Un'azienda ha utilizzato in compensazione un credito d'imposta per l'occupazione, acquistato da un'altra società. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione, sostenendo che il credito non fosse trasferibile. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo un principio fondamentale: l'utilizzo di un credito legalmente non trasferibile si qualifica come utilizzo di un **credito d'imposta inesistente**. Di conseguenza, si applica la sanzione massima, dal 100% al 200% dell'importo, e non quella ridotta del 30% prevista per i crediti semplicemente 'non spettanti'. La sentenza chiarisce che l'inesistenza non riguarda solo i crediti fittizi, ma anche quelli privi di requisiti essenziali, come la titolarità in capo al soggetto corretto.
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