs. 504/1992) sono tassativi e non discrezionali. La Corte ha annullato la decisione del giudice di merito che aveva convalidato una stima basata su criteri non vincolanti e che aveva respinto altre eccezioni del contribuente con una motivazione 'apparente', rinviando il caso per un nuovo esame.
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Valore aree fabbricabili: criteri vincolanti per ICI
Una contribuente ha impugnato avvisi di accertamento ICI relativi a un'area fabbricabile per gli anni 2007-2011. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che i criteri normativi per la determinazione del valore aree fabbricabili sono vincolanti e non possono essere derogati dal giudice. La sentenza di merito è stata annullata anche per 'motivazione apparente', in quanto non spiegava adeguatamente le ragioni del rigetto delle eccezioni della contribuente. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Contributo di solidarietà illegittimo senza legge
La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittimo il contributo di solidarietà imposto da una cassa di previdenza privata ai suoi pensionati. La decisione si fonda sul principio della riserva di legge sancito dall'art. 23 della Costituzione, secondo cui solo una legge dello Stato può introdurre prestazioni patrimoniali obbligatorie. La Corte ha confermato il diritto del pensionato alla restituzione delle somme trattenute, con prescrizione decennale, e ha condannato la cassa per aver intentato un ricorso inammissibile contro un orientamento giurisprudenziale consolidato.
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Contributo solidarietà pensioni: Cassazione lo boccia
Una cassa di previdenza per professionisti aveva imposto un contributo di solidarietà sulla pensione di un suo iscritto. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tale prelievo, stabilendo che solo una legge dello Stato, e non un'autonoma delibera della Cassa, può introdurre una simile imposizione patrimoniale. È stato inoltre chiarito che il diritto del pensionato a richiedere la restituzione delle somme trattenute si prescrive in dieci anni e non in cinque. Di conseguenza, il ricorso della Cassa è stato dichiarato inammissibile.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se non c’è legge
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Ente Previdenziale, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto sulle pensioni. La Corte ha ribadito che tale prelievo, essendo una prestazione patrimoniale imposta, richiede una base legislativa primaria e non può essere introdotto da un regolamento interno dell'ente. Inoltre, è stata confermata la prescrizione decennale per la richiesta di restituzione delle somme.
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Contributo solidarietà: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10983/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa previdenziale, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto ai propri pensionati in assenza di una specifica base legale. La Corte ha ribadito che tali prelievi, qualificabili come prestazioni patrimoniali imposte, necessitano di una legge che ne definisca presupposti e limiti. È stato inoltre confermato il termine di prescrizione decennale per le azioni di rimborso.
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Principio pro rata: la Cassazione sui diritti quesiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10980/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa Previdenziale, confermando la tutela dei diritti pensionistici maturati da un professionista. La Corte ha ribadito la validità del principio pro rata, che impedisce modifiche peggiorative retroattive al calcolo della pensione per i periodi antecedenti al 2007. Inoltre, ha precisato che il diritto alla riliquidazione della pensione si prescrive in dieci anni, non in cinque.
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Principio pro rata: la Cassazione tutela le pensioni
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa Previdenziale contro un professionista, confermando che il principio pro rata impedisce di modificare in peggio la quota di pensione maturata prima del 2007. La Corte ha ribadito che il diritto alla ricalcolatura della pensione si prescrive in dieci anni, non in cinque.
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Contributo di solidarietà: quando il ricorso è abuso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un ente previdenziale contro la sentenza che lo condannava a restituire un contributo di solidarietà illegittimamente trattenuto. La Corte ha ribadito la prescrizione decennale per il rimborso e ha condannato l'ente per abuso del processo.
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Contributo di solidarietà: Cassazione lo boccia ancora
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ente previdenziale professionale contro la sentenza che lo condannava a restituire a un pensionato le somme trattenute a titolo di contributo di solidarietà. La Corte ha ribadito la consolidata giurisprudenza che considera illegittimo tale prelievo e ha confermato che il diritto al rimborso si prescrive in dieci anni. L'ente è stato inoltre sanzionato per abuso del processo per aver insistito in un giudizio senza fondamento.
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Contributo di solidarietà: illegittimo per la Cassazione
Una cassa di previdenza professionale ha impugnato in Cassazione la sentenza che la condannava a restituire a un pensionato il contributo di solidarietà prelevato sulla sua pensione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo la consolidata giurisprudenza che considera illegittimo tale prelievo. È stato inoltre confermato che il diritto al rimborso si prescrive in dieci anni e non in cinque. L'ente è stato condannato per abuso del processo per aver insistito in un ricorso senza nuove argomentazioni.
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