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Legge 232/2016

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41 provvedimenti

APE Sociale e lavoro: ok con rioccupazione breve
La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto all'APE Sociale non viene meno in caso di rioccupazione successiva con un contratto di lavoro di durata inferiore a sei mesi. Tale periodo lavorativo, infatti, sospende e non interrompe lo stato di disoccupazione, che rimane collegato alla precedente cessazione del rapporto di lavoro principale. La decisione conferma l'orientamento favorevole ai lavoratori, respingendo il ricorso dell'ente previdenziale.
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Ape Sociale: sì con brevi contratti di lavoro
Un lavoratore si è visto negare l'Ape Sociale perché il suo ultimo, breve contratto di lavoro era scaduto naturalmente. La Corte di Cassazione ha stabilito che un rapporto di lavoro inferiore a sei mesi non interrompe, ma solo sospende, lo stato di disoccupazione derivante da un precedente licenziamento. Pertanto, il lavoratore ha diritto alla prestazione.
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APE sociale: requisiti e onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una lavoratrice per il riconoscimento dell'APE sociale. La decisione si fonda sulla mancanza dei requisiti legali al momento della domanda, in particolare perché la normativa allora vigente non includeva la cessazione per scadenza di contratto a termine. La Corte ha inoltre sottolineato che l'autocertificazione non è una prova sufficiente e che l'onere di dimostrare i requisiti spetta al richiedente.
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Impugnazione parziale: inammissibile se non contesta tutto
Un candidato idoneo in una graduatoria pubblica ha contestato la decisione di un ente di non assumerlo, ma il suo ricorso è stato respinto con una doppia motivazione. L'impugnazione parziale presentata dal candidato, che contestava solo una delle due ragioni, è stata dichiarata inammissibile dalla Corte di Cassazione, poiché la motivazione non contestata era sufficiente a sorreggere da sola la decisione.
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Pagamento TFS dipendenti pubblici: legittimo il ritardo?
Un dipendente pubblico, andato in pensione anticipata, ha contestato il notevole ritardo nel pagamento del suo Trattamento di Fine Servizio (TFS). La Corte d'Appello ha respinto il ricorso, stabilendo che il differimento del pagamento del TFS per i dipendenti pubblici è un legittimo correttivo per bilanciare il vantaggio della pensione anticipata con le esigenze di finanza pubblica, confermando la costituzionalità della normativa vigente.
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APE sociale: ok con lavori brevi dopo licenziamento
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30258/2024, ha stabilito che un lavoratore ha diritto all'APE sociale anche se, dopo la perdita del lavoro principale, ha svolto contratti a tempo determinato di durata inferiore a sei mesi. Secondo la Corte, questi brevi periodi lavorativi non interrompono lo stato di disoccupazione necessario per accedere al beneficio. La decisione respinge il ricorso dell'ente previdenziale, chiarendo che i requisiti vanno valutati in riferimento all'ultimo rapporto di lavoro significativo cessato, e non alle successive occupazioni precarie.
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Comunicazione ENEA tardiva: salvo il bonus energetico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19309/2024, ha stabilito che la comunicazione ENEA tardiva per interventi di risparmio energetico non comporta la perdita del diritto alla detrazione fiscale. Secondo la Corte, il termine di 90 giorni non è perentorio, in quanto la sua finalità è statistica e non di controllo fiscale. La decadenza dal beneficio non è prevista da alcuna norma espressa e non può essere desunta in via interpretativa. Di conseguenza, il contribuente che ha inviato la comunicazione oltre i termini previsti ha comunque diritto al bonus, a patto di poter dimostrare l'effettiva realizzazione e il pagamento degli interventi.
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Esenzione Irpef vittime dovere: vale per ogni pensione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15056 del 2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di agevolazioni fiscali per le vittime del dovere e i soggetti equiparati. La Corte ha chiarito che l'esenzione Irpef prevista dalla legge si applica a tutti i trattamenti pensionistici percepiti dal beneficiario, e non soltanto alla pensione privilegiata direttamente collegata all'evento lesivo che ha dato origine allo status. Secondo i giudici, il beneficio ha natura soggettiva, essendo legato alla condizione della persona e non alla specifica fonte del reddito pensionistico.
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Canone concessione gas: obbligo di pagamento in proroga
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di distribuzione del gas, confermando l'obbligo di versare l'intero canone concessione gas a un Comune anche durante la fase di proroga del contratto, in attesa di una nuova gara. La Corte ha stabilito che, sebbene il pagamento sia dovuto, il gestore non è privo di tutele, potendo attivare strumenti legali come la rinegoziazione del contratto per riequilibrare le condizioni economiche alterate dal ritardo della pubblica amministrazione.
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Estinzione processo tributario: il caso del co-obbligato
Una fondazione ha impugnato un avviso di liquidazione per l'imposta di registro su un conferimento immobiliare. La Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo tributario perché la società co-obbligata aveva definito la lite tramite una sanatoria fiscale, estendendo i suoi effetti alla fondazione.
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Recesso in prova e pensione: la Cassazione decide
Un lavoratore si è visto negare la pensione anticipata per lavoratori precoci dopo essere stato licenziato per mancato superamento del periodo di prova. La Corte d'Appello aveva stabilito che il recesso in prova non equivale a un licenziamento ai fini del beneficio pensionistico. La Corte di Cassazione, riconoscendo l'importanza della questione per l'uniforme interpretazione della legge, ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rinviando la causa a una pubblica udienza per una decisione approfondita, senza ancora pronunciarsi nel merito.
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Cram down fiscale: sì anche con dissenso motivato
La Corte di Cassazione ha stabilito che il 'cram down fiscale' è applicabile anche quando il dissenso dell'Amministrazione Finanziaria è fondato su un sistematico inadempimento fiscale del debitore. Se la proposta di ristrutturazione è economicamente più vantaggiosa della liquidazione giudiziale, l'omologa forzata deve essere concessa, facendo prevalere la logica della continuità aziendale su quella della repressione fiscale.
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Risarcimento abuso precariato: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento per abuso di precariato a un docente che aveva subito una reiterazione di contratti a termine per anni. La Corte ha stabilito che la successiva assunzione a tempo indeterminato, ottenuta tramite il superamento di un concorso pubblico, non elimina il diritto al risarcimento del danno pregresso, in quanto la stabilizzazione non costituisce una sanzione diretta per l'abuso commesso dall'amministrazione.
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APE sociale: ok con lavori brevi dopo licenziamento
Un lavoratore, licenziato collettivamente e poi rioccupato con contratti a termine inferiori a sei mesi, si vede negare l'APE sociale dall'ente previdenziale. La Corte di Cassazione conferma il suo diritto, stabilendo che i lavori brevi non interrompono lo stato di disoccupazione originario, che resta il presupposto valido per accedere alla prestazione.
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Comunicazione ENEA tardiva: no decadenza detrazione
Un contribuente si è visto richiedere la restituzione delle detrazioni per interventi di risparmio energetico a causa della tardiva comunicazione all'ENEA. La Corte di Cassazione, risolvendo il caso, ha stabilito un principio fondamentale: la comunicazione ENEA tardiva non comporta la perdita del beneficio fiscale. La Corte ha chiarito che tale adempimento ha una finalità meramente statistica e, in assenza di una norma che preveda espressamente la decadenza, il diritto del contribuente alla detrazione rimane valido. Di conseguenza, il ricorso dell'Agenzia delle Entrate è stato respinto.
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Detrazione riqualificazione energetica: ENEA e revoca
Una società si è vista negare la detrazione per riqualificazione energetica a causa della mancata comunicazione dei lavori all'ENEA. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale omissione non comporta la decadenza dal beneficio fiscale. Secondo la Corte, la comunicazione ha finalità puramente statistiche e di monitoraggio. La legge non prevede espressamente la perdita del bonus per questa mancanza, pertanto i requisiti sostanziali, come l'effettivo sostenimento delle spese e le certificazioni tecniche, sono sufficienti per ottenere la detrazione.
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Esenzione IRPEF vittime del dovere: vale su ogni pensione
Un pensionato, riconosciuto 'soggetto equiparato a vittima del dovere', ha chiesto il rimborso dell'IRPEF sulla sua pensione. L'Ente Fiscale e l'Ente Previdenziale sostenevano che l'esenzione IRPEF vittime del dovere si applicasse solo alle pensioni privilegiate legate all'evento lesivo. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, stabilendo che il beneficio fiscale si estende a qualsiasi trattamento pensionistico del soggetto, in quanto è un beneficio di natura soggettiva legato allo status riconosciuto alla persona e non alla specifica origine della pensione.
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APE Sociale: Accesso anche senza disoccupazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che per l'accesso all'APE Sociale non è indispensabile aver precedentemente fruito dell'indennità di disoccupazione. Un lavoratore si era visto negare il beneficio perché, pur essendo disoccupato, non aveva percepito la relativa indennità. La Suprema Corte ha accolto il suo ricorso, affermando che la condizione essenziale è lo stato di disoccupazione e non la percezione di un precedente sussidio. Questa interpretazione estende la tutela a coloro che si trovano in una condizione di maggior bisogno, eliminando una disparità di trattamento.
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Esenzione IRPEF vittime del dovere: via libera a tutte le pensioni
Una contribuente, familiare superstite di una vittima del dovere, ha richiesto il rimborso dell'IRPEF sulla sua pensione di reversibilità. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esenzione IRPEF vittime del dovere ha natura soggettiva, legata allo status della persona, e si applica a tutti i trattamenti pensionistici percepiti dal beneficiario, non solo a quelli direttamente connessi all'evento lesivo. La Corte ha quindi respinto i ricorsi dell'Agenzia delle Entrate e dell'INPS, confermando il diritto al beneficio fiscale in modo estensivo.
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Ape Sociale e cumulo: calcolo con sistema retributivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che per il calcolo dell'Ape Sociale in caso di contributi versati in più gestioni, si applicano le stesse regole previste per la pensione. Se il cumulo dei contributi dà diritto al calcolo della pensione con il sistema retributivo, anche l'indennità Ape Sociale deve essere calcolata con lo stesso, più favorevole, sistema. La Corte ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale che sosteneva l'applicazione di un calcolo pro-quota basato su una fonte normativa secondaria, ribadendo la prevalenza della legge primaria.
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