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Legge 23.6.2017 n. 103, art. 1, comma 62

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58 provvedimenti

Ricorso 599-bis: quando è inammissibile in Cassazione
Un soggetto condannato per tentato furto aggravato, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in appello, ha presentato ricorso in Cassazione contestando la sua responsabilità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso 599-bis inammissibile, ribadendo che, dopo un concordato, non è possibile contestare questioni di merito o di responsabilità penale, essendo i motivi di impugnazione estremamente limitati.
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Ricorso inammissibile: termini perentori per impugnare
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché presentato oltre il termine perentorio di 15 giorni. Il ricorrente, che lamentava la mancata sostituzione della pena detentiva, è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 4.000 euro. La decisione sottolinea l'importanza cruciale del rispetto dei termini nel processo penale.
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Ricorso Patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 45393/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento. Il motivo del ricorso, basato sulla mancata pronuncia di proscioglimento, non rientra più tra quelli ammessi dopo la Riforma del 2017. La decisione sottolinea i limiti tassativi per l'impugnazione del patteggiamento, confermando la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso presentato da due imputati avverso una sentenza di concordato in appello. La Corte chiarisce che l'accordo sulla pena preclude la possibilità di contestare in Cassazione il mancato proscioglimento per cause di non punibilità, poiché tale accordo implica una rinuncia a tali motivi.
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Ricorso patteggiamento pena: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di patteggiamento, con cui si lamentava la mancata applicazione della pena nei minimi edittali. La Corte ha ribadito che, a seguito della riforma del 2017, il ricorso patteggiamento pena è consentito solo per motivi specifici, tra cui non rientra la valutazione sulla congruità della sanzione concordata tra le parti, a meno che questa non sia palesemente illegale.
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Impugnazione patteggiamento: i limiti del ricorso
Un'imputata ha presentato ricorso contro una sentenza di patteggiamento per reati legati agli stupefacenti, sollevando tre motivi: la mancata assoluzione, un'erronea qualificazione giuridica del fatto e l'illegittima condanna al pagamento delle spese di custodia, nonostante fosse agli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i primi due motivi, ribadendo i rigidi limiti dell'impugnazione del patteggiamento dopo la riforma del 2017. Tuttavia, ha accolto il terzo motivo, correggendo l'errore materiale e annullando la statuizione sulle spese di custodia non dovute.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di tre imputati contro una sentenza di patteggiamento. Gli imputati lamentavano una pena eccessiva, ma la Corte ha ribadito che, a seguito della riforma del 2017, il ricorso patteggiamento è consentito solo per specifici motivi di legittimità, tra cui non rientra la congruità della pena concordata.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento presentato da un imputato che lamentava l'eccessiva entità della pena. La decisione ribadisce che, a seguito della riforma del 2017, l'impugnazione di una sentenza di patteggiamento è consentita solo per motivi tassativi, tra cui non rientra la valutazione discrezionale sulla congruità della sanzione, a meno che questa non sia palesemente illegale.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
Un imputato ha presentato ricorso contro una sentenza di patteggiamento, lamentando errori nel calcolo della pena da parte del giudice. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso palesemente inammissibile, ribadendo che, a seguito della riforma del 2017, l'impugnazione delle sentenze di patteggiamento è consentita solo per motivi tassativi, come l'effettiva illegalità della pena, e non per contestare le modalità di calcolo o la concessione di attenuanti, che rientrano nell'accordo ratificato dal giudice.
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Concordato in appello: limiti al ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in appello (noto come concordato in appello), ha impugnato la sentenza chiedendo il proscioglimento. La Corte ha stabilito che l'accordo stesso implica la rinuncia a motivi di ricorso non legati alla validità dell'accordo, come la valutazione delle condizioni per il proscioglimento.
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Patteggiamento in appello: no ricorso sulla pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava la misura della pena concordata tramite patteggiamento in appello. La Corte ha stabilito che l'accordo sulla pena, una volta ratificato dal giudice, costituisce un negozio processuale che non può essere modificato unilateralmente da una delle parti, a meno che non si lamenti l'illegalità della pena stessa, ipotesi non verificatasi nel caso di specie.
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Ricorso tardivo: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per risarcimento da ingiusta detenzione. La decisione si fonda sul mancato rispetto del termine perentorio di quindici giorni per l'impugnazione, configurando un ricorso tardivo. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
Un imputato ricorre contro una sentenza di patteggiamento per motivi legati al calcolo della pena. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che dopo la riforma del 2017, i motivi di ricorso patteggiamento sono tassativi e non includono la dosimetria della pena, se non per palese illegalità.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento, poiché i motivi addotti, relativi alla valutazione della colpevolezza e alla mancata assoluzione, non rientrano più tra quelli consentiti dalla legge dopo la riforma del 2017. L'ordinanza chiarisce i rigidi limiti del ricorso patteggiamento, confermando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: i limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento per reati legati agli stupefacenti. L'imputato lamentava la congruità della pena, ma la Corte ha ribadito che, a seguito della riforma del 2017, il ricorso patteggiamento è ammesso solo per motivi tassativi, tra cui non rientra la valutazione sulla congruità della pena concordata tra le parti, ma solo la sua eventuale illegalità.
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Ricorso per cassazione: chi può firmarlo? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per cassazione avverso una condanna per guida senza patente. Il ricorso era stato firmato personalmente dall'imputato, in violazione della normativa introdotta dalla Riforma Orlando (L. 103/2017), che richiede la sottoscrizione di un avvocato cassazionista. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento per reati di droga. L'impugnazione si basava su una presunta carenza di motivazione, ma la Corte ha ribadito che, dopo la riforma del 2017, il ricorso patteggiamento è limitato a motivi specifici, tra cui non rientrano le censure generiche sulla motivazione della congruità della pena.
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Ricorso Patteggiamento: i motivi inammissibili
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento. La decisione si fonda sulla riforma del 2017, che limita i motivi di impugnazione. Il ricorrente, che lamentava la mancata assoluzione, viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, poiché il suo ricorso patteggiamento verteva su questioni di merito non più appellabili.
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