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Legge 153/1969

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105 provvedimenti

Sospensione unilaterale rapporto: obblighi contributivi
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di sospensione unilaterale rapporto di lavoro, il datore di lavoro rimane obbligato al versamento dei contributi previdenziali. Tale obbligo viene meno solo se l'azienda dimostra che la sospensione deriva da un'impossibilità assoluta della prestazione lavorativa, non imputabile a propria negligenza. Nel caso specifico, un ente di formazione, a seguito della revoca dell'accreditamento regionale, aveva sospeso i dipendenti. La Corte ha chiarito che la semplice revoca non basta a giustificare la sospensione, ma occorre verificare se essa sia stata causata da irregolarità gestionali dell'ente stesso. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame.
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Integrazione al minimo: negata con pensione estera
La Corte di Cassazione ha negato il diritto all'integrazione al minimo a un pensionato titolare di una pensione italiana pro-rata e di una autonoma pensione svizzera. La decisione si fonda sul superamento dei limiti di reddito previsti dalla legge, in quanto la pensione estera, essendo di importo considerevole, viene conteggiata come reddito, escludendo così il diritto al supplemento statale.
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Contribuzione volontaria: non si può rinunciare
La Corte di Cassazione ha stabilito l'illegittimità della rinuncia alla contribuzione volontaria da parte di un lavoratore nell'ambito di un accordo transattivo. L'ordinanza chiarisce che, quando tale contribuzione è prevista da una legge speciale a tutela di specifiche categorie di lavoratori (in questo caso, ex minatori), essa assume natura di obbligazione di diritto pubblico, inderogabile e indisponibile. Di conseguenza, qualsiasi patto contrario è nullo. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva invece ritenuto valida la rinuncia, sottolineando la natura assistenziale e legale dell'obbligo contributivo, che non può essere oggetto di negoziazione privata tra le parti.
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Spese processuali: quando non si pagano in appello
Una pensionata ha richiesto la riliquidazione della propria pensione. Dopo aver vinto in primo grado, la Corte d'Appello ha riformato la sentenza, condannandola anche al pagamento delle spese processuali di entrambi i gradi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione nel merito ma ha annullato la condanna alle spese, accogliendo il motivo di ricorso relativo all'esenzione per basso reddito, dimostrato da un'autocertificazione. La sentenza chiarisce l'importanza della dichiarazione reddituale per evitare il pagamento delle spese processuali in caso di sconfitta.
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Indennità di disoccupazione: quando si perde il diritto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che il diritto all'indennità di disoccupazione cessa nel momento in cui il lavoratore matura i requisiti per la pensione di vecchiaia, a prescindere dalla data di effettiva erogazione del trattamento pensionistico. Di conseguenza, le somme percepite dopo tale momento sono considerate indebite e l'ente previdenziale ha il diritto di recuperarle, anche mediante trattenute dirette sulla pensione, nel limite di un quinto dell'importo.
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