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D.Lgs. 74/2000 — Sezione Sezioni Unite Penale

3 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 74/2000

Sequestro preventivo: Salari protetti, compensi amministratori no
Due amministratori di un'azienda sono stati indagati per evasione fiscale, accusati di aver usato fatture false per evadere l'IVA. I loro beni, inclusi i compensi da amministratori, sono stati sottoposti a sequestro preventivo per equivalente. Gli indagati hanno chiesto la restituzione di parte delle somme, sostenendo che rientravano nei limiti di pignorabilità previsti per stipendi e pensioni, a tutela del 'minimo vitale'. La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha stabilito che i limiti di pignorabilità si applicano al sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente. Tuttavia, ha respinto i ricorsi, chiarendo che i compensi degli amministratori non sono assimilabili a crediti di lavoro o pensionistici e, quindi, non godono della stessa protezione.
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Provvedimento abnorme del giudice: l’udienza preliminare resta
Due contribuenti affrontano un'accusa per presunte infedeltà fiscali. Il pubblico ministero richiede il rinvio a giudizio applicando la pena edittale in vigore al momento dell'azione penale. Il giudice dell'udienza preliminare restituisce invece gli atti alla procura, sostenendo la necessità della citazione diretta sulla base della pena originaria meno severa. La Suprema Corte dichiara che tale decisione configura un provvedimento abnorme. L'atto del giudice costringe infatti l'accusa a emettere un atto processualmente invalido, generando un'indebita regressione e il blocco del procedimento penale.
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Confisca per equivalente e prescrizione: stop retroattività
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che la confisca per equivalente non può essere mantenuta in caso di prescrizione del reato se i fatti sono stati commessi prima dell'entrata in vigore dell'art. 578-bis c.p.p. La decisione riguarda un caso di reati tributari in cui la Corte d'Appello aveva confermato la misura ablativa nonostante l'estinzione dei reati. La Suprema Corte ha chiarito che l'art. 578-bis c.p.p. possiede una natura sostanziale e punitiva, soggetta quindi al principio di irretroattività della norma penale sfavorevole.
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