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Accordo di ristrutturazione: no con soli professionisti

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che un accordo di ristrutturazione dei debiti non può essere utilizzato per forzare un piano di rientro al Fisco se stipulato esclusivamente con i professionisti i cui crediti sono sorti per assistere l’impresa nella procedura stessa. Secondo la Corte, l’accordo deve coinvolgere i creditori preesistenti, ovvero coloro che hanno subito la crisi aziendale, affinché la precondizione per l’omologazione forzosa sia soddisfatta.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 31892 Anno 2025
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Accordo di Ristrutturazione: Non Valido se Fatto Solo con i Professionisti della Crisi

L’accordo di ristrutturazione dei debiti è uno strumento fondamentale per le imprese in difficoltà, ma il suo utilizzo deve rispettare la finalità per cui è stato creato: risolvere una crisi preesistente coinvolgendo i creditori che ne sono stati danneggiati. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha messo un punto fermo su un tentativo di abuso di questo strumento, chiarendo chi può essere considerato un creditore aderente ai fini della procedura.

Il caso analizzato riguarda una società che, per superare una grave crisi debitoria, ha tentato di far approvare un accordo stipulato unicamente con i consulenti e gli avvocati che la assistevano nella procedura stessa. Vediamo perché questa strategia è stata respinta a tutti i livelli di giudizio.

I Fatti del Caso: Un Accordo “Anomalo”

Una società sportiva in liquidazione, gravata da debiti per quasi un milione di euro, in gran parte di natura fiscale, proponeva un accordo di ristrutturazione. La particolarità dell’accordo risiedeva nel fatto che gli unici creditori aderenti erano i professionisti i cui compensi erano maturati proprio per l’assistenza fornita durante la procedura di concordato e ristrutturazione. Nessun creditore “storico”, cioè con crediti sorti prima della crisi, aveva aderito al piano.

Forte di questo accordo, la società ha chiesto al Tribunale di omologare forzatamente il piano anche nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, sfruttando il meccanismo del cosiddetto “cram-down” fiscale. In pratica, si cercava di imporre al Fisco una soluzione basata su un consenso creato “ad hoc” con creditori sorti a causa della procedura stessa.

L’Accordo di Ristrutturazione e la Posizione delle Corti di Merito

Sia il Tribunale di primo grado che la Corte d’Appello hanno respinto la richiesta della società. I giudici hanno ritenuto l’accordo nullo per abuso del diritto. La logica è chiara: lo scopo della norma è favorire un’intesa con i creditori che hanno subito “il rovescio della crisi” aziendale. Un accordo stipulato solo con soggetti i cui crediti sono una conseguenza della procedura, e non la sua causa, snatura completamente l’istituto.

La Corte d’Appello ha confermato questa linea, sottolineando che, in assenza di un accordo con i creditori preesistenti, viene a mancare il presupposto fondamentale per poter accedere alla ristrutturazione coattiva dei debiti fiscali e previdenziali.

Le Motivazioni della Cassazione: Chi sono i Veri Creditori?

La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso della società, fornendo una motivazione chiara e un principio di diritto di grande importanza pratica. I giudici supremi hanno spiegato che l’accordo di ristrutturazione deve avere come oggetto la regolazione della crisi o dell’insolvenza. Di conseguenza, non può essere utilizzato per ristrutturare i soli debiti generati dalla procedura medesima.

I crediti dei professionisti che assistono l’impresa, pur essendo prededucibili, sono ontologicamente diversi da quelli dei creditori anteriori alla crisi. Essi sorgono successivamente e a causa della procedura; sono, in un certo senso, “estranei al concorso” e ai creditori che la crisi l’hanno subita. Sono questi ultimi i veri destinatari dell’accordo.

La Corte ha stabilito che la possibilità di imporre un accordo al Fisco (omologazione forzosa) si innesta su una precondizione necessaria: l’esistenza di un accordo, seppur non maggioritario, con i creditori concorsuali, ovvero quelli anteriori all’apertura della procedura. Se questo nucleo di consenso manca del tutto, come nel caso di specie, la procedura non può nemmeno iniziare e l’omologazione forzosa è preclusa.

Le Conclusioni: Il Principio di Diritto e le Implicazioni Pratiche

La Cassazione ha enunciato il seguente principio di diritto: “in tema di accordi di ristrutturazione dei debiti, non possono essere computati tra i creditori aderenti i creditori che trovino la fonte del proprio credito nella procedura di ristrutturazione; nel qual caso, il debitore non può giovarsi dell’omologazione forzosa (…) ove facciano difetto creditori aderenti anteriori alla proposizione della procedura di ristrutturazione”.

Questa decisione ha un’importante implicazione pratica: impedisce alle imprese di “costruire” artificialmente il consenso necessario per accedere ai benefici della legge, stipulando accordi di comodo con i propri consulenti. L’accordo di ristrutturazione si conferma uno strumento serio, che richiede un confronto reale con i creditori che rappresentano il passivo originario dell’azienda, tutelando così la corretta applicazione delle procedure di risoluzione della crisi d’impresa.

È possibile stipulare un accordo di ristrutturazione dei debiti solo con i professionisti che assistono l’impresa nella procedura?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito che i creditori i cui crediti nascono dalla procedura stessa non possono essere gli unici aderenti a un accordo valido, in quanto esso deve coinvolgere i creditori preesistenti alla crisi.

Un’azienda può usare un accordo con i soli professionisti per forzare l’Agenzia delle Entrate ad accettare una ristrutturazione del debito fiscale?
No. L’omologazione forzosa (o “cram-down”) contro l’amministrazione finanziaria presuppone l’esistenza di un accordo, anche non maggioritario, con i creditori anteriori alla crisi. Un accordo con i soli professionisti non costituisce tale presupposto.

Perché i crediti dei professionisti sono considerati estranei al nucleo dell’accordo di ristrutturazione?
Perché i loro crediti sorgono come conseguenza della procedura di ristrutturazione e non a causa della crisi preesistente. L’accordo è pensato per risolvere la crisi con i creditori che l’hanno subita, non con quelli che sono stati ingaggiati per gestirla.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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