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D.P.R. 1420/1971

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99 provvedimenti

Pensione lavoratori spettacolo: il tetto per la Quota B
La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale per la pensione lavoratori spettacolo, stabilendo che il massimale di retribuzione giornaliera pensionabile, previsto da una normativa del 1971, si applica anche alla cosiddetta "Quota B", ovvero ai contributi versati dopo il 1° gennaio 1993. La Corte ha accolto il ricorso dell'Ente Previdenziale, annullando la decisione della Corte d'Appello. Secondo i giudici, questo limite non è mai stato abrogato e la sua applicazione è legittima, nonostante la base per il versamento dei contributi sia più alta, in virtù del regime complessivamente più favorevole previsto per questa categoria di lavoratori.
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Pensione lavoratori spettacolo: il limite sulla Quota B
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29604/2024, ha stabilito che il massimale di retribuzione giornaliera pensionabile previsto dalla normativa del 1971 si applica anche alla cosiddetta "Quota B" della pensione lavoratori spettacolo. La Corte ha ribaltato la decisione di merito, affermando la perdurante vigenza di tale limite, ritenendolo non abrogato e coessenziale alla disciplina speciale e di favore per questa categoria di lavoratori.
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Massimale pensionabile spettacolo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29602/2024, ha stabilito che il massimale pensionabile spettacolo, previsto da una normativa del 1971, si applica anche alla "Quota B" della pensione. La Corte ha ribaltato la decisione di merito che aveva escluso tale limite, riaffermando un orientamento consolidato secondo cui il tetto alla retribuzione giornaliera pensionabile non è mai stato abrogato e contribuisce a bilanciare un sistema previdenziale altrimenti molto favorevole per la categoria. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Massimale pensionabile spettacolo: la Cassazione decide
Un lavoratore dello spettacolo aveva ottenuto la riliquidazione della pensione senza l'applicazione del tetto retributivo. L'Ente Previdenziale ha impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il massimale pensionabile spettacolo deve essere applicato anche alla "quota B" della pensione (anzianità maturate dopo il 1992). Secondo la Corte, tale limite non è mai stato abrogato ed è un elemento essenziale per bilanciare il sistema previdenziale specifico del settore.
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Massimale pensionabile spettacolo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27022/2024, ha stabilito che il massimale pensionabile spettacolo deve essere applicato anche alla quota di pensione maturata dopo il 31 dicembre 1992 (c.d. Quota B). La Corte ha ribaltato le decisioni dei giudici di merito che avevano escluso l'applicazione di tale tetto, affermando che la norma non è mai stata abrogata ed è coessenziale a un sistema previdenziale, quello per i lavoratori dello spettacolo, nel complesso più favorevole rispetto a quello generale. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova decisione conforme a questo principio.
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Massimale pensionabile: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha stabilito che il massimale pensionabile si applica anche alla 'quota B' delle pensioni dei lavoratori dello spettacolo (ex ENPALS). Accogliendo il ricorso dell'ente previdenziale, ha annullato la decisione di merito che escludeva tale limite, rinviando il caso per un nuovo calcolo.
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Massimale pensionabile: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27015/2024, ha stabilito che il massimale pensionabile previsto per i lavoratori dello spettacolo si applica anche alla "quota B" della pensione, maturata dopo il 31 dicembre 1992. La Corte ha chiarito che tale limite non è stato abrogato dalle riforme successive e costituisce un elemento essenziale del regime previdenziale di favore di questa categoria. La sentenza di merito, che aveva escluso l'applicazione del tetto, è stata quindi annullata con rinvio.
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Pensione lavoratori spettacolo: il calcolo corretto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13266/2024, ha stabilito un importante principio sul calcolo della pensione lavoratori spettacolo. Il caso riguardava una costumista a cui era stata applicata retroattivamente la classificazione in un gruppo contributivo sfavorevole. La Corte ha chiarito che la suddivisione in gruppi A e B, introdotta dal D.Lgs. 182/97, non è retroattiva. Pertanto, per i periodi lavorativi antecedenti al 1997, si applicano le vecchie regole, mentre il criterio della prevalenza per l'inquadramento definitivo si applica solo ai periodi successivi alla riforma. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo calcolo.
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Decadenza ricalcolo pensione: la Cassazione chiarisce
Un pensionato ha contestato il calcolo della sua pensione. L'ente previdenziale ha eccepito la decadenza del diritto. La Corte di Cassazione ha chiarito che la decadenza ricalcolo pensione, introdotta nel 2011, ha un effetto limitato: non estingue il diritto a una pensione corretta per il futuro, ma si applica solo ai ratei maturati oltre tre anni prima della domanda giudiziale. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello e rinviato la causa per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Calcolo pensione spettacolo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso cruciale riguardante il calcolo pensione spettacolo. La controversia vedeva contrapposti un pensionato del settore e l'ente previdenziale in merito alla corretta metodologia di calcolo della cosiddetta "Quota B" della pensione. La Corte ha accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che il massimale giornaliero previsto dalla normativa del 1971 (DPR 1420/1971) rimane applicabile, seppur aggiornato, e non è stato abrogato dalle riforme successive. Inoltre, ha chiarito che la decadenza triennale per le richieste di riliquidazione si applica solo ai ratei maturati oltre il triennio precedente la domanda giudiziale, senza estinguere il diritto alla pensione ricalcolata per il futuro.
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Calcolo pensione lavoratori spettacolo: la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul calcolo pensione lavoratori spettacolo, in particolare sulla determinazione della "Quota B" per chi aveva meno di 18 anni di contributi al 31/12/1995. Un lavoratore aveva ottenuto in Appello il ricalcolo della pensione basato su un criterio più favorevole. L'ente previdenziale ha impugnato la decisione, sostenendo la vigenza di un vecchio massimale di retribuzione giornaliera. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente, confermando che il vecchio tetto retributivo non è stato abrogato e deve essere applicato anche per la Quota B, cassando la sentenza d'appello e rinviando la causa per un nuovo esame.
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Pensione lavoratori spettacolo: il calcolo della Quota B
La Corte di Cassazione ha stabilito che per la pensione lavoratori spettacolo, il calcolo della 'Quota B' deve ancora rispettare il massimale di retribuzione giornaliera previsto dal DPR 1420/1971. La successiva normativa (D.Lgs. 182/97) non ha abrogato tale limite, ma solo integrato il sistema di calcolo. La sentenza ha quindi annullato la decisione della Corte d'Appello che aveva accolto la tesi del pensionato.
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Pensione lavoratori spettacolo: calcolo Quota B
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul calcolo della pensione per i lavoratori dello spettacolo, accogliendo il ricorso di un ente previdenziale. La Corte ha stabilito che per il calcolo della "Quota B" della pensione si applica uno specifico massimale giornaliero di retribuzione, come previsto da una normativa del 1971, e non il massimale annuo generale. Inoltre, ha chiarito che la decadenza triennale per le richieste di ricalcolo non estingue il diritto, ma limita solo gli arretrati recuperabili a quelli maturati nei tre anni precedenti la domanda giudiziale.
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Pensione spettacolo: limite retributivo per Quota B
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34200/2024, ha stabilito che per la pensione spettacolo, il calcolo della cosiddetta "Quota B" (relativa alle anzianità maturate dal 1° gennaio 1993) deve rispettare il massimale di retribuzione giornaliera pensionabile previsto dall'art. 12 del d.P.R. n. 1420/1971. La Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, cassando la decisione della Corte d'Appello che aveva escluso tale limite. Viene così consolidato l'orientamento secondo cui tale massimale non è stato abrogato e costituisce un elemento coessenziale della disciplina pensionistica, più favorevole, per i lavoratori del settore.
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Massimale pensionabile: la Cassazione decide su quota B
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34197/2024, ha stabilito che il massimale pensionabile giornaliero previsto dal d.P.R. n. 1420/1971 si applica ancora al calcolo della 'quota B' della pensione per i lavoratori dello spettacolo. La Corte ha accolto il ricorso dell'Istituto Previdenziale, ribaltando la decisione della Corte d'Appello e confermando che le normative successive non hanno abrogato tale limite, ritenuto coessenziale alla sostenibilità del sistema pensionistico di categoria.
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Massimale pensionabile spettacolo: il limite si applica
Un lavoratore del settore dello spettacolo ha contestato l'applicazione di un tetto retributivo al calcolo della sua pensione (quota B). Dopo decisioni favorevoli nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha ribaltato la sentenza. L'ordinanza stabilisce che il massimale pensionabile spettacolo, previsto da una norma del 1971, è ancora in vigore e deve essere applicato, in quanto parte integrante di un sistema previdenziale di favore. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova decisione.
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Massimale pensionabile spettacolo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che il massimale pensionabile per i lavoratori dello spettacolo si applica anche alla cosiddetta "quota B" della pensione, ossia quella maturata dopo il 1° gennaio 1993. La Corte ha ribaltato la decisione di merito, confermando la piena vigenza del limite di retribuzione giornaliera previsto dalla normativa di settore, ritenendolo un elemento coessenziale a un sistema previdenziale complessivamente favorevole per questa categoria di lavoratori.
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Massimale pensionabile: Cassazione e calcolo pensioni
La Corte di Cassazione ha stabilito che il calcolo della 'quota B' della pensione per i lavoratori dello spettacolo deve rispettare il limite del massimale pensionabile giornaliero. La Corte ha chiarito che tale limite, previsto da una normativa del 1971, non è stato abrogato e contribuisce a bilanciare il sistema previdenziale di categoria, più favorevole rispetto a quello generale. La decisione riforma la sentenza d'appello che aveva escluso l'applicazione di tale tetto.
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Massimale pensionabile spettacolo: la Cassazione conferma
In una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha affrontato il tema del calcolo pensionistico per i lavoratori dello spettacolo, focalizzandosi sul massimale pensionabile. La controversia vedeva contrapposti l'ente previdenziale e un lavoratore riguardo l'applicabilità di un tetto massimo alla retribuzione giornaliera per il calcolo della cosiddetta "quota B" della pensione (maturata dopo il 1993). La Corte Suprema ha accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che il massimale pensionabile spettacolo previsto da una normativa del 1971 è ancora pienamente in vigore e deve essere applicato. La decisione ribalta la sentenza d'appello, affermando che tale limite non è stato abrogato né superato dalle leggi successive e costituisce un elemento coessenziale del regime previdenziale di favore per la categoria.
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Massimale pensionabile Quota B: la Cassazione decide
Un pensionato, ex lavoratore dello spettacolo, ha contestato il calcolo della sua pensione, in particolare della "quota B", a causa dell'applicazione di un tetto massimo alla retribuzione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31955/2024, ha stabilito due principi chiave: la decadenza triennale si applica solo ai ratei arretrati e non al diritto al ricalcolo per il futuro; il vecchio "massimale pensionabile" previsto dal D.P.R. 1420/1971 è ancora valido per il calcolo della "quota B", non essendo stato abrogato dalle riforme successive. La Corte ha quindi accolto il ricorso dell'ente previdenziale su questo punto, cassando la sentenza d'appello e rinviando la causa per un nuovo esame.
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