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Legge 134/2012

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402 provvedimenti

Compenso professionista concordato: quando è negato?
La richiesta di compenso di un professionista per l'assistenza in un concordato preventivo è stata respinta a causa di una prestazione negligente. La Corte di Cassazione ha confermato che gravi mancanze, come non rilevare ammanchi di magazzino o rapporti con parti correlate, rendono la prestazione inutile e giustificano il mancato pagamento del compenso al professionista del concordato, accogliendo l'eccezione di inadempimento sollevata dalla curatela fallimentare.
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Procedimento disciplinare e patteggiamento: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un professionista contro una sanzione disciplinare. La Corte ha confermato che il procedimento disciplinare è autonomo da quello penale e che i fatti accertati in una sentenza di patteggiamento possono costituire la base per una sanzione deontologica, senza violare il principio del 'ne bis in idem'. Viene inoltre chiarito che le nuove norme sull'inutilizzabilità del patteggiamento non sono retroattive.
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Revoca amministratori: motivazione incomprensibile
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che negava il risarcimento a due amministratori a seguito di una revoca illegittima. La motivazione della corte territoriale è stata giudicata 'perplessa e obiettivamente incomprensibile', in quanto non ha affrontato adeguatamente la questione del mancato compenso, che era il cuore della domanda risarcitoria. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Deducibilità perdite su crediti: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 303/2025, ha chiarito i requisiti per la deducibilità perdite su crediti. Un contribuente si era visto negare la deduzione di una perdita relativa all'anno 2010, poiché il debitore era stato dichiarato fallito solo nel 2012. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che la perdita è deducibile solo nell'anno in cui si acquisisce la certezza della sua irrecuperabilità, sulla base di elementi certi e precisi. L'onere della prova spetta al contribuente, che non può scegliere arbitrariamente il periodo d'imposta in cui operare la deduzione.
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Opposizione tardiva cartella: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro una cartella di pagamento. L'opposizione tardiva alla cartella, presentata ben oltre i termini di legge, impedisce al giudice di esaminare il merito della pretesa, inclusa l'eccezione di prescrizione sia maturata prima che dopo la notifica dell'atto. La decisione sottolinea il carattere perentorio dei termini di impugnazione.
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Irrisorietà della pretesa e Legge Pinto: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 566/2025, ha rigettato il ricorso del Ministero della Giustizia in un caso di equa riparazione per eccessiva durata di un processo. La Corte ha stabilito che la valutazione dell'irrisorietà della pretesa, che fa scattare la presunzione di assenza di danno, deve basarsi su un duplice criterio: il valore oggettivo della causa e le condizioni soggettive del ricorrente. Nel caso di specie, un credito di quasi 8.000 euro vantato da una società non è stato ritenuto irrisorio, confermando il diritto al risarcimento.
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Onere della prova fallimento: chi dimostra i requisiti?
La Corte di Cassazione ha confermato la dichiarazione di fallimento di una società, ribadendo un principio fondamentale: l'onere della prova fallimento spetta al debitore. Quest'ultimo deve dimostrare con documentazione attendibile di non superare le soglie dimensionali previste dalla legge. Nel caso di specie, i documenti prodotti sono stati giudicati inattendibili e contraddittori, portando alla reiezione del ricorso e alla conferma dello stato di insolvenza, evidenziato anche da un singolo, ma significativo, inadempimento.
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IMU alloggi pubblici: la quota statale va al Comune
Un ente di edilizia residenziale pubblica ha contestato il pagamento della quota statale dell'IMU per i suoi alloggi. La Cassazione ha stabilito che la rinuncia dello Stato a tale quota non costituisce un'esenzione per l'ente, ma comporta la devoluzione dell'intero gettito del tributo al Comune. Di conseguenza, il ricorso dell'ente è stato respinto e confermate le sanzioni per il mancato versamento, non ravvisando alcuna incertezza normativa oggettiva sull'obbligo di pagamento dell'IMU alloggi pubblici.
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Quietanza liberatoria: prova di pagamento nel contratto
Una venditrice di un immobile cita in giudizio l'acquirente chiedendo la rescissione del contratto per minacce o, in subordine, la risoluzione per mancato pagamento. Il Tribunale accoglie la domanda, ma la Corte d'Appello la rigetta, ritenendo le prove delle minacce insufficienti e valorizzando la quietanza liberatoria firmata dalla venditrice. La Corte di Cassazione conferma la decisione d'appello, stabilendo che la quietanza ha valore di confessione stragiudiziale e costituisce piena prova del pagamento. Tale prova può essere superata solo dimostrando che la dichiarazione è stata viziata da errore di fatto o violenza, prova che nel caso di specie non è stata fornita.
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Interposizione fittizia: quando è valida?
Una società costruttrice, condannata a pagare per la fornitura di un impianto, ha sostenuto di essere solo un prestanome in un caso di interposizione fittizia di persona. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che, in assenza di un accordo simulatorio a tre, si configura un'interposizione reale, in cui l'intermediario è pienamente obbligato verso il fornitore, anche se il pagamento proviene da un terzo soggetto.
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Accertamento tributario e onere della prova: la Cassazione
Una società contesta un accertamento tributario per operazioni inesistenti. La Corte di Cassazione accoglie parzialmente il ricorso, annullando l'accertamento sull'IRAP per l'inapplicabilità del raddoppio dei termini e affermando che l'Agenzia delle Entrate non può richiedere documenti di cui è già in possesso, invertendo così l'onere della prova.
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Spese di lite terzo chiamato: chi paga se la causa è persa
Una società acquirente si oppone a un decreto ingiuntivo per una fornitura, lamentando vizi della merce. La società venditrice si difende e chiama in causa il produttore e l'assicurazione. Persa la causa in tutti i gradi di giudizio, la società acquirente viene condannata a pagare le spese legali di tutte le parti, inclusi i terzi da lei non citati. La Cassazione conferma che, in base al principio di causalità, chi avvia una causa che si rivela infondata deve sostenere le spese di lite del terzo chiamato, poiché il suo coinvolgimento è diretta conseguenza dell'azione iniziale.
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Esenzione ICI area edificabile: la Cassazione decide
Un'istituzione religiosa chiedeva l'esenzione ICI per un'area edificabile destinata ad attività assistenziali. La Cassazione ha negato l'esenzione, chiarendo che la semplice previsione urbanistica non basta. È necessario un comportamento attivo volto a realizzare concretamente la destinazione agevolata. La decisione sottolinea i limiti dell'esenzione ICI su area edificabile.
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Notifica al portiere: quando è valida la cartella?
Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento sostenendo la nullità della notifica al portiere, in quanto eseguita presso una vecchia residenza e senza il preventivo tentativo di consegna ad altre persone abilitate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la nullità della notifica è sanata se viene provata la ricezione della successiva raccomandata informativa. Inoltre, la Corte ha dichiarato inammissibile il motivo basato sul 'travisamento della prova', specificando che tale vizio va fatto valere tramite revocazione e non con ricorso per cassazione.
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Eccezione in senso lato: quando è ammissibile in appello
In un caso di manleva contrattuale per accise su tabacchi, la Cassazione ha stabilito che l'esistenza di un fondo rischi, provata da documenti già in atti, costituisce un'eccezione in senso lato. Tale eccezione, assimilabile a un pagamento parziale, è rilevabile d'ufficio dal giudice e quindi ammissibile anche se sollevata per la prima volta in appello, ribaltando la decisione dei giudici di merito che l'avevano considerata tardiva.
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Obblighi informativi banca: Cassazione su profili
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un istituto di credito per la violazione degli obblighi informativi banca nei confronti di una cliente che aveva investito in titoli ad alto rischio. La decisione si fonda sulla presenza di due profili di rischio compilati a distanza di pochi mesi, risultati palesemente contraddittori. Tale circostanza, secondo la Corte, dimostra la negligenza della banca nel valutare l'adeguatezza dell'operazione, rendendo irrilevante la mera firma di moduli standard da parte della risparmiatrice. Il ricorso della banca è stato quindi respinto.
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Responsabilità amministratore condominio: quando è lecita?
Un condomino ha citato in giudizio l'amministratore del proprio condominio, chiedendo un risarcimento per presunta responsabilità contrattuale ed extracontrattuale, inclusa la diffamazione. La richiesta era basata su comunicazioni ritenute lesive della reputazione inviate dall'amministratore agli altri condomini riguardo a presunte morosità. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la domanda. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, dichiarando il ricorso inammissibile e infondato. La Suprema Corte ha chiarito che la comunicazione di morosità ai condomini rientra nei doveri informativi dell'amministratore e non costituisce diffamazione, specialmente quando la critica si inserisce in un contesto di gestione condominiale. La decisione è stata rafforzata dal principio della "doppia conforme", che limita la possibilità di riesaminare i fatti in sede di legittimità.
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Adeguamento borse specializzandi: La Cassazione nega
Un gruppo di medici specializzandi ha richiesto l'adeguamento delle borse di studio percepite tra il 1995 e il 2007, sia per l'inflazione che per l'evoluzione contrattuale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il blocco degli adeguamenti, disposto da varie leggi in quel periodo, era legittimo e non violava le direttive europee sulla remunerazione. La Corte ha stabilito che non sussiste il diritto all'aumento delle borse di studio per gli anni in questione.
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Violazioni cronotachigrafo: la Cassazione fa chiarezza
Una società di trasporti ha impugnato diverse sanzioni per violazioni del codice della strada, tra cui eccesso di velocità e irregolarità legate all'uso del cronotachigrafo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che i dati del cronotachigrafo costituiscono una fonte di prova legittima per accertare le infrazioni. Inoltre, ha chiarito che l'obbligo di registrare le attività dei 28 giorni precedenti sussiste anche per i lavoratori con contratto intermittente, sottolineando l'importanza della tracciabilità per la sicurezza stradale. La Corte ha ritenuto infondate le contestazioni procedurali, confermando la validità delle sanzioni.
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Soccombenza parziale: chi paga le spese legali?
Un avvocato ha citato in giudizio un ex cliente per il mancato pagamento delle sue parcelle. Sebbene la sua richiesta sia stata accolta solo per un importo molto inferiore a quello domandato, la Corte d'Appello lo aveva condannato a pagare le spese legali della controparte. La Corte di Cassazione ha annullato questa parte della sentenza, stabilendo un principio fondamentale sulla soccombenza parziale: la parte la cui domanda viene, anche solo in parte, accolta non può essere considerata soccombente e, quindi, non può essere condannata a pagare le spese della controparte. Al massimo, il giudice può disporre la compensazione delle spese.
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