La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto a cui era stata applicata la misura di prevenzione della sorveglianza speciale per quattro anni. Il ricorrente contestava la mancanza di motivazione sull'attualità della sua pericolosità sociale, sostenendo che i giudici avessero valorizzato troppo fatti reato datati (traffico di droga 2014/2015) e non avessero considerato il periodo trascorso agli arresti domiciliari senza violazioni. La Suprema Corte ha confermato la decisione della Corte d'Appello, ritenendo la motivazione adeguata. Ha ribadito che la detenzione cautelare, a differenza dell'espiazione di pena, non attenua la presunzione di pericolosità sociale, e che i fatti pregressi, se gravi, possono dimostrare una perdurante propensione al crimine, giustificando le misure di prevenzione.
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