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Legge 119/2018 — Anno 2026

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85 provvedimenti

Altri anni per Legge 119/2018

Utili extracontabili: il bilancio tardivo non salva i soci
Il caso esamina un accertamento fiscale a carico di una società a responsabilità limitata a ristretta base familiare. L'Amministrazione Finanziaria contestava la presenza di utili extracontabili per l'anno 2017, presumendone la distribuzione ai soci e richiedendo le relative imposte. La società si difendeva sostenendo di aver sanato la posizione tramite rottamazione e di aver appostato tali somme in una riserva non distribuibile nel bilancio del 2019. Mentre i giudici di merito davano ragione all'azienda, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici di legittimità hanno chiarito che una registrazione contabile tardiva non è sufficiente a superare la presunzione di distribuzione. È necessaria una prova sostanziale che dimostri il reale accantonamento delle somme nell'anno in cui sono state prodotte.
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Presunzione di distribuzione degli utili: no ai bilanci postumi
L'Agenzia delle Entrate ha accertato ricavi non dichiarati in capo a una società a ristretta base familiare, imputando i relativi redditi ai soci in virtù della presunzione di distribuzione degli utili extracontabili. I contribuenti si sono difesi sostenendo di aver superato tale presunzione inserendo i maggiori ricavi in una riserva non distribuibile nel bilancio di tre anni successivo, in occasione di una sanatoria fiscale. Mentre i giudici di merito hanno dato ragione ai soci, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Gli Ermellini hanno chiarito che un'operazione contabile postuma non costituisce prova contraria valida. La presunzione opera nell'anno in cui i ricavi occulti sono stati prodotti e richiede la dimostrazione di un effettivo accantonamento in quel preciso periodo d'imposta.
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Fisco e presunzione di distribuzione degli utili extracontabili
La vicenda esamina un accertamento fiscale a carico di una società a ristretta base familiare. L'Agenzia delle Entrate contestava la mancata applicazione delle ritenute su redditi di capitale, fondandosi sulla presunzione di distribuzione degli utili extracontabili ai soci per l'anno 2015. La società opponeva di aver superato tale presunzione inserendo i maggiori ricavi in una riserva non distribuibile nel bilancio 2019, a seguito di una rottamazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici supremi hanno stabilito che una registrazione contabile postuma ha valore meramente formale. Per vincere la presunzione, il contribuente deve dimostrare l'effettivo accantonamento delle somme nello stesso anno in cui i ricavi occulti sono stati prodotti, rendendo irrilevanti le manovre contabili tardive.
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Termine breve per ricorso in Cassazione: il Fisco decade
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza favorevole ai soci di una società di persone estinta. Uno dei soci ha aderito alla definizione agevolata, determinando l'estinzione del giudizio nei suoi confronti. Per gli altri soci, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività. Il punto centrale riguarda il mancato rispetto del **termine breve per ricorso in Cassazione**. La sentenza d'appello era stata infatti notificata all'ufficio finanziario da uno dei soci mesi prima del deposito del ricorso. Poiché le posizioni dei soci sono considerate cause dipendenti e inscindibili, la notifica effettuata da un solo soggetto fa decorrere il termine per impugnare verso tutti i partecipanti al processo, rendendo nullo l'intervento tardivo dell'amministrazione finanziaria.
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Raddoppio dei termini per l’accertamento e pace fiscale
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza favorevole a una società immobiliare e ai suoi soci, riguardante un accertamento per plusvalenze non dichiarate. Il punto centrale della controversia riguardava la legittimità del raddoppio dei termini per l'accertamento in presenza di violazioni con rilievo penale. Mentre l'Ufficio sosteneva la tempestività dell'atto basandosi sulla normativa vigente, i contribuenti eccepivano la decadenza del potere impositivo. Durante il giudizio di legittimità, i contribuenti hanno presentato istanza di definizione agevolata ai sensi della normativa sulla pace fiscale. La Corte di Cassazione, preso atto dell'adesione alla sanatoria e del mancato deposito di istanze di trattazione, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando l'efficacia della definizione agevolata sulla pretesa tributaria originaria.
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Cessazione della materia del contendere e spese legali
Una contribuente otteneva in primo grado l'annullamento di cartelle esattoriali con condanna dell'ente alla rifusione delle spese. Durante l'appello, interveniva lo stralcio dei debiti sotto i mille euro previsto dalla legge. Il giudice d'appello dichiarava la cessazione della materia del contendere e compensava le spese di entrambi i gradi. La contribuente ricorreva in Cassazione sostenendo che la compensazione dovesse riguardare solo l'appello, mantenendo il diritto al rimborso del primo grado. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la cessazione della materia del contendere derivante da una norma di legge comporta la caducazione di tutte le pronunce precedenti non definitive, imponendo la compensazione totale delle spese per l'intera controversia.
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Debiti fiscali: prescrizione a 10 anni, ma lo Stato ne cancella una parte
Un contribuente ha impugnato un preavviso di ipoteca per un debito fiscale, sostenendo che i crediti fossero estinti per prescrizione quinquennale. La Corte di Cassazione ha respinto la tesi, chiarendo che la prescrizione dei crediti tributari come l'IRPEF è decennale, non quinquennale, perché non si tratta di prestazioni periodiche. Tuttavia, la Corte ha anche rilevato che alcune delle cartelle di importo minore erano state annullate automaticamente da una legge successiva. Di conseguenza, ha dichiarato la lite parzialmente cessata per i debiti cancellati, ma ha confermato la legittimità della riscossione per i crediti restanti, dando torto al contribuente sul punto principale della prescrizione.
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Sospensione termini impugnazione e liti fiscali
La Corte di Cassazione ha chiarito i criteri di calcolo per la sospensione termini impugnazione in materia tributaria. Il caso nasce da un appello dell'Agenzia delle Entrate dichiarato tardivo dalla Commissione Tributaria Regionale. La Suprema Corte ha stabilito che la sospensione di nove mesi prevista per la definizione agevolata delle liti pendenti si cumula con la sospensione feriale di agosto, a condizione che i periodi non si sovrappongano cronologicamente. Di conseguenza, l'appello è stato ritenuto tempestivo e la sentenza precedente è stata cassata con rinvio.
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Cartelle di pagamento: prova notifica e stralcio debiti
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso relativo a diverse cartelle di pagamento per un valore di oltre 230.000 euro. La contribuente contestava la validità delle notifiche e la mancata applicazione dello sgravio automatico per i debiti minori. La Corte ha confermato che la prova della notifica può essere fornita anche tramite copie e presunzioni, ma ha accolto il ricorso limitatamente ai debiti oggetto di stralcio obbligatorio per legge, dichiarando per essi la cessazione della materia del contendere.
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Condono fiscale: stop al doppio beneficio
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un contribuente che chiedeva l'accesso a un nuovo condono fiscale per debiti derivanti da una precedente sanatoria non perfezionata. La Corte ha stabilito che non è ammissibile il cosiddetto condono di condono, poiché violerebbe i principi di parità di trattamento e capacità contributiva. Inoltre, è stato confermato che l'Amministrazione finanziaria ha diritto alla liquidazione delle spese legali anche quando difesa da propri funzionari, applicando i parametri forensi ridotti del 20%.
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Estinzione del giudizio tributario e definizione agevolata
Il caso esamina un contribuente che ha impugnato un atto di riscossione ipotecaria. Durante il ricorso, è intervenuta l'adesione alla definizione agevolata dei debiti fiscali. La Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario per cessazione della materia del contendere, verificato il pagamento e l'assenza di istanze di prosecuzione.
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Definizione agevolata: estinzione per mancata notifica
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un contribuente che ha richiesto la definizione agevolata della lite fiscale. Nonostante l'opposizione dell'ente impositore, la mancanza di prova della corretta notifica del diniego ha portato all'estinzione del giudizio per perfezionamento della sanatoria.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: guida pratica
Il caso riguarda un contribuente che, dopo aver impugnato un accertamento sintetico IRPEF, ha scelto di presentare rinuncia al ricorso per cassazione avendo aderito alla definizione agevolata prevista dalla normativa sulla pace fiscale. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che in caso di rinuncia non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Impugnazione estratto di ruolo: limiti e regole
La Corte di Cassazione chiarisce i presupposti per l'impugnazione estratto di ruolo e i limiti dello stralcio dei debiti sotto i mille euro. Nel caso esaminato, un contribuente contestava carichi previdenziali superiori alla soglia di legge. La Suprema Corte ha confermato l'inammissibilità del ricorso, ribadendo che l'estratto di ruolo non è direttamente impugnabile salvo prova di uno specifico pregiudizio concreto, come previsto dalle riforme legislative recenti.
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Integrazione del contraddittorio: regole tributarie
La Corte di Cassazione ha disposto l'integrazione del contraddittorio in una controversia sull'imposta di registro. Il ricorso era stato notificato solo all'Amministrazione Finanziaria, omettendo una delle società originariamente coinvolte. La Corte ha stabilito che la partecipazione di tutti i soggetti è necessaria per la validità del giudizio.
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Cessazione materia contendere per debiti annullati
Un contribuente impugnava un'intimazione di pagamento per un debito di modesto importo. Dopo un lungo iter giudiziario, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione materia contendere. Una legge sopravvenuta, infatti, ha disposto l'annullamento automatico dei debiti sotto i mille euro affidati alla riscossione entro il 2010, rendendo la controversia priva di oggetto.
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Definizione agevolata: sì anche senza atto impositivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che la definizione agevolata delle liti fiscali, ai sensi della L. 130/2022, si applica a tutte le controversie pendenti, anche se non derivanti da un tradizionale atto impositivo. Nel caso specifico, relativo alla restituzione di un rimborso fiscale, la Corte ha accolto l'opposizione del contribuente al diniego dell'Agenzia delle Entrate, dichiarando estinto il giudizio. La decisione si fonda sulla finalità deflattiva della norma, che mira a ridurre il contenzioso in Cassazione, superando i più restrittivi requisiti delle precedenti sanatorie.
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Notifica ricorso tributario: errore e inammissibilità
Una contribuente doveva impugnare tre avvisi di accertamento distinti ma, per un errore tecnico, il suo legale notificava per tre volte lo stesso ricorso relativo a una sola annualità. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso mai correttamente notificato, chiarendo che un errore di questo tipo non costituisce una mera nullità sanabile, poiché la notifica del ricorso tributario corretto non è mai avvenuta, facendo così decorrere inutilmente i termini di decadenza.
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Rinvio della causa: la Cassazione chiede chiarimenti
Un'ordinanza della Cassazione dispone il rinvio della causa in un complesso caso tributario. La Corte ha sospeso la decisione per acquisire documentazione su un accordo conciliativo tra una delle parti e l'Agenzia delle Entrate e sugli esiti di una procedura di definizione agevolata, al fine di valutarne l'impatto sulle altre parti coinvolte.
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Studi di settore: onere della prova del contribuente
Un contribuente, titolare di una carrozzeria, impugna un avviso di accertamento basato sugli studi di settore. Dopo una vittoria in primo grado, la Commissione Tributaria Regionale accoglie l'appello dell'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, rigetta definitivamente il ricorso del contribuente, confermando che l'onere di provare le cause che giustificano lo scostamento dai parametri degli studi di settore grava su di lui. Giustificazioni generiche, come la crisi del settore, non sono considerate sufficienti se non supportate da prove concrete e specifiche.
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