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D.Lgs. 5/2003

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51 provvedimenti

Legittimazione passiva: chi citare in giudizio?
Un investitore, agendo come cessionario di un credito, ha citato in giudizio una società di intermediazione mobiliare per presunte irregolarità in operazioni di investimento. I tribunali di primo e secondo grado hanno respinto la domanda per difetto di legittimazione passiva, sostenendo che l'azione doveva essere intentata contro la società di gestione del risparmio che aveva effettivamente ricevuto le somme. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché il ricorrente non aveva specificamente contestato questa autonoma ragione della decisione, che è quindi passata in giudicato, rendendo superfluo l'esame degli altri motivi.
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Revoca amministratori srl: la Cassazione fa chiarezza
La Cassazione esamina un caso di mala gestio e discute l'ammissibilità dell'azione di revoca amministratori srl al di fuori della fase cautelare. A causa di contrasti giurisprudenziali, l'ordinanza interlocutoria rinvia la causa a pubblica udienza per un approfondimento sul tema, cruciale per la tutela dei soci.
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Compenso sindaci: nullo l’accordo dell’amministratore
Un ex sindaco di società aveva stipulato un accordo transattivo con l'amministratore delegato per definire l'importo della sua retribuzione. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di tale accordo, ribadendo che la determinazione del compenso dei sindaci è una competenza esclusiva e inderogabile dell'assemblea dei soci. Di conseguenza, un amministratore non ha il potere di modificare o transigere su tale materia, e qualsiasi accordo in tal senso è privo di validità giuridica.
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Responsabilità amministratori: nuove prove in appello
Una società bancaria ha citato in giudizio i suoi ex amministratori e sindaci per gravi violazioni nella gestione, chiedendo un cospicuo risarcimento danni. Dopo una condanna in Appello, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza. Il motivo principale riguarda l'inammissibilità di documenti cruciali prodotti dalla banca solo in fase di appello, violando le regole processuali. La Suprema Corte ha chiarito che la produzione di nuove prove in appello è severamente limitata e che tale violazione invalida la consulenza tecnica e la decisione basata su di essa. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce dei principi sulla responsabilità amministratori e sindaci e sulle prove ammissibili.
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Clausola compromissoria: quando è valida?
Una società cooperativa ha citato in giudizio il suo ex presidente per la presunta appropriazione di una somma di denaro ricevuta da un ente pubblico. L'ex presidente ha eccepito la competenza del tribunale, sostenendo che la controversia dovesse essere decisa da arbitri in base a una clausola compromissoria presente nello statuto. La Corte di Cassazione ha confermato la competenza arbitrale, stabilendo che l'azione di responsabilità contro un amministratore riguarda diritti disponibili, anche se i fondi in questione sono di origine pubblica. La natura risarcitoria della pretesa e il fatto che il credito fosse stato ceduto in precedenza dimostrano la sua disponibilità, rendendo valida ed efficace la clausola compromissoria.
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Vincolo di solidarietà avvocato: sì se c’è transazione
Due avvocati hanno citato in giudizio la controparte del loro ex cliente per ottenere il pagamento dei loro onorari, invocando il vincolo di solidarietà previsto in caso di transazione. I tribunali di merito avevano respinto la richiesta, ma la Corte di Cassazione ha annullato la decisione. Secondo la Corte, una mera ordinanza di "compensazione delle spese" a seguito di una transazione non esclude automaticamente il diritto degli avvocati, rendendo necessaria una valutazione più approfondita del caso.
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Recesso contratto preliminare: la validità parziale
La Corte di Cassazione chiarisce la validità del recesso da un contratto preliminare, anche se l'accordo di recesso è sottoscritto solo da alcuni dei contraenti. L'ordinanza stabilisce che, sebbene l'accordo non possa sciogliere l'intero contratto, produce effetti vincolanti tra le parti firmatarie. Nel caso specifico, un promissario acquirente di quote societarie aveva pattuito il recesso con due dei tre promittenti venditori. La Corte ha ritenuto tale recesso valido ed efficace tra di loro, rigettando la tesi dell'inefficacia totale dell'atto e respingendo la conseguente richiesta di risarcimento per responsabilità professionale degli avvocati coinvolti.
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Provvedimento cautelare anticipatorio: la Cassazione dubita
La Corte di Cassazione esamina il caso di un provvedimento cautelare anticipatorio emesso per violazione di un marchio. La questione centrale è se tale misura perda efficacia se non viene avviato il giudizio di merito, alla luce del contrasto tra la legge italiana (che lo consente) e una direttiva europea (che sembra imporlo). Rilevando un dubbio interpretativo insanabile, la Corte ha sospeso il giudizio e ha rimesso la questione alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea per chiarire la compatibilità della norma nazionale con quella comunitaria.
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Obblighi informativi: la banca deve risarcire
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un istituto di credito al risarcimento dei danni a favore di alcuni risparmiatori per l'acquisto di obbligazioni ad alto rischio. La decisione si fonda sulla violazione degli obblighi informativi da parte della banca. Secondo la Corte, l'inadempimento informativo crea una presunzione legale del nesso di causalità con il danno subito dall'investitore, e la semplice propensione al rischio di quest'ultimo non è sufficiente a esonerare l'intermediario dalle sue responsabilità.
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Azione revocatoria scissione: competenza e fallimento
Le Sezioni Unite chiariscono la competenza per l'azione revocatoria di una scissione societaria. Sebbene l'azione rientri nella materia del Tribunale delle Imprese, quando promossa dal curatore fallimentare prevale la competenza inderogabile del Tribunale fallimentare. La decisione analizza la natura dell'azione e il conflitto tra competenze specializzate.
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Errore revocatorio: quando non si può revocare la Cassazione
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione, chiarendo che il dissenso sull'interpretazione giuridica non costituisce un errore revocatorio. Il caso verteva sulla qualificazione di un arbitrato come rituale o irrituale in una disputa societaria.
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