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Legge 134/2012 — Anno 2026

12 provvedimenti

Altri anni per Legge 134/2012

Alibi Falso e Vino Alterato: Cassazione Blocca Nuove Prove
Un imprenditore accusa il suo ex socio di aver falsificato documenti per creare un alibi riguardo a una partita di vino adulterato, al fine di danneggiarlo economicamente. Dopo aver perso in primo grado, l'imprenditore tenta di introdurre una nuova perizia in secondo grado. La Corte di Cassazione ha respinto definitivamente il suo ricorso, stabilendo un principio chiave sulla produzione nuovi documenti in appello. A seguito delle riforme legislative, è quasi impossibile presentare nuove prove in appello, a meno che non si dimostri l'assoluta impossibilità di averle prodotte prima per cause non imputabili. La richiesta dell'imprenditore è stata quindi respinta perché tardiva.
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Ricognizione di debito: la tassazione è fissa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1995/2026, ha stabilito che la ricognizione di debito, essendo un atto con natura meramente dichiarativa e non modificativa di una situazione patrimoniale preesistente, è soggetta a imposta di registro in misura fissa e non proporzionale. Il caso riguardava un avviso di liquidazione emesso dall'Agenzia delle Entrate che applicava un'imposta proporzionale su un riconoscimento di debito enunciato in un decreto ingiuntivo. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, confermando la decisione dei giudici di merito e allineandosi a un precedente orientamento delle Sezioni Unite.
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Regime fiscale ASD: quando viene disconosciuto
La Cassazione analizza il caso di una ASD a cui è stato revocato il regime fiscale agevolato. Pur confermando la natura commerciale dell'attività, la Corte cassa la sentenza per omessa pronuncia sulla detrazione dei costi, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Usucapione: prova con testimoni di altri processi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una proprietaria che contestava l'usucapione di un terreno da parte dei vicini. La Corte ha stabilito che la prova del possesso ad usucapionem può legittimamente basarsi su testimonianze ed elementi raccolti in altri procedimenti, sia civili che penali, a condizione che siano stati ritualmente acquisiti al giudizio. Inoltre, ha chiarito che il possesso utile all'usucapione non si limita alla mera coltivazione, ma deve manifestarsi con atti inequivocabili, come la stipula di contratti di affitto a terzi, che dimostrino la volontà di comportarsi come unici proprietari.
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Clausola sociale: limiti al diritto di assunzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni lavoratori che rivendicavano il diritto all'assunzione presso la nuova società appaltatrice in virtù della clausola sociale. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano escluso tale diritto poiché i lavoratori si erano dimessi e non risultavano in servizio al momento dell'indizione della nuova gara d'appalto. Il ricorso è stato respinto per vizi procedurali.
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Giudicato esterno: come prevale la sentenza più recente
Una società alimentare si oppone a diversi avvisi di accertamento dell'Agenzia delle Entrate. La controversia verte sull'efficacia del giudicato esterno, data l'esistenza di sentenze contrastanti per annualità fiscali diverse ma basate sugli stessi fatti. La Cassazione stabilisce che, in caso di conflitto, il giudicato più recente prevale, cassando la decisione favorevole al contribuente e rinviando il caso per una nuova valutazione alla luce del precedente vincolante.
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Ricorso cassazione inammissibile: i requisiti
Una società ha ricevuto un avviso di accertamento per Ires, Irap e Iva, basato su fatture per operazioni inesistenti. Dopo la sconfitta nei primi due gradi di giudizio, il suo ricorso alla Corte di Cassazione è stato dichiarato inammissibile. La Suprema Corte ha rilevato gravi vizi procedurali, tra cui la mescolanza di motivi di impugnazione, la mancanza di specificità e il mancato confronto con le motivazioni della sentenza precedente, rendendo il ricorso per cassazione inammissibile e confermando definitivamente l'accertamento fiscale.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e IVA
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una società accusata di aver simulato vendite di auto all'estero. A causa della mancanza di prove documentali, come i modelli Intrastat e le prove di trasporto, le transazioni sono state riqualificate come vendite interne e soggette a IVA. La Corte ha rigettato il ricorso della società, sottolineando che l'onere di provare la natura intracomunitaria delle operazioni grava sul contribuente e che il contraddittorio preventivo era stato di fatto garantito durante la verifica fiscale. La sentenza ribadisce l'inammissibilità in Cassazione di una nuova valutazione dei fatti già esaminati nei gradi di merito, specialmente in caso di "doppia conforme", consolidando i principi sulle operazioni soggettivamente inesistenti.
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Maggiorazione imposta pubblicità: stop agli aumenti
Una società operante nel settore pubblicitario ha contestato un avviso di accertamento relativo all'imposta comunale sulla pubblicità per l'anno 2014, sostenendo l'illegittimità della maggiorazione tariffaria applicata dal Comune. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la facoltà dei Comuni di applicare la maggiorazione imposta pubblicità è venuta meno con l'abrogazione della norma di riferimento nel 2012. Di conseguenza, le proroghe tacite degli aumenti per gli anni successivi sono illegittime. La sentenza annulla la decisione precedente e rinvia la causa al giudice di secondo grado per ricalcolare il dovuto senza le maggiorazioni.
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Società pubblica: no conversione contratto illecito
Un lavoratore, impiegato tramite società appaltatrici ma di fatto alle dipendenze di una società pubblica, ha richiesto la costituzione di un rapporto di lavoro diretto con quest'ultima. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la natura di società pubblica impone l'assunzione tramite concorso, impedendo la conversione giudiziale di un contratto di lavoro sorto in violazione di tali norme imperative, anche in caso di appalto illecito.
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Utili a soci: la presunzione per società ristrette
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2242/2026, ha confermato la legittimità della presunzione di distribuzione degli utili extracontabili ai soci di una società a ristretta base partecipativa. La contribuente, socia al 49%, aveva ricevuto un avviso di accertamento per maggiori redditi societari non dichiarati. La Corte ha rigettato il suo ricorso, chiarendo che per vincere tale presunzione non è sufficiente dimostrare la mancata percezione delle somme, ma è necessario provare che gli utili siano stati reinvestiti nell'azienda o che il socio fosse totalmente estraneo alla gestione sociale. La Suprema Corte ha inoltre ribadito che il contraddittorio preventivo non è un obbligo generalizzato per i tributi diretti.
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Motivazione apparente: sentenza tributaria nulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale che aveva invalidato avvisi di accertamento emessi nei confronti di una società cancellata e delle sue socie. La ragione della cassazione non è entrata nel merito della questione fiscale, ma ha riscontrato un vizio insanabile nella decisione dei giudici di secondo grado: la motivazione apparente. La sentenza impugnata, infatti, si limitava a condividere le tesi dei contribuenti senza esporre un percorso logico-giuridico comprensibile, rendendo di fatto la decisione nulla e rinviando il caso per un nuovo esame.
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