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Legge 125/2020

10 provvedimenti

Cram-down fiscale e valore dell’azienda aggiornato
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca dell'omologazione di un concordato preventivo in cui era stato applicato il cram-down fiscale. La decisione si basa sulla mancata considerazione di un nuovo accreditamento sanitario ottenuto dalla società durante la procedura. Tale evento avrebbe incrementato significativamente il valore aziendale, rendendo la stima della convenienza rispetto all'alternativa liquidatoria incompleta e non aggiornata.
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Accordo di ristrutturazione: no con soli professionisti
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che un accordo di ristrutturazione dei debiti non può essere utilizzato per forzare un piano di rientro al Fisco se stipulato esclusivamente con i professionisti i cui crediti sono sorti per assistere l'impresa nella procedura stessa. Secondo la Corte, l'accordo deve coinvolgere i creditori preesistenti, ovvero coloro che hanno subito la crisi aziendale, affinché la precondizione per l'omologazione forzosa sia soddisfatta.
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Cram down fiscale: omologa anche con voto contrario
La Corte di Cassazione ha stabilito che un concordato preventivo può essere omologato dal tribunale anche in presenza del voto contrario dell'Amministrazione Finanziaria. La decisione si basa sul principio del cram down fiscale, che richiede al giudice di valutare unicamente se la proposta concordataria sia più conveniente per i creditori rispetto all'alternativa della liquidazione fallimentare, senza estendere il sindacato alla fattibilità economica del piano. Il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, che sosteneva l'applicabilità della norma solo in caso di inerzia e non di dissenso espresso, è stato rigettato.
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Classi di creditori: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un ente previdenziale contro l'omologazione di un concordato preventivo. L'ente contestava l'inserimento dei propri crediti nella stessa classe dei crediti tributari. La decisione si fonda su un vizio processuale: il ricorrente non ha specificamente impugnato tutte le autonome ragioni (le 'ratio decidendi') su cui si basava la decisione della Corte d'Appello, in particolare quella relativa alla cosiddetta 'prova di resistenza'. Di conseguenza, la Corte non è entrata nel merito della corretta formazione delle classi di creditori.
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Accordo di ristrutturazione e sindacato del giudice
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società dichiarata fallita dopo il diniego di omologa di un accordo di ristrutturazione. La Corte ha confermato che il controllo del giudice sul piano non è meramente formale ma sostanziale, riguardando l'effettiva fattibilità e plausibilità. Inoltre, ha stabilito che la "relative priority rule", che vieta un trattamento deteriore per i creditori fiscali e previdenziali, si applica anche a questo strumento e non solo al concordato preventivo.
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Accordo di ristrutturazione: il deposito non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34837/2024, ha rigettato il ricorso di una società in liquidazione contro la propria dichiarazione di fallimento. La Corte ha stabilito che, per rispettare i termini di legge, l'accordo di ristrutturazione dei debiti non deve essere solo depositato, ma anche iscritto nel Registro delle Imprese. Questa formalità è essenziale per garantire la pubblicità dell'atto e tutelare i creditori. Inoltre, sono stati ritenuti insussistenti i presupposti per il cosiddetto 'cram down fiscale', poiché la proposta all'amministrazione finanziaria era tardiva e non ne era stata provata la convenienza rispetto alla liquidazione.
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Appello incidentale tardivo: quando resta efficace?
La Corte di Cassazione chiarisce che l'improcedibilità dell'appello principale per mancata comparizione dell'appellante non determina l'inefficacia dell'appello incidentale tardivo. In un caso tra un ex agente e una casa editrice, la Corte ha stabilito che, secondo la normativa applicabile ratione temporis (pre-riforma Cartabia), solo l'inammissibilità dell'impugnazione principale avrebbe travolto quella incidentale. Viene inoltre precisato che, nelle udienze a trattazione scritta, il deposito delle note, anche senza scambio contestuale, è sufficiente a integrare la comparizione della parte.
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Opposizione omologa concordato: le regole formali
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato un decreto di omologa di un concordato preventivo, approvato nonostante il suo dissenso tramite "cram down". La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la formale opposizione omologa concordato, presentata tramite avvocato e depositata in cancelleria, è un requisito indispensabile per poter contestare la decisione. Una semplice comunicazione al commissario giudiziale non è sufficiente.
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Cram-down fiscale: il diritto di opposizione è sacro
Una società chiede l'omologazione forzosa (cram-down fiscale) di un concordato preventivo nonostante il voto contrario dell'Agenzia delle Entrate. Il Tribunale omologa senza avviare una formale procedura di opposizione. La Corte di Cassazione annulla la decisione, stabilendo che la mancata notifica al creditore dissenziente per consentirgli di opporsi formalmente viola il diritto al contraddittorio e causa la nullità assoluta del decreto di omologazione.
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Atti di frode: revoca del concordato anche con voto ok
Una società in liquidazione ha visto revocato il suo concordato preventivo a causa di atti di frode, consistenti nella duplicazione di beni immobili nel piano. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la semplice potenzialità decettiva dell'atto giustifica la revoca, indipendentemente dal successivo voto favorevole dei creditori. La sentenza sottolinea che la tutela della legalità e della correttezza della procedura prevale sull'approvazione dei creditori.
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