La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sei anni di reclusione nei confronti di un esponente politico, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. L'imputato, sfruttando i suoi ruoli istituzionali di senatore e sottosegretario, ha stretto un patto di scambio politico-mafioso con i vertici della criminalità organizzata locale, garantendo loro appoggio economico e amministrativo in cambio di sostegno elettorale. La Suprema Corte ha chiarito che il concorso esterno in associazione mafiosa costituisce un reato permanente, la cui consumazione si protrae finché dura la concreta disponibilità del politico verso la cosca, cessata in questo caso solo nel 2006. Di conseguenza, i giudici hanno respinto il ricorso della difesa, escludendo la prescrizione del reato e confermando in via definitiva la responsabilità penale dell'imputato e la sua condanna al risarcimento dei danni alle parti civili.
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