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D.Lgs. 8/2016

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130 provvedimenti

Confisca per contrabbando: non basta la sanzione
Un automobilista è stato fermato per contrabbando a causa dell'uso irregolare di un'auto di lusso con targa non comunitaria. Nonostante il pagamento di una sanzione ridotta, la Corte di Cassazione ha stabilito che la confisca per contrabbando del veicolo è obbligatoria. La Corte ha chiarito che si tratta di una misura di sicurezza, non di una sanzione accessoria, e pertanto non viene annullata dalla definizione agevolata della sanzione pecuniaria. La confisca del veicolo è stata quindi confermata.
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Recidiva guida senza patente: la prova decisiva
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di assoluzione per il reato di guida senza patente. La Suprema Corte ha chiarito che per configurare la recidiva guida senza patente, è sufficiente la prova di una precedente violazione amministrativa divenuta definitiva, anche senza un attestato formale, se la difesa non contesta. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Contrabbando tabacchi: la nuova depenalizzazione
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per contrabbando di tabacchi lavorati esteri. A seguito della riforma del 2024 (D.Lgs. 141/2024), la detenzione per la vendita di quantità inferiori a 15 kg non è più reato ma illecito amministrativo. La sentenza chiarisce l'impatto della nuova normativa, che porta alla depenalizzazione del contrabbando di tabacchi di lieve entità, con l'annullamento delle sentenze di condanna precedenti e la trasmissione degli atti all'autorità amministrativa per l'applicazione della sanzione pecuniaria.
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Recidiva guida senza patente: quando scatta il reato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per il reato di recidiva guida senza patente. La sentenza conferma che il reato si configura quando la seconda violazione avviene entro due anni da una sanzione amministrativa divenuta definitiva per lo stesso illecito. I giudici hanno escluso l'applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, a causa della reiterazione della condotta e dei precedenti dell'imputato, ritenendola indicativa di una non trascurabile offensività.
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Depenalizzazione: condanna annullata, sanzione resta
Un automobilista, condannato per una violazione del Codice della Strada, ha ottenuto l'annullamento della sentenza in Cassazione a seguito della depenalizzazione del reato. La Corte Suprema ha cancellato la condanna penale e la relativa sospensione della patente. Tuttavia, in base a una specifica norma transitoria, ha disposto la trasmissione degli atti al Prefetto per l'applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria, dimostrando come la depenalizzazione trasformi la natura della sanzione ma non estingua l'illecito.
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Guida senza patente recidiva: le pene previste
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida senza patente recidiva. La Corte ha confermato che la legge prevede una pena congiunta di arresto e ammenda, respingendo la tesi della difesa che contestava la doppia sanzione. L'inammissibilità del ricorso ha inoltre impedito di dichiarare l'eventuale prescrizione del reato.
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Recidiva e prescrizione: la Cassazione chiarisce
Due soci, condannati in appello per bancarotta fraudolenta, ottengono esiti diversi in Cassazione. La Corte suprema dichiara inammissibile il ricorso di uno dei due per non aver contestato la recidiva nel giusto grado di giudizio. Accoglie invece il ricorso dell'altro, annullando la condanna per intervenuta prescrizione, dopo aver accertato che la recidiva non gli era stata applicata in primo grado. La sentenza sottolinea l'importanza della corretta formulazione dei motivi d'appello e della precisa interpretazione delle motivazioni della sentenza.
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Omesso versamento ritenute: la crisi non è scusa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imprenditore per omesso versamento di ritenute, stabilendo che la crisi di liquidità aziendale non costituisce una scusante valida. Per escludere la responsabilità penale, l'imputato deve dimostrare di aver affrontato una situazione di forza maggiore, imprevedibile e insuperabile, e di aver tentato ogni azione possibile per adempiere al debito tributario, anche attingendo al proprio patrimonio personale. La Corte ha inoltre precisato che, ai fini della condanna, è necessaria la prova dell'avvenuto rilascio delle certificazioni ai sostituiti, non bastando la sola dichiarazione fiscale.
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Esdebitazione e patteggiamento: no al beneficio
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18520/2025, ha stabilito che un imprenditore fallito non può ottenere il beneficio dell'esdebitazione se ha riportato una condanna penale tramite patteggiamento per reati connessi all'attività d'impresa. La Corte chiarisce due punti fondamentali: primo, la sentenza di patteggiamento è equiparata a una sentenza di condanna ai fini della normativa fallimentare; secondo, l'estinzione del reato che consegue al patteggiamento non equivale alla riabilitazione, unico requisito che permetterebbe di superare l'ostacolo della condanna. La decisione sottolinea il rigore del legislatore nel valutare la meritevolezza del debitore, negando il beneficio della liberazione dai debiti in presenza di un precedente penale specifico, consolidando l'orientamento sull'incompatibilità tra esdebitazione e patteggiamento.
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Termine di decadenza: annullata sanzione per ritardo
Un'azienda si oppone a un'ordinanza di ingiunzione per omesso versamento di ritenute previdenziali. Il Tribunale del Lavoro di Milano ha accolto il ricorso, annullando la sanzione. La motivazione principale è che l'ente previdenziale ha notificato la violazione ben oltre il termine di decadenza di 90 giorni previsto dalla legge, causando l'estinzione dell'obbligazione pecuniaria. La complessità dei controlli interni dell'ente non è stata ritenuta una giustificazione valida per il ritardo.
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