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Legge 17 ottobre 2017, n. 161

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34 provvedimenti

Incompatibilità del giudice: no nell’esecuzione penale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro un'ordinanza di sgombero di un immobile sequestrato in un procedimento di prevenzione. La ricorrente lamentava l'incompatibilità del giudice che, dopo aver emesso il provvedimento iniziale, aveva deciso anche sull'opposizione. La Corte ha stabilito che l'incidente di esecuzione non costituisce una fase diversa del processo, ma un segmento dello stesso procedimento unitario, escludendo quindi l'incompatibilità. È stato anche respinto il motivo basato sulla violazione del diritto alla vita familiare (art. 8 CEDU), in quanto non è un diritto assoluto e la ricorrente non ha provato la necessità abitativa.
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Competenza GIP sequestro: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto di competenza tra il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) e il Tribunale, stabilendo che la competenza GIP sussiste per decidere sulla gestione dei beni sottoposti a sequestro preventivo disposto nel 2012. La Corte ha applicato il principio secondo cui il giudice che emette il provvedimento ablativo resta competente per le questioni gestionali, in continuità con la giurisprudenza precedente alla riforma del 2017.
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Sequestro preventivo e cauzione: no alla sostituzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che non è possibile sostituire i beni sottoposti a sequestro preventivo finalizzato alla confisca con il versamento di una cauzione di pari valore. La sentenza chiarisce che l'istituto della cauzione è previsto esclusivamente per il sequestro conservativo e quello probatorio, data la differente funzione del sequestro preventivo, che mira a sottrarre i proventi del reato alla disponibilità dell'autore, e non a garantire un credito. La Corte ha inoltre evidenziato come le recenti riforme legislative abbiano reso autonoma la disciplina esecutiva del sequestro preventivo, escludendo ogni rinvio alle norme che consentono la sostituzione con cauzione.
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Impresa illecita: la confisca per collusione mafiosa
La Corte di Cassazione ha confermato le misure di prevenzione della sorveglianza speciale e della confisca nei confronti di un imprenditore. La sua attività è stata classificata come 'impresa illecita' a causa di una collusione sistemica con un'associazione mafiosa, che ne ha favorito lo sviluppo e l'espansione. I giudici hanno ritenuto la pericolosità sociale ancora attuale, nonostante il periodo di custodia cautelare, e hanno confermato che l'intera azienda, essendo 'contaminata', dovesse essere confiscata.
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Compenso amministratore giudiziario: chi paga se revoca?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26265/2025, ha stabilito un principio fondamentale sul compenso dell'amministratore giudiziario in caso di revoca del sequestro di prevenzione. La Corte ha chiarito che i costi dell'amministrazione devono essere distinti: quelli relativi alla gestione ordinaria dell'azienda restano a carico della stessa, ma quelli legati alla funzione pubblicistica e procedurale, svolta nell'interesse della giustizia, devono essere posti a carico dello Stato. La decisione impugnata è stata annullata perché non aveva operato questa distinzione, addebitando ingiustamente tutti i costi al privato i cui beni erano stati illegittimamente sequestrati.
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Controllo giudiziario: poteri del giudice in bilico
Un'impresa, colpita da un'interdittiva antimafia, ha richiesto l'ammissione al controllo giudiziario. È emerso un profondo contrasto giurisprudenziale riguardo all'ampiezza dei poteri del giudice della prevenzione: può riesaminare da zero il rischio di infiltrazione mafiosa o deve partire dall'accertamento del Prefetto? Data la rilevanza della questione e le sue drastiche ricadute sulle imprese, la Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha deciso di rimettere la decisione alle Sezioni Unite per risolvere il conflitto e fornire un principio di diritto definitivo.
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Competenza giudice sequestro: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione chiarisce le regole sulla competenza del giudice nel sequestro penale. Per liquidare il compenso a un amministratore giudiziario, la competenza è del 'giudice che procede'. Se un sequestro viene revocato, la competenza per gli atti gestionali successivi torna al Tribunale di primo grado, mentre la Corte d'Appello resta competente solo per i beni ancora vincolati nel suo giudizio.
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Pericolosità sociale: la valutazione dopo la detenzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che, dopo un lungo periodo di detenzione, la rivalutazione della pericolosità sociale di un individuo ai fini di una misura di prevenzione è un atto dovuto ma limitato. Il tribunale può solo confermare l'esecuzione della misura sospesa o revocarla, senza poter modificare la categoria di pericolosità o la natura della misura stessa. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché le censure del ricorrente vertevano sul merito della valutazione, non sindacabile in sede di legittimità, e chiedevano una modifica della misura non consentita dalla procedura specifica.
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Pericolosità sociale: quando va rivalutata la misura?
La Cassazione chiarisce che un ritardo di un anno tra l'applicazione e l'esecuzione di una misura di prevenzione non impone una nuova valutazione della pericolosità sociale del soggetto, se questi non era detenuto. La violazione degli obblighi è un reato istantaneo.
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Ricorso inammissibile: truffa e prescrizione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile per una condanna relativa a una truffa per ottenere fondi pubblici tramite un contratto falso. La decisione chiarisce che l'inammissibilità dell'impugnazione impedisce al giudice di dichiarare l'estinzione del reato per prescrizione, anche se i termini fossero teoricamente maturati. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Controllo giudiziario e interdittiva: i poteri del giudice
Una società operante nel settore ecologico, colpita da interdittiva antimafia, ha richiesto il controllo giudiziario volontario. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice della prevenzione deve compiere una valutazione autonoma e completa, verificando sia il carattere occasionale dell'infiltrazione mafiosa sia la concreta possibilità di 'bonifica' dell'impresa, senza essere vincolato dalle conclusioni dell'autorità amministrativa.
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Pericolosità sociale: obbligo di rivalutazione
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per violazione della sorveglianza speciale. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione, da parte dei giudici di merito, di aver effettuato la necessaria rivalutazione della pericolosità sociale dell'imputato dopo un lungo periodo di detenzione. Senza tale verifica, la misura di prevenzione non è efficace e la sua violazione non costituisce reato.
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Pericolosità attuale: la valutazione post-detenzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale. La Corte ha confermato che la valutazione della pericolosità attuale deve basarsi anche su condotte recenti, successive a un lungo periodo di detenzione, come nuove violazioni e reati, che dimostrano la persistenza della tendenza a delinquere, rendendo legittima l'applicazione della misura di prevenzione.
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Controllo giudiziario: Appello contro il diniego
Una società, colpita da un'interdittiva antimafia, ha richiesto l'ammissione alla misura del controllo giudiziario ai sensi dell'art. 34-bis del D.Lgs. 159/2011. Il Tribunale ha rigettato la richiesta, ritenendo la contaminazione mafiosa stabile e non occasionale. La questione è giunta alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione per risolvere un contrasto giurisprudenziale: il provvedimento di diniego è impugnabile? Le Sezioni Unite, superando gli orientamenti precedenti, hanno stabilito che tale provvedimento è appellabile dinanzi alla Corte d'Appello, anche nel merito. La decisione si basa su un'interpretazione analogica e sistematica, volta a colmare una lacuna normativa e a evitare un'irragionevole disparità di trattamento rispetto a casi simili.
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