L'Imputato veniva sorpreso di notte in una zona in cui la caccia era vietata, a fari spenti. Alla vista delle forze dell'ordine, fuggiva a piedi abbandonando l'auto con dentro un fucile, un machete e un coltello. Successivamente, si giustificava sostenendo che gli strumenti servissero per lavori idraulici e il fucile per il poligono. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che per evitare la condanna per porto abusivo di strumenti atti a offendere, il giustificato motivo armi deve essere fornito immediatamente al momento del controllo e non elaborato a posteriori durante il processo. Inoltre, l'attività venatoria comprende anche la fase preparatoria. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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