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L. 133/2008

5 provvedimenti

Riscossione spese di giustizia: addio invito al pagamento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33798/2023, ha stabilito un principio fondamentale in materia di riscossione spese di giustizia. A seguito delle riforme legislative, non è più necessario notificare al contribuente un invito al pagamento prima di emettere la cartella esattoriale per l'imposta di registro prenotata a debito. La Corte ha inoltre ribadito che la competenza per tale recupero spetta all'ufficio giudiziario e non all'Agenzia delle Entrate, accogliendo così il ricorso del Ministero della Giustizia e cassando la sentenza di merito.
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Società in house: no all’assunzione per ordine del giudice
La Cassazione ha stabilito che un lavoratore non può ottenere la costituzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con una società in house per ordine del giudice. Questo divieto si applica anche quando vi è un passaggio di personale da un'altra azienda, poiché la natura pubblica della società in house impone il rispetto delle procedure di assunzione del pubblico impiego. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva qualificato il passaggio di personale come cessione d'azienda e ordinato il subentro della società pubblica nel rapporto di lavoro.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda sanzionata con oltre 33.000 euro per lavoro irregolare. La decisione si fonda su vizi procedurali, tra cui la richiesta di un riesame dei fatti già confermati da due corti inferiori (principio della "doppia conforme") e l'introduzione di nuove eccezioni non sollevate nei precedenti gradi di giudizio. La sentenza sottolinea che la Corte di Cassazione non è un terzo grado di merito, ma un giudice di legittimità.
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Interposizione fittizia: chi ha l’onere della prova?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20846/2025, interviene sul tema dell'interposizione fittizia e la ripartizione dell'onere della prova in materia di IVA. Il caso riguardava una società immobiliare che, attraverso un fondo d'investimento e una società di gestione, aveva eluso le imposte. La Corte ha stabilito che, una volta provata dall'Amministrazione Finanziaria l'esistenza dello schema interpositorio, spetta al contribuente (l'interponente) dimostrare che l'IVA dovuta sulle operazioni è stata regolarmente versata dall'ente interposto. Questo principio ribalta la decisione precedente, che erroneamente addossava tale onere all'Ufficio.
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Termine lungo appello: quando decorre nel rito lavoro
La Corte d'Appello di Trieste ha dichiarato inammissibile un appello in materia di previdenza perché depositato oltre il termine lungo semestrale. La sentenza chiarisce che, nel rito del lavoro, se il giudice legge la sentenza completa di motivazioni in udienza, il termine lungo appello di sei mesi decorre da quella data, non da una successiva comunicazione della cancelleria. La presenza o meno degli avvocati alla lettura è irrilevante se vi hanno rinunciato.
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