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Legge 138/2011

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87 provvedimenti

Pagamento differito TFS: dubbi sul prepensionamento
Un dipendente pubblico, collocato in prepensionamento forzato per esubero, si è visto posticipare l'erogazione della liquidazione. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione, ritenendo necessario un approfondimento in pubblica udienza sulla legittimità costituzionale del pagamento differito TFS quando il pensionamento non è una scelta ma un'imposizione, data la potenziale violazione dei principi di eguaglianza e giusta retribuzione.
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Calcolo TFS incarico dirigenziale: no al compenso extra
Un dipendente pubblico, a cui era stato conferito un incarico dirigenziale temporaneo, ha chiesto che il suo Trattamento di Fine Servizio (TFS) venisse calcolato sulla base della retribuzione più alta percepita per tale incarico. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che il calcolo TFS per incarico dirigenziale deve basarsi sulla retribuzione della qualifica di appartenenza, data la natura precaria e temporanea della funzione dirigenziale che non modifica l'inquadramento stabile del lavoratore.
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Definizione agevolata: rinvio del processo in Cassazione
La Corte di Cassazione, in un caso di accertamenti fiscali a carico di ex soci di una società estinta, ha disposto il rinvio del giudizio. La decisione, presa su istanza dell'Agenzia delle Entrate, mira a verificare l'esito della procedura di definizione agevolata intrapresa dai contribuenti. La Corte ha preliminarmente riunito due ricorsi connessi: uno contro la sentenza d'appello e l'altro contro la sua successiva revocazione per giudicato esterno.
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Società non operative: come contestare la presunzione
Una società di capitali, qualificata come "società non operative" a causa di perdite consecutive, ha dichiarato il reddito minimo presunto senza versare l'imposta, al fine di poter impugnare la successiva cartella di pagamento. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni dei giudici di merito, ha stabilito che tale comportamento è una strategia processuale legittima. Il contribuente ha sempre il diritto di dimostrare in giudizio la sussistenza di situazioni oggettive che giustificano la disapplicazione della disciplina, anche se ha presentato una dichiarazione conforme alla presunzione legale. La Corte ha sottolineato che il diniego dell'interpello non è un atto impugnabile e che il giudice tributario deve valutare il rapporto sostanziale e non solo l'atto formale.
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Affidamento in house: i requisiti secondo la Cassazione
Una società di costruzioni ha impugnato la decisione di un Ente di Governo di affidare la gestione del servizio idrico integrato a una società pubblica tramite affidamento in house. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha riconosciuto la complessità e la novità delle questioni legali sollevate, in particolare riguardo i presupposti, l'obbligo di motivazione e i requisiti societari per questo tipo di affidamento. Pertanto, ha rinviato la trattazione del caso a una pubblica udienza delle Sezioni Unite per una decisione approfondita, senza risolvere il merito della controversia.
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Incentivo all’esodo: accordo verbale non provato
Una ex dipendente ha richiesto il ricalcolo del suo incentivo all'esodo, sostenendo l'esistenza di un accordo verbale per adeguarlo a una sopravvenuta modifica dell'età pensionabile. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando il principio della 'doppia conforme' e la mancata prova da parte della lavoratrice dell'esistenza e della non contestazione di tale accordo verbale nel giudizio di primo grado.
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Lavoro pubblico a termine: no alla conversione
Un lavoratore con contratto di lavoro pubblico a termine presso un consorzio per la gestione dei rifiuti ha richiesto la conversione del rapporto in indeterminato e il trasferimento a nuovi enti, come previsto da una legge regionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la conversione del contratto a termine nel settore pubblico non è ammissibile senza un concorso pubblico, in quanto violerebbe l'art. 97 della Costituzione. Di conseguenza, le tutele previste dalla legge regionale per il trasferimento del personale si applicano esclusivamente ai dipendenti assunti a tempo indeterminato.
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Società in perdita fiscale: diritto al rimborso IVA
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33427/2024, ha stabilito un principio fondamentale per la società in perdita fiscale. Conformemente al diritto europeo, il rimborso del credito IVA non può essere negato a una società solo perché ha registrato perdite per più anni consecutivi. La normativa nazionale che equipara tali società a quelle 'di comodo' deve essere disapplicata, a meno che l'amministrazione finanziaria non provi l'esistenza di una frode o di un abuso.
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Società in perdita fiscale: diritto al rimborso IVA
Una società in liquidazione si è vista negare un rimborso IVA in quanto considerata 'società in perdita fiscale' e quindi non operativa. La Corte di Cassazione, applicando una sentenza della Corte di Giustizia UE, ha ribaltato la decisione. Ha stabilito che la condizione di perdita non è sufficiente per negare il rimborso, disapplicando la legge nazionale in contrasto con il principio di neutralità dell'IVA. Il diritto al rimborso è stato riconosciuto, in assenza di prove di frode o abuso.
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Società di comodo: no al diniego IVA senza frode
La Corte di Cassazione ha annullato il diniego di un rimborso IVA a un contribuente, cessionario del credito di una società di comodo. Applicando una sentenza della Corte di Giustizia UE, ha stabilito che la qualifica di 'società non operativa', basata solo su ricavi insufficienti, non può giustificare la perdita del diritto alla detrazione o al rimborso IVA, a meno che non sia provata una frode o un abuso.
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Domicilio digitale: notifica valida a PEC del ReGindE
La Cassazione stabilisce che la notifica di un atto di appello è valida se inviata al domicilio digitale dell'avvocato risultante dai pubblici registri (ReGindE), anche se diverso da quello precedentemente indicato. L'Agenzia Fiscale aveva notificato un appello a una PEC aggiornata del difensore di una società importatrice, e la Corte ha ritenuto tale notifica legittima, superando l'eccezione di inammissibilità e chiarendo l'importanza del domicilio digitale nel processo telematico.
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Nomina dirigenziale nulla: le conseguenze legali
Un dirigente medico si è visto dichiarare la nullità del suo incarico di direttore di distretto sanitario a causa di vizi procedurali, quali la mancanza di autorizzazione regionale e di un preventivo atto aziendale. La Corte di Cassazione ha confermato che una nomina dirigenziale nulla non conferisce il diritto a contestare la revoca o a ottenere una valutazione dei risultati, limitando la tutela del lavoratore al solo compenso per l'attività svolta, come previsto dall'art. 2126 del codice civile.
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Società partecipate: limiti all’assunzione diretta
Un lavoratore ha dimostrato l'esistenza di un'interposizione fittizia di manodopera a suo danno, ma la Cassazione ha annullato la sentenza di merito. La Corte ha stabilito che per le società partecipate "in house", che gestiscono servizi pubblici, vige il divieto di costituzione di rapporti di lavoro per ordine del giudice, a causa dell'obbligo di reclutamento tramite concorso pubblico.
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Società di comodo e diritto al credito IVA: la Cassazione
Una società in fallimento, qualificata come società di comodo, ha impugnato tre avvisi di accertamento relativi a IRES, IRAP e IVA. La Corte di Cassazione ha rigettato i motivi riguardanti le imposte dirette, confermando la legittimità della qualifica di non operatività. Tuttavia, ha accolto il ricorso relativo al disconoscimento del credito IVA, stabilendo, in linea con la giurisprudenza UE, che lo status di società di comodo non fa venir meno la qualifica di soggetto passivo IVA né il conseguente diritto alla detrazione, compensazione o rimborso del credito, a patto che non vi siano intenti fraudolenti.
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Società non operative: quando si applicano le norme?
Una società immobiliare, classificata come non operativa, ha contestato tale status adducendo come causa oggettiva i ritardi nelle procedure urbanistiche. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che una prolungata inattività, in assenza di ostacoli esterni chiari e insormontabili, viene considerata una scelta imprenditoriale e non una giustificazione valida per disapplicare la disciplina fiscale sulle società non operative.
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Tassazione earn-out: vale la data del contratto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11955/2025, chiarisce un punto cruciale sulla tassazione earn-out. In caso di cessione di partecipazioni con prezzo variabile legato a risultati futuri, l'aliquota fiscale applicabile è quella in vigore al momento della stipula del contratto di cessione, non quella vigente al momento del successivo incasso. La Corte distingue tra il momento di realizzo della plusvalenza, che fissa il regime fiscale, e il momento dell'incasso, che determina solo il periodo d'imposta per la dichiarazione, confermando la tesi dei contribuenti.
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Definizione agevolata: come estingue il processo
Due ex soci di una società di persone si sono opposti a diversi avvisi di accertamento fiscale. Dopo un complesso iter giudiziario, con sentenze di primo e secondo grado e un ricorso per revocazione, la controversia è giunta in Cassazione. Nel frattempo, i contribuenti hanno aderito alla definizione agevolata delle liti pendenti. La Corte Suprema, prendendo atto del perfezionamento della procedura di sanatoria, ha dichiarato l'estinzione del processo principale e l'inammissibilità del ricorso accessorio per carenza di interesse, compensando le spese legali.
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Società in perdita sistematica: disapplicazione ok
La Corte di Cassazione ha stabilito che una società in perdita sistematica può ottenere la disapplicazione della normativa antielusiva se dimostra l'esistenza di 'situazioni oggettive' che impediscono di generare ricavi. Nel caso specifico, i vincoli amministrativi su un terreno, espropriato per farne un parco pubblico, sono stati ritenuti una causa oggettiva sufficiente, indipendentemente dalla crisi economica generale. La Corte ha accolto il ricorso della società, annullando la decisione precedente e chiarendo che l'impossibilità di svolgere attività economica a causa di tali vincoli giustifica la non applicazione delle norme punitive.
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Società in perdita sistematica: guida alla sentenza
Una società si è vista negare un rimborso IVA perché considerata una società in perdita sistematica. La Corte di Cassazione ha stabilito che per calcolare i tre anni di perdita consecutivi si deve fare riferimento al 'periodo d'imposta' (anno solare) e non all''esercizio sociale' della società, anche se questa è stata costituita a fine anno. La decisione ribalta la sentenza di secondo grado, specificando un principio cruciale per le nuove imprese.
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Accordi di prossimità: la Cassazione ne valida l’uso
Un lavoratore ha impugnato la legittimità di due contratti intermittenti, sostenendo l'invalidità degli accordi di prossimità aziendali che li giustificavano. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3353/2025, ha rigettato il ricorso. Ha confermato che tali accordi sono validi per derogare alla normativa generale se sottoscritti da sindacati rappresentativi e finalizzati a obiettivi collettivi, come l'incremento dell'occupazione, garantendo così la legittimità dei contratti stipulati.
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