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Legge 148/2011

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57 provvedimenti

Società non operative: istanza di disapplicazione
Una società sanitaria, classificata come società non operativa a causa di perdite sistematiche, ha richiesto la disapplicazione della relativa disciplina fiscale, adducendo come causa il ritardo nell'accreditamento da parte della Regione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo due principi chiave. Primo, l'istanza di disapplicazione deve essere specifica e inequivoca, indicando chiaramente l'anno d'imposta e il triennio di perdite. Secondo, il fare affidamento esclusivo su contributi o procedure pubbliche non è una giustificazione sufficiente, poiché un'impresa deve dimostrare una pianificazione aziendale volta a raggiungere un'autonoma sostenibilità economica (lucro oggettivo). La sentenza del giudice di merito è stata cassata con rinvio per non aver adeguatamente verificato tali presupposti.
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Monetizzazione ferie: rinvio per società in-house
Un ex dipendente di una società di trasporto pubblico partecipata ha richiesto la monetizzazione delle ferie non godute. La Corte d'Appello ha accolto la sua richiesta. La società ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il divieto di monetizzazione ferie, previsto per il settore pubblico, dovrebbe applicarsi anche alle società in-house. La Suprema Corte, considerando la questione di alta rilevanza e una recente sentenza della Corte di Giustizia Europea, ha rinviato il caso a una pubblica udienza per una decisione approfondita.
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Blocco assunzioni pubblico impiego: la Cassazione decide
La Cassazione ha stabilito che il blocco assunzioni pubblico impiego, imposto da leggi di spending review, prevale sul diritto del vincitore di concorso. Il ritardo nell'assunzione da parte della P.A. è legittimo e non genera diritto al risarcimento danni, poiché il diritto all'impiego non è assoluto ma condizionato dalle normative sopravvenute.
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Società di comodo: estinzione del giudizio per rinuncia
Una società immobiliare, qualificata come società di comodo per non aver raggiunto i ricavi minimi a causa di vincoli urbanistici sui propri terreni, ha impugnato il diniego dell'Amministrazione Finanziaria di disapplicare la relativa disciplina antielusiva. Dopo un percorso giudiziario con esiti alterni nei primi due gradi, la società ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, la ricorrente ha rinunciato al ricorso con l'adesione della controparte. La Corte di Cassazione, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese e senza pronunciarsi nel merito della questione.
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Contratto a tempo determinato: tutele e cessione
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di contratto a tempo determinato, la cui durata complessiva ha superato i limiti legali e contrattuali. L'ordinanza conferma che la conversione in rapporto a tempo indeterminato ha effetto retroattivo e si trasferisce alla società acquirente in caso di cessione d'azienda. Tuttavia, se l'azienda cessionaria si trova in amministrazione straordinaria, la domanda di pagamento dell'indennità risarcitoria non può essere decisa dal giudice del lavoro, ma deve essere insinuata nella procedura concorsuale.
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Retribuzione adeguata: il CCNL corretto è un diritto
La Corte di Cassazione stabilisce che per un lavoratore in appalto, il parametro per determinare una retribuzione adeguata deve essere il contratto collettivo del settore in cui l'attività è effettivamente svolta (in questo caso, alimentare) e non un diverso CCNL (logistica) applicato dalla cooperativa datrice di lavoro. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva erroneamente posto sul lavoratore l'onere di provare le differenze retributive, affermando il dovere del giudice di verificare d'ufficio la congruità della paga.
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Revoca incarico dirigenziale: riorganizzazione e limiti
Una dirigente pubblica ha contestato la revoca del proprio incarico e il trasferimento, avvenuti durante la fusione di due enti. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che la revoca dell'incarico dirigenziale era illegittima. La Corte ha chiarito che l'ente non poteva procedere alla riorganizzazione funzionale e al conseguente riassetto del personale prima dell'emanazione dei decreti ministeriali specificamente previsti dalla legge di fusione, rendendo di fatto prematura e ingiustificata la decisione presa nei confronti della dirigente.
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Divieto di cumulo vitalizi: legittima la norma regionale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni ex consiglieri regionali, confermando la legittimità della legge della Regione Toscana che introduceva un divieto di cumulo vitalizi. La norma, sebbene temporanea, è stata ritenuta un valido strumento per il contenimento della spesa pubblica e la razionalizzazione dei costi della politica. La Corte ha chiarito che il vitalizio non è una pensione, ma un'indennità, e che la sua riduzione non viola il principio di legittimo affidamento quando risponde a superiori esigenze di interesse pubblico.
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Revoca incarico dirigenziale: il diritto alla retribuzione
A un dirigente veterinario viene revocato l'incarico prima della scadenza a causa di una riorganizzazione sanitaria. La Cassazione conferma il suo diritto a conservare il trattamento economico fino alla data di fine contratto originaria, chiarendo la differenza tra revoca anticipata e mancato rinnovo. La controversia si concentra sull'interpretazione delle norme applicabili in caso di revoca incarico dirigenziale per motivi organizzativi.
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Società in perdita: rimborso IVA non negabile
La Corte di Cassazione ha stabilito che a una società in perdita sistematica non può essere automaticamente negato il rimborso del credito IVA. Se l'azienda può dimostrare in giudizio l'esistenza di 'situazioni oggettive' che hanno impedito la produzione di ricavi, ha diritto a disapplicare la normativa antielusiva. La mancata presentazione di un interpello preventivo all'Agenzia delle Entrate non preclude la possibilità di fornire tale prova direttamente in tribunale, che ha il dovere di esaminarla nel merito.
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Controllo indiretto società pubblica: le regole
In un caso di somministrazione illecita di manodopera, la Cassazione ha stabilito che le regole sul reclutamento pubblico si applicano anche in caso di controllo indiretto società pubblica. La Corte ha chiarito che se un ente pubblico controlla una società che a sua volta ne controlla un'altra, anche quest'ultima è soggetta a specifici obblighi. La sentenza di merito è stata annullata con rinvio per accertare la presenza degli ulteriori requisiti di legge.
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Calcolo TFS dirigenti: la retribuzione reale vince
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17804/2024, ha stabilito un principio fondamentale per il calcolo TFS dirigenti pubblici. Il caso riguardava un dirigente medico in aspettativa, che aveva assunto un incarico esterno con una retribuzione superiore. L'INPS aveva calcolato il suo Trattamento di Fine Servizio (TFS) sulla base della retribuzione 'virtuale' che avrebbe percepito nel suo ruolo originario. La Suprema Corte ha ribaltato le decisioni dei giudici di merito, affermando che il TFS deve essere calcolato sulla retribuzione effettivamente percepita e sulla quale sono stati versati i contributi, in virtù di un rinvio normativo che estende la disciplina prevista per i vertici delle ASL.
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Beni dell’impresa e società semplice: la Cassazione chiarisce
Un contribuente è stato tassato per l'uso gratuito di un immobile di proprietà di una società semplice da lui controllata. La Corte di Cassazione ha stabilito che la norma sui redditi diversi per l'uso di beni dell'impresa (art. 67, co. 1, lett. h-ter, TUIR) non si applica, poiché la società semplice non svolge attività d'impresa e i suoi non sono 'beni dell'impresa'. Tuttavia, ha rinviato il caso al giudice di merito per verificare se l'intestazione alla società semplice fosse fittizia e mascherasse la proprietà di una società commerciale.
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Accordi di prossimità: non modificano la retribuzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13772/2024, ha stabilito che gli accordi di prossimità non possono peggiorare la retribuzione prevista nei contratti individuali dei lavoratori. Il caso riguardava un 'premio di collaborazione' che un'azienda aveva tentato di condizionare tramite un accordo collettivo. La Corte ha confermato che la retribuzione non rientra tra le materie che tali accordi possono modificare direttamente, proteggendo così il trattamento più favorevole del contratto individuale.
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Pagamento differito TFS: dubbi sul prepensionamento
Un dipendente pubblico, collocato in prepensionamento forzato per esubero, si è visto posticipare l'erogazione della liquidazione. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione, ritenendo necessario un approfondimento in pubblica udienza sulla legittimità costituzionale del pagamento differito TFS quando il pensionamento non è una scelta ma un'imposizione, data la potenziale violazione dei principi di eguaglianza e giusta retribuzione.
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Calcolo TFS incarico dirigenziale: no al compenso extra
Un dipendente pubblico, a cui era stato conferito un incarico dirigenziale temporaneo, ha chiesto che il suo Trattamento di Fine Servizio (TFS) venisse calcolato sulla base della retribuzione più alta percepita per tale incarico. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che il calcolo TFS per incarico dirigenziale deve basarsi sulla retribuzione della qualifica di appartenenza, data la natura precaria e temporanea della funzione dirigenziale che non modifica l'inquadramento stabile del lavoratore.
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Cessazione materia del contendere: i limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2446/2024, ha chiarito i limiti della cessazione della materia del contendere. Ha stabilito che un accordo sindacale, non sottoscritto dai lavoratori in causa o dal loro sindacato, non è sufficiente a determinare la fine del processo, in quanto manca il venir meno dell'interesse delle parti a una decisione nel merito. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente dichiarato estinto il giudizio, rinviando la causa per una nuova valutazione.
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Incentivo all’esodo: accordo verbale non provato
Una ex dipendente ha richiesto il ricalcolo del suo incentivo all'esodo, sostenendo l'esistenza di un accordo verbale per adeguarlo a una sopravvenuta modifica dell'età pensionabile. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando il principio della 'doppia conforme' e la mancata prova da parte della lavoratrice dell'esistenza e della non contestazione di tale accordo verbale nel giudizio di primo grado.
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Società in perdita fiscale: diritto al rimborso IVA
Una società in liquidazione si è vista negare un rimborso IVA in quanto considerata 'società in perdita fiscale' e quindi non operativa. La Corte di Cassazione, applicando una sentenza della Corte di Giustizia UE, ha ribaltato la decisione. Ha stabilito che la condizione di perdita non è sufficiente per negare il rimborso, disapplicando la legge nazionale in contrasto con il principio di neutralità dell'IVA. Il diritto al rimborso è stato riconosciuto, in assenza di prove di frode o abuso.
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Società di comodo: no al diniego del rimborso IVA
Una società si è vista negare il rimborso IVA in quanto ritenuta "società di comodo" per non aver raggiunto le soglie di ricavi previste dalla legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, annullando la decisione precedente. Basandosi su una recente sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, ha stabilito che la normativa italiana sulle società di comodo è in contrasto con i principi europei in materia di IVA. Il diritto al rimborso non può essere negato solo per bassi ricavi, ma unicamente in presenza di frode o abuso, rinviando il caso per un nuovo esame.
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