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D.M. 1444/1968

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149 provvedimenti

Interesse pubblico urbanistica: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso riguardante la decisione di un Comune di conservare, per interesse pubblico urbanistica, un parcheggio multipiano edificato abusivamente e successivamente acquisito al patrimonio comunale. I proprietari confinanti, che ne chiedevano la demolizione, hanno impugnato la decisione del Consiglio di Stato. La Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la valutazione del giudice amministrativo sulla carenza di interesse dei vicini a impugnare l'atto di acquisizione non costituisce un diniego di giurisdizione. Inoltre, ha confermato che il controllo sulla logicità e congruità della motivazione addotta dal Comune per la conservazione dell'immobile rientra nel legittimo esercizio del potere giurisdizionale e non sconfina nel merito amministrativo.
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Indennità di sopraelevazione: quando è dovuta?
Il proprietario di un lastrico solare realizza una sopraelevazione, e la proprietaria dei piani inferiori agisce in giudizio per ottenere l'indennità di sopraelevazione e il risarcimento di vari danni. La Cassazione, accogliendo parzialmente il ricorso incidentale, cassa la sentenza di merito per motivazione apparente sulla quantificazione del danno per la violazione delle distanze legali, specificando che la liquidazione equitativa deve essere motivata con criteri concreti e non può essere arbitraria. Viene inoltre confermata la debenza dell'indennità, non ravvisando una rinuncia implicita in un precedente atto di donazione.
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Principio di prevenzione e distanze tra costruzioni
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione di merito che negava l'applicazione del principio di prevenzione in un caso di costruzione sul confine. La controversia riguardava una veranda edificata in violazione della distanza minima di cinque metri prevista dal regolamento locale. La Corte ha stabilito che se il regolamento edilizio locale consente la costruzione sul confine, il principio di prevenzione è operativo e non può essere escluso solo perché altre norme dello stesso regolamento prevedono distanze minime. Sarà quindi decisivo accertare chi tra i due vicini ha costruito per primo.
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Ristrutturazione edilizia: le nuove norme lo salvano
Un proprietario, condannato per violazione delle distanze in un intervento di ristrutturazione edilizia, ottiene l'annullamento della sentenza. La Cassazione applica lo ius superveniens (nuove leggi più favorevoli), stabilendo che le modifiche alla sagoma dell'edificio non lo qualificano automaticamente come 'nuova costruzione'. Il caso torna in Appello per una nuova valutazione alla luce della normativa aggiornata.
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Distanze legali costruzioni: anche una tettoia conta
In un caso di violazione delle distanze legali costruzioni, la Corte di Cassazione ha confermato che una tettoia-autorimessa stabile e ancorata al suolo deve essere considerata una 'costruzione' a tutti gli effetti. Di conseguenza, è soggetta alla norma che impone una distanza minima di 10 metri dalle pareti finestrate degli edifici vicini. La Corte ha rigettato il ricorso dei costruttori, confermando l'ordine di arretramento parziale dell'edificio e il risarcimento del danno, stabilendo principi chiave sulla qualificazione dei manufatti edilizi.
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Distanze legali costruzioni: la delibera è valida?
Una società edilizia, appellandosi a una delibera comunale permissiva, ha visto il suo ricorso respinto dalla Cassazione in una controversia sulle distanze legali costruzioni. La Corte ha ribadito che i regolamenti nazionali (DM 1444/1968) prevalgono sulle norme locali meno restrittive, che non hanno completato l'iter di approvazione regionale. Di conseguenza, la nuova costruzione deve essere arretrata per rispettare le distanze minime imposte dalla legge nazionale, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Eccesso di potere giurisdizionale: limiti del G.A.
Una società ha accusato il Consiglio di Stato di eccesso di potere giurisdizionale per aver confermato la legittimità della richiesta di un Comune di un accordo con i confinanti per derogare alle distanze. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che il Giudice Amministrativo non invade la giurisdizione civile quando, per valutare la legittimità di un atto, interpreta norme urbanistiche locali sulle distanze dai confini, senza decidere la controversia tra privati.
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Nuova costruzione: quando la ristrutturazione viola le distanze
La Corte d'Appello di Roma conferma la condanna di una società ad arretrare un edificio realizzato in violazione delle distanze legali. La sentenza chiarisce che un intervento edilizio, anche se definito ristrutturazione, si qualifica come nuova costruzione se comporta un aumento della volumetria preesistente. In tal caso, l'opera deve rispettare le normative sulle distanze tra edifici. Viene invece respinta la domanda relativa alla servitù di veduta per mancanza di prova del titolo di acquisto del diritto.
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Distanze tra costruzioni: chi paga i danni?
Una causa per violazione delle distanze tra costruzioni si conclude con una sentenza complessa: il Tribunale accerta una violazione reciproca da parte di entrambi i proprietari confinanti. Di conseguenza, rigetta la richiesta di risarcimento danni e ordina a entrambe le parti di chiudere le aperture irregolari. Il progettista dell'opera più recente viene ritenuto responsabile e condannato a manlevare i propri clienti dai costi. Tuttavia, la sua compagnia assicurativa non è tenuta a pagare, poiché il professionista era a conoscenza della violazione prima di stipulare la polizza, configurando una reticenza che rende il contratto inefficace.
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