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D.Lgs. 385/1993 — Sezione Seconda Penale

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28 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 385/1993

Hawala e associazione: i limiti della partecipazione
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di diversi soggetti condannati per associazione a delinquere finalizzata all'esercizio abusivo di attività finanziaria tramite il sistema Hawala. Mentre per la maggior parte degli imputati i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili a causa della genericità delle doglianze e della presenza di una doppia conforme, per un imputato la sentenza è stata annullata con rinvio. La Corte ha rilevato la necessità di distinguere chiaramente tra la partecipazione organica al sodalizio e il concorso esterno, richiedendo una motivazione più rigorosa sulla sussistenza dell'affectio societatis.
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Reato di usura: responsabilità e concorso nel delitto
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale per concorso nel reato di usura e per riciclaggio a carico di due soggetti. Il primo imputato agevolava la riscossione di interessi usurari mettendo a disposizione un locale per le transazioni illecite. Il secondo occultava la provenienza di assegni di origine delittuosa versandoli sul proprio conto e monetizzandoli. La Suprema Corte ha chiarito che il reato di usura è a consumazione prolungata e che il riciclaggio si distingue dalla ricettazione per la specifica idoneità della condotta a ostacolare la tracciabilità dei fondi.
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Appropriazione indebita: quando il debito è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale per il reato di appropriazione indebita a carico di un soggetto che, dopo aver ricevuto somme di denaro da privati per finalità di investimento, si era reso irreperibile trattenendo i capitali. La difesa sosteneva che la condotta integrasse un semplice inadempimento contrattuale e che il reato fosse estinto per prescrizione. I giudici hanno invece stabilito che il momento consumativo del delitto coincide con la manifestazione della volontà di dominio sul bene, avvenuta quando l'imputato ha fatto perdere le proprie tracce. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per la genericità dei motivi e per il tentativo di richiedere una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità.
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Confisca per sproporzione: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della confisca per sproporzione applicata a due soggetti condannati per usura. La misura ha colpito denaro, gioielli e un motoveicolo di lusso poiché il valore dei beni superava ampiamente i redditi dichiarati e gli imputati non sono riusciti a dimostrarne la provenienza lecita, indipendentemente dal legame diretto con lo specifico reato contestato.
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Ne bis in idem: legittimo il nuovo sequestro
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro un sequestro probatorio. Stabilisce che il principio del ne bis in idem non impedisce un nuovo sequestro degli stessi beni se basato su una diversa ipotesi di reato (esercizio abusivo del credito) rispetto a quella che aveva portato all'annullamento del primo sequestro (ricettazione).
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Credito e confisca: Cassazione chiarisce l’onere prova
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che escludeva i crediti di alcune società dallo stato passivo di beni confiscati. La sentenza chiarisce un principio fondamentale sul tema del credito e confisca: è onere del tribunale dimostrare il 'nesso di strumentalità' tra il credito e l'attività illecita. Solo dopo tale prova, il creditore deve dimostrare la propria buona fede. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio che dovrà attenersi a questo principio, tutelando maggiormente i creditori terzi.
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Carenza di interesse: appello inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza cautelare a causa della sopravvenuta carenza di interesse. La revoca della misura dell'obbligo di dimora, non rientrando nella custodia cautelare, elimina l'interesse a proseguire l'impugnazione, poiché non sussiste il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione. Il ricorso perde così la sua finalità pratica, diventando puramente teorico.
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Esercizio abusivo attività finanziaria: Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 45014/2024, ha annullato senza rinvio la condanna per esercizio abusivo di attività finanziaria a carico di un imputato che aveva concesso un unico prestito, seppur erogato in più tranche. La Corte ha stabilito che per configurare il reato sono necessari i requisiti della professionalità e del rivolgersi al pubblico, elementi assenti nel caso di un singolo e isolato contratto di mutuo. La sentenza ha inoltre dichiarato inammissibili i ricorsi di altri coimputati che avevano raggiunto un accordo sulla pena in appello, ribadendo che tale accordo preclude successive contestazioni.
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