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L. 604/1966

6 provvedimenti

Uso abusivo di macchinari e licenziamento per giusta causa
Un dipendente ha subito un licenziamento per giusta causa dopo aver abbandonato la propria postazione durante l'orario lavorativo per svolgere attività personali. Nello specifico, il lavoratore ha azionato un macchinario complesso senza aver ricevuto un addestramento preventivo e senza alcuna autorizzazione. Il lavoratore ha impugnato la sanzione, lamentando la mancata affissione aziendale del codice disciplinare e l'assenza di un divieto espresso sull'uso del macchinario. I giudici hanno respinto le difese del dipendente, stabilendo che la violazione dei doveri fondamentali di prudenza e diligenza giustifica l'espulsione immediata anche in assenza del codice affisso. La Corte di Cassazione ha confermato definitivamente la decisione, respingendo il ricorso e condannando il lavoratore alle spese di lite.
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Licenziamento per giusta causa: prova e PEC
La Corte d'Appello di Milano ha confermato l'illegittimità di un licenziamento per giusta causa basato su messaggi WhatsApp ambigui. Il datore di lavoro, rimasto contumace in primo grado, ha tentato di giustificare la mancata difesa con un guasto elettrico al server PEC. I giudici hanno stabilito che l'impossibilità di leggere i messaggi in locale non costituisce forza maggiore se è possibile l'accesso via webmail, confermando la reintegrazione del lavoratore.
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Licenziamento in periodo di prova: guida alla nullità
La Corte d'Appello ha annullato un licenziamento in periodo di prova poiché il datore di lavoro aveva assegnato alla lavoratrice mansioni di pulizia anziché quelle contrattuali di receptionist. Essendo stata impedita la prova effettiva e risultando inesistente la giusta causa per assenza ingiustificata, la società è stata condannata al risarcimento dei danni.
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Codatorialità: licenziamento illegittimo nel gruppo
Il Tribunale di Milano ha riconosciuto la sussistenza di un rapporto di codatorialità tra una società italiana e la sua controllante estera. Di conseguenza, ha dichiarato illegittimo il licenziamento di un dipendente perché l'azienda non ha provato l'impossibilità di ricollocarlo in una delle due società del gruppo, condannandola al risarcimento del danno.
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Somministrazione illegittima: danno e prescrizione
Un ente pubblico ha utilizzato una serie di contratti di somministrazione a termine (somministrazione illegittima) per impiegare lavoratrici per anni sulle stesse mansioni. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tale pratica, riconoscendo il diritto delle lavoratrici a un risarcimento forfettario ("danno comunitario") senza necessità di provare un danno specifico. Tuttavia, ha chiarito che il termine di prescrizione per i crediti retributivi (come i premi di produzione) decorre in costanza di rapporto e non dalla sua cessazione, accogliendo parzialmente su questo punto il ricorso dell'ente e rinviando la causa per un nuovo esame.
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Licenziamento dirigente: obbligo di fedeltà e giusta causa
La Corte di Cassazione conferma la legittimità del licenziamento di un dirigente che aveva mantenuto cariche in consorzi partecipati da società concorrenti. La Corte ha stabilito che tale condotta viola il rafforzato obbligo di fedeltà che grava sul dirigente, integrando una giusta causa di recesso. Anche la sola potenzialità del danno e la lesione del vincolo fiduciario sono sufficienti a giustificare il licenziamento, data la particolare posizione di 'alter ego' del datore di lavoro ricoperta dal dirigente.
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