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D.P.R. 602/1970

11 provvedimenti

Crisi e minimale contributivo: i contributi restano obbligatori
Una cooperativa di lavoro ha impugnato una cartella di pagamento emessa dall'INPS per il recupero di contributi relativi alla quattordicesima mensilità non versata ai soci lavoratori nel 2006. La società ha sostenuto che lo stato di crisi aziendale e il proprio regolamento interno giustificassero il mancato versamento dell'emolumento e la conseguente riduzione dell'imponibile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della cooperativa. I giudici hanno riaffermato il principio del minimale contributivo: l'obbligazione contributiva è del tutto autonoma rispetto alla retribuzione concretamente erogata. I contributi si calcolano sulla retribuzione dovuta secondo i contratti collettivi nazionali e non possono essere ridotti da accordi interni o piani di crisi aziendali.
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Ricostituzione della pensione: la Cassazione frena l’INPS
Due pensionati hanno richiesto la ricostituzione della pensione all'Ente Previdenziale, lamentando l'erroneo accredito dei contributi nell'Assicurazione Generale Obbligatoria anziché nel Fondo Marittimi per i periodi di navigazione svolti. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda ritenendo decisivo l'inquadramento aziendale del datore di lavoro nel settore del trasporto acque interne. I lavoratori hanno proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'iscrizione alla gestione marittimi dipenda dalla natura della nave e non dall'inquadramento formale dell'azienda. La Suprema Corte, ritenendo la questione di particolare rilevanza e complessità, ha disposto il rinvio della causa alla pubblica udienza per un esame approfondito.
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Indennità di mobilità: la Cassazione blocca i soci di cooperative
Una socia lavoratrice di una cooperativa di vigilanza ha richiesto l'indennità di mobilità per il periodo tra il 2015 e il 2016. L'INPS si è opposto, sostenendo che tale tutela non spettasse ai soci di cooperative disciplinate dal d.P.R. n. 602/1970. La Corte d'Appello aveva dato ragione alla lavoratrice, ritenendo che la Legge Fornero avesse esteso il beneficio. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, chiarendo che la riforma del 2012 ha esteso a questi lavoratori solo l'Assicurazione Sociale per l'Impiego (ASPI) e non l'indennità di mobilità. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato la sentenza d'appello e rigettato la domanda originaria della lavoratrice, escludendo il diritto al beneficio.
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Indennità di mobilità: negata ai soci di cooperative di vigilanza
Un lavoratore, socio di una cooperativa di vigilanza con qualifica di guardia giurata, veniva licenziato per cessazione dell'attività. Gli eredi chiedevano il pagamento dell'indennità di mobilità per il periodo da settembre 2015 a luglio 2016. La Corte d'appello accoglieva la domanda, ritenendo che la legge avesse esteso tale tutela anche alle cooperative di vigilanza. L'INPS proponeva ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, chiarendo che la riforma del mercato del lavoro del 2012 ha esteso a tali cooperative solo l'assicurazione contro la disoccupazione (ASpI) e la cassa integrazione straordinaria, ma non l'indennità di mobilità, prestazione peraltro destinata a scomparire dal 2017. Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato definitivamente la domanda dei familiari del lavoratore.
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Premio speciale unitario: la Cassazione fa chiarezza
Una cooperativa di autotrasporti ha contestato la pretesa dell'INAIL di ricalcolare il premio speciale unitario per gli anni 2007-2011 basandosi sulla retribuzione effettiva dei soci, anziché sull'importo fisso previsto dalla normativa speciale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della cooperativa, stabilendo che la disciplina speciale per il calcolo del premio non è stata abrogata dalle norme generali successive. Pertanto, il calcolo deve continuare a basarsi sui parametri fissi stabiliti dal decreto ministeriale attuativo, in virtù del principio di specialità.
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Inquadramento lavorativo: la mansione effettiva prevale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32922/2025, ha rigettato il ricorso di una cooperativa, confermando il diritto di un socio lavoratore a un superiore inquadramento lavorativo. La Corte ha stabilito che i livelli contrattuali di ingresso sono riservati a mansioni semplici e non possono essere applicati a lavoratori che, fin dall'inizio, svolgono compiti complessi, come la guida di autoarticolati. Inoltre, ha confermato il diritto del lavoratore alla piena retribuzione anche per i primi giorni di malattia non coperti dall'INPS.
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Premio speciale unitario: la Cassazione fa chiarezza
Una cooperativa di facchinaggio si oppone alla richiesta di un ente previdenziale di integrare i contributi assicurativi basandoli sulla retribuzione effettiva. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della cooperativa, stabilendo che il regime del premio speciale unitario, previsto da una norma speciale per difficoltà di accertamento della paga, non è stato abrogato dalla successiva legislazione generale che lega i contributi alla retribuzione. Viene affermato il principio per cui la legge speciale precedente prevale su quella generale successiva.
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Premio speciale unitario: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16905/2024, ha stabilito che il calcolo del premio speciale unitario per le cooperative di facchinaggio non è stato modificato dalla riforma del D.Lgs. 423/2001. La Corte ha chiarito che tale premio, data la sua natura speciale, continua a basarsi su parametri fissi stabiliti da decreti ministeriali e non sulla retribuzione effettivamente corrisposta ai soci. La decisione accoglie il ricorso di una cooperativa, affermando il principio secondo cui una legge generale successiva non abroga una legge speciale precedente.
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Indennità disoccupazione: no per soci cooperative
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni soci lavoratori di una cooperativa di facchinaggio e trasporto che richiedevano l'indennità di disoccupazione. La Corte ha confermato il proprio orientamento consolidato, stabilendo che, prima della Legge 92/2012, queste specifiche categorie di lavoratori erano escluse dall'obbligo assicurativo e, di conseguenza, dal diritto alla prestazione.
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Premio speciale unitario: la Cassazione fa chiarezza
Una società cooperativa di facchinaggio si è opposta alla richiesta di integrazione dei premi assicurativi avanzata da un ente previdenziale per gli anni 2007-2013. L'ente sosteneva che, a seguito di una riforma del 2001, il calcolo dovesse basarsi sulla retribuzione effettiva e non più sul premio speciale unitario a importo fisso. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, ha stabilito che la disciplina speciale non è stata implicitamente abrogata da quella generale successiva. Pertanto, il calcolo basato sul premio speciale unitario resta valido fino a specifica modifica tramite decreto ministeriale, come previsto dalla normativa originaria.
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Premio speciale unitario: calcolo e normativa
Una società cooperativa ha contestato la richiesta di un ente assicurativo di ricalcolare il premio speciale unitario in base alla retribuzione effettiva, a seguito di una riforma legislativa. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32222/2024, ha accolto il ricorso della cooperativa. Ha stabilito che la disciplina del premio speciale unitario, basata su criteri forfettari, costituisce una norma speciale (lex specialis) che non può essere considerata implicitamente abrogata da una legge successiva di carattere generale sull'imponibile contributivo. Pertanto, il metodo di calcolo originario resta valido fino a una modifica esplicita tramite apposito decreto ministeriale.
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