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D.P.R. 1525/1963

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39 provvedimenti

Contratti a termine agricoli: limiti e stagionalità
Un lavoratore ha citato in giudizio un ente pubblico agricolo per l'abuso nella reiterazione di contratti a tempo determinato. La Corte di Cassazione ha stabilito che la deroga che consente la successione di contratti a termine agricoli si applica unicamente alle attività genuinamente stagionali. Ha precisato che gli enti pubblici non sono classificabili come imprenditori agricoli e che mansioni continuative, come la manutenzione, richiedono un contratto a tempo indeterminato. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Contratti a termine in agricoltura: i limiti alla deroga
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16612/2024, ha stabilito che un ente pubblico non può essere equiparato a un imprenditore agricolo e non può abusare della reiterazione di contratti a termine in agricoltura. La deroga che permette di superare i limiti di durata è valida solo per attività genuinamente stagionali e non per mansioni continuative come la manutenzione. L'onere di provare la natura stagionale del rapporto spetta sempre al datore di lavoro.
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Contratti a termine agricoltura: no abusi stagionali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16609/2024, ha stabilito che la deroga alla disciplina sui contratti a termine in agricoltura è applicabile solo per attività strettamente stagionali. Un ente pubblico non economico non può essere qualificato come imprenditore agricolo e non può abusare di contratti a termine per mansioni continuative come la manutenzione di macchinari. L'onere di provare la natura esclusivamente stagionale del rapporto di lavoro grava sul datore di lavoro. La sentenza di merito che aveva rigettato la domanda del lavoratore è stata cassata con rinvio.
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Contratti a termine agricoltura: i limiti per gli enti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16313/2024, ha stabilito che un ente pubblico non economico operante nel settore agricolo non può essere equiparato a un imprenditore agricolo privato. Di conseguenza, non può beneficiare delle deroghe previste per la reiterazione dei contratti a termine basate su una generica ciclicità del settore. L'ordinanza chiarisce che la nozione di 'lavoro stagionale' deve essere interpretata in modo rigoroso, escludendo mansioni continuative come la manutenzione. Questo principio rafforza la tutela contro l'abuso dei contratti a termine agricoltura nel pubblico impiego.
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Lavoro agricolo stagionale: i limiti ai contratti a termine
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15277/2024, ha chiarito i rigidi confini del lavoro agricolo stagionale per la stipula di contratti a termine. Il caso riguardava un lavoratore impiegato per decenni da un ente pubblico agricolo con contratti a tempo determinato. La Corte ha stabilito che un ente pubblico non è un imprenditore agricolo e che la deroga per stagionalità si applica solo ad attività strettamente legate a una stagione, con l'onere della prova a carico del datore di lavoro.
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Contratti a termine agricoltura: i limiti per gli enti
La Corte di Cassazione interviene sul tema dei contratti a termine in agricoltura, stabilendo principi chiari per gli enti pubblici non economici. Un lavoratore, impiegato per quasi trent'anni con contratti a tempo determinato reiterati da un ente di sviluppo agricolo, aveva denunciato l'abuso di tale pratica. La Suprema Corte ha cassato la sentenza d'appello, affermando che l'ente pubblico non è un imprenditore agricolo e non può beneficiare delle deroghe previste per il settore. La nozione di stagionalità va interpretata in senso restrittivo, escludendo mansioni continuative come la manutenzione. L'onere di provare la natura esclusivamente stagionale del rapporto grava sul datore di lavoro.
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Contratti a termine agricoltura: limiti per enti pubblici
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15254/2024, ha stabilito che un ente pubblico non economico operante nel settore agricolo non può essere considerato un imprenditore agricolo. Di conseguenza, non può avvalersi delle deroghe previste per i contratti a termine agricoltura, specialmente se le mansioni svolte dal lavoratore, come la manutenzione, si protraggono per tutto l'anno e non hanno carattere puramente stagionale. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva legittimato la reiterazione di tali contratti, ribadendo che l'onere di provare la natura esclusivamente stagionale del rapporto grava sul datore di lavoro.
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Contratti a termine agricoltura: i limiti per enti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14924/2024, ha stabilito che un ente pubblico non economico non può essere qualificato come imprenditore agricolo. Di conseguenza, non può beneficiare delle deroghe previste per i contratti a termine agricoltura. La Corte ha ribadito che il concetto di 'stagionalità' deve essere interpretato in senso restrittivo, escludendo le attività continuative. La sentenza di secondo grado, che aveva giustificato la reiterazione di contratti a termine, è stata cassata con rinvio.
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Contratti a termine agricoltura: Limiti e Stagionalità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14922/2024, interviene sulla questione dei contratti a termine in agricoltura stipulati da un ente pubblico. La Corte ha stabilito che le deroghe alla durata massima dei contratti a termine nel settore agricolo si applicano solo per attività genuinamente stagionali e non per mansioni continuative. Ha chiarito che un ente pubblico agricolo non è un 'imprenditore agricolo' e che l'onere di provare la natura stagionale del rapporto grava sul datore di lavoro. La sentenza della Corte d'Appello è stata quindi cassata con rinvio.
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Contratti a termine agricoltura: i limiti per l’ente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14921/2024, ha stabilito che un ente pubblico non economico operante nel settore agricolo non può essere qualificato come 'imprenditore agricolo'. Di conseguenza, non può avvalersi delle deroghe più ampie previste per i contratti a termine agricoltura. La Corte ha chiarito che la reiterazione di tali contratti è illegittima se mira a coprire esigenze lavorative stabili e non genuinamente stagionali, anche nel settore agricolo. L'onere di provare la natura stagionale delle mansioni ricade sul datore di lavoro. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Contratti a termine agricoltura: stop agli abusi
Un lavoratore agricolo, impiegato per decenni da un ente pubblico con continui contratti a termine, ha visto riconosciuto il proprio diritto. La Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, ha stabilito che un ente pubblico non economico non è un imprenditore agricolo e non può abusare delle deroghe sui contratti a termine agricoltura. L'eccezione della stagionalità va interpretata in modo restrittivo e la prova spetta al datore di lavoro.
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Contratti a termine agricoli: limiti e stagionalità
La Corte di Cassazione interviene sulla questione della reiterazione dei contratti a termine agricoli stipulati da un ente pubblico. Con l'ordinanza n. 14251/2024, ha stabilito che un ente pubblico non economico non può essere qualificato come "imprenditore agricolo" e, pertanto, non può beneficiare delle deroghe previste per il settore. La Corte ha inoltre fornito un'interpretazione restrittiva del concetto di "stagionalità", escludendo le attività continuative. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Reiterazione illegittima contratti: i limiti per enti
Un lavoratore agricolo ha contestato la reiterazione illegittima contratti a termine da parte di un ente pubblico. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione d'appello, stabilendo che un ente pubblico non economico non può essere considerato imprenditore agricolo e non beneficia delle deroghe sui limiti di durata dei contratti a termine se non per attività strettamente stagionali, il cui onere della prova spetta al datore di lavoro.
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Contratti stagionali: il ruolo del CCNL
Un lavoratore ha contestato la legittimità di una serie di contratti a termine con un consorzio di bonifica. La Corte di Cassazione ha stabilito che la successione di contratti stagionali era legittima, confermando che i contratti collettivi nazionali (CCNL) hanno il potere di individuare attività stagionali anche oltre l'elenco previsto dalla legge. Di conseguenza, per tali attività non si applica il limite massimo di durata di 36 mesi.
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Contratti stagionali: la Cassazione chiarisce i limiti
Un lavoratore assunto per anni con contratti a termine per la manutenzione di impianti di irrigazione ha chiesto la conversione del rapporto in tempo indeterminato. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che i contratti collettivi possono legittimamente individuare nuovi lavori stagionali, oltre a quelli previsti dalla legge, a condizione che tali attività siano intrinsecamente e genuinamente stagionali. In questo caso, i contratti stagionali per la manutenzione irrigua sono stati ritenuti validi.
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Attività stagionali e CCNL: la Cassazione decide
Un lavoratore, impiegato per anni con contratti a tempo determinato per la manutenzione di impianti irrigui, ha chiesto la conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato, sostenendo il superamento del limite massimo di 36 mesi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la contrattazione collettiva può legittimamente individuare nuove "attività stagionali" non previste dalla legge. Tale qualificazione permette di derogare al limite dei 36 mesi, rendendo legittima la successione dei contratti a termine per le mansioni specificate dal CCNL.
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Successione di contratti: la Cassazione chiarisce
Una lavoratrice, dopo una lunga serie di contratti a termine e in somministrazione, ha impugnato solo l'ultimo rapporto di lavoro chiedendone la conversione a tempo indeterminato. Le corti di merito hanno rigettato la domanda per intervenuta decadenza rispetto ai contratti precedenti. La Corte di Cassazione ha cassato la decisione, stabilendo un importante principio sulla successione di contratti a termine: anche se i contratti passati non sono stati impugnati nei termini, il giudice deve valutarli come 'antecedente storico' per verificare se la reiterazione abbia superato i limiti di legge, rendendo illegittimo l'ultimo contratto.
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Contratti a termine: calcolo del limite di 36 mesi
Un musicista, assunto con una serie di contratti a termine dal 1997, ha visto riconosciuto il suo diritto al risarcimento per il superamento del limite massimo di 36 mesi. La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini del calcolo della durata complessiva, devono essere considerati anche i rapporti di lavoro precedenti all'entrata in vigore del D.Lgs. 368/2001. La Corte ha cassato la sentenza d'appello e, decidendo nel merito, ha confermato la condanna dell'ente teatrale al risarcimento del danno, riaffermando il principio della lotta all'abuso dei contratti a termine anche nel settore pubblico e artistico.
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Contratti a termine stagionali: quando sono legittimi?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di contratti a termine successivi che superano i 36 mesi per un'attività di ristorazione, qualificandola come stagionale. La decisione chiarisce che l'onere di provare la natura stagionale spetta al datore di lavoro, il quale può utilizzare come prova le comunicazioni agli enti pubblici e i contratti collettivi. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del lavoratore, che mirava a una nuova valutazione dei fatti, convalidando così i contratti a termine stagionali stipulati.
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