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D.Lgs. 385/1993 — Anno 2025

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172 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 385/1993

Rimborso spese legali: quando è dovuto? Analisi Cass.
Una cittadina, dopo aver versato una cospicua somma a un istituto di credito nell'ambito di una procedura esecutiva immobiliare, si vedeva costretta a richiedere la restituzione della cifra a seguito della decadenza dall'aggiudicazione. La Corte d'Appello negava il rimborso delle spese legali sostenute per ottenere tale restituzione. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribaltato questa decisione, stabilendo che le spese sostenute per ottenere un provvedimento di condanna alla restituzione costituiscono un danno emergente e devono essere rimborsate, chiarendo un importante principio sul rimborso spese legali.
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Sequestro preventivo per reati tributari: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi contro un'ordinanza di sequestro preventivo per oltre 71 milioni di euro, emessa per reati di associazione per delinquere e frode fiscale. La Corte ha ribadito che, ai fini del sequestro preventivo, l'obbligo di 'autonoma valutazione' del giudice non impone una riscrittura degli atti, ma un vaglio critico effettivo. Ha inoltre confermato la legittimità del sequestro per equivalente nei confronti degli amministratori quando il profitto del reato non è facilmente rintracciabile nel patrimonio della società.
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Way out banche: il versamento non è una tassa
Una banca cooperativa ha contestato il pagamento del 20% del patrimonio netto richiesto dalla legge per la cosiddetta "way out banche", ovvero l'opzione di trasformarsi in società per azioni anziché aderire a un gruppo bancario cooperativo. La banca sosteneva che tale pagamento fosse una tassa illegittima. La Corte di Cassazione, conformandosi a una precedente pronuncia della Corte Costituzionale, ha stabilito che il versamento non è un tributo, ma il "prezzo" volontario da pagare per esercitare un'opzione alternativa vantaggiosa. Di conseguenza, ha respinto il ricorso della banca, confermando la legittimità della normativa.
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Onere della prova bancario: il cliente deve provare
Una società di costruzioni ha citato in giudizio un istituto di credito per presunti addebiti illegittimi su un conto corrente e per l'applicazione di interessi usurari e anatocismo su un mutuo ipotecario. Le richieste sono state respinte in primo e secondo grado perché la società non ha prodotto i contratti bancari a sostegno delle proprie pretese. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo un principio fondamentale: l'onere della prova bancario in un'azione di ripetizione di indebito spetta al cliente. Quest'ultimo deve dimostrare non solo i pagamenti effettuati ma anche l'assenza di una valida causa contrattuale, producendo i documenti necessari. Il diritto a ricevere la documentazione dalla banca non inverte tale onere.
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Cessione crediti: come provare la titolarità del credito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29807/2025, si è pronunciata sulla prova della titolarità in una cessione crediti in blocco. Nel caso esaminato, un debitore e il suo garante contestavano l'esistenza stessa del contratto di cessione. La Corte ha stabilito che, in tale ipotesi, la sola pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente, ma può costituire un valido elemento di prova se unita ad altri documenti, come una dichiarazione scritta dalla banca cedente. La valutazione di tali prove spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e i ricorrenti sono stati condannati per abuso del processo.
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Soggetto passivo IMU: chi paga per i fondi?
Una società di gestione del risparmio (SGR) ha impugnato un'ingiunzione di pagamento per l'IMU, sostenendo che il soggetto passivo dell'imposta fosse il fondo immobiliare da essa gestito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il soggetto passivo IMU è la SGR, in quanto i fondi comuni di investimento, pur costituendo patrimoni separati, sono privi di soggettività giuridica. La responsabilità del pagamento ricade quindi sulla società che gestisce e possiede formalmente gli immobili.
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Nullità contratto bancario: chi può farla valere?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di opposizione allo stato passivo fallimentare. Un creditore contestava l'ammissione di un credito bancario, sostenendo la nullità del contratto bancario per mancanza della firma dell'istituto di credito. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che, secondo un orientamento consolidato, la mancata sottoscrizione da parte della banca non determina la nullità del contratto quando la volontà di quest'ultima di vincolarsi è inequivocabile, come nel caso dell'effettiva erogazione del finanziamento. La pronuncia ribadisce la natura funzionale, e non meramente strutturale, del requisito della forma scritta a protezione del cliente.
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Onere della prova banca: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un correntista, chiarendo l'onere della prova banca. La Corte ha stabilito che, in assenza di alcuni estratti conto, l'istituto di credito può dimostrare il proprio credito anche con altri mezzi di prova, come le movimentazioni contabili interne, soprattutto quando il cliente non contesta il capitale ma solo le condizioni applicate (interessi, commissioni). La decisione sottolinea che la contestazione del correntista deve essere specifica e non generica per invalidare le prove alternative fornite dalla banca.
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Onere della prova affidamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28990/2025, ha rigettato il ricorso di un correntista, confermando che l'onere della prova dell'affidamento bancario, inclusa la specificazione del suo limite, spetta interamente al cliente. Tale prova è fondamentale per contrastare l'eccezione di prescrizione sollevata dalla banca riguardo alle rimesse effettuate sul conto. La Corte ha chiarito che senza la dimostrazione precisa del limite del fido, è impossibile distinguere tra rimesse solutorie (che estinguono un debito) e ripristinatorie (che ricostituiscono la disponibilità), rendendo di fatto inefficace la difesa del correntista. La documentazione della Centrale Rischi è stata ritenuta insufficiente a tal fine.
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Difetto di rappresentanza: sanatoria non automatica
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso di un fideiussore, stabilendo principi chiave sul difetto di rappresentanza processuale. Se l'eccezione viene sollevata dalla controparte, la parte interessata deve sanare il vizio immediatamente, senza poter contare su una concessione automatica di un termine da parte del giudice. La Corte ha annullato la decisione di merito che aveva concesso la sanatoria tardiva, sottolineando la necessità di una prova rigorosa dei poteri di chi conferisce la procura alle liti.
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Cessione crediti: Gazzetta Ufficiale non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in una cessione crediti in blocco, la società acquirente deve provare la titolarità dello specifico credito contestato. La sola pubblicazione dell'avviso in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente se il debitore solleva un'eccezione. La Corte ha cassato la sentenza di merito che non aveva verificato adeguatamente tale prova, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Cessione crediti in blocco: prova e oneri del cessionario
In un caso di azione revocatoria, un credito viene trasferito a una società veicolo tramite una cessione crediti in blocco. La Corte di Cassazione stabilisce che la mera pubblicazione dell'avviso di cessione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a provare la titolarità del credito se il debitore la contesta. Il cessionario ha l'onere di fornire prova documentale che lo specifico credito rientri nell'operazione di cessione per poter agire in giudizio.
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Successione processuale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia bancaria (anatocismo e commissione di massimo scoperto) a causa di un errore procedurale fondamentale. Il ricorrente ha notificato l'atto alla parte sbagliata, senza provare l'effettiva successione processuale nel rapporto giuridico controverso. La Corte ha ribadito che l'onere di individuare e citare in giudizio il soggetto giuridico corretto è essenziale per la valida costituzione del contraddittorio, rendendo inammissibile sia il ricorso principale che l'intervento spontaneo di un'altra società.
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Responsabilità amministratore: doveri e sanzioni Consob
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la sanzione Consob a carico di un amministratore non esecutivo di un istituto di credito. La Corte ha stabilito che la sua posizione non lo esonera da precisi doveri di vigilanza attiva. È stata rigettata la richiesta di applicare principi penalistici come il 'favor rei', ribadendo che la responsabilità dell'amministratore non esecutivo deriva dal mancato esercizio del potere-dovere di informarsi e intervenire, specialmente in presenza di segnali di allarme sulla gestione societaria.
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Responsabilità esponenti bancari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione inflitta a un ex Condirettore generale di un istituto di credito, stabilendo che la responsabilità degli esponenti bancari deriva dalle funzioni concretamente svolte e non dalla mera qualifica formale. Il ricorrente sosteneva di avere un ruolo marginale e denunciava vizi procedurali, ma la Corte ha ritenuto provato il suo coinvolgimento in operazioni illecite, come la concessione di finanziamenti per l'acquisto di azioni della banca stessa. La decisione si fonda sul valore probatorio dei verbali ispettivi e sulla prevalenza della sostanza sulla forma nell'accertamento delle responsabilità manageriali.
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Responsabilità vicedirettore: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato una sanzione amministrativa di 25.000 euro a un vicedirettore di banca per violazione dei doveri di controllo. La Corte ha stabilito che la sua posizione e il rapporto diretto con il cliente lo rendevano corresponsabile delle prassi irregolari, consistenti nel richiamo sistematico di assegni per mascherare uno sconfinamento, anche se materialmente eseguite da altri dipendenti. Rigettati tutti i motivi di ricorso, inclusi quelli sulla procedura e sulla determinazione della sanzione.
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Onere della prova: no al saldo zero per il correntista
Una società ha citato in giudizio il proprio istituto di credito per ottenere il ricalcolo del saldo di un conto corrente, ma non ha fornito la totalità degli estratti conto sin dall'inizio del rapporto. La Corte di Cassazione ha ribadito che, in questi casi, l'onere della prova grava sul cliente. Di conseguenza, il ricalcolo deve partire dal primo saldo disponibile e non si può applicare il principio del "saldo zero". Inoltre, l'obbligo della banca di fornire la documentazione è limitato agli ultimi dieci anni.
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Azione revocatoria fondo patrimoniale: la decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due garanti che avevano costituito un fondo patrimoniale per sottrarre i loro beni alla garanzia patrimoniale generica. L'ordinanza conferma la legittimità dell'azione revocatoria del fondo patrimoniale promossa da un istituto di credito, ritenendo sussistenti sia il pregiudizio per il creditore (eventus damni) sia la consapevolezza del danno da parte dei debitori (scientia damni). La Corte ha inoltre respinto le eccezioni sulla nullità del contratto di garanzia e sul difetto di legittimazione della società cessionaria del credito.
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Ipoteca non rinnovata: effetti sulla divisione
In una causa di divisione immobiliare, la Cassazione ha stabilito che un'ipoteca non rinnovata entro il termine di 20 anni perde la sua efficacia. Il giudice di merito aveva erroneamente ignorato questa eccezione, attribuendo al creditore ipotecario somme derivanti dalla vendita. La Suprema Corte ha cassato la sentenza, affermando che il termine ventennale incide sull'efficacia della pubblicità costitutiva dell'ipoteca, la cui cessazione deve essere valutata dal giudice, e ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per una nuova decisione.
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Capitalizzazione trimestrale: necessaria pattuizione
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per la restituzione di interessi anatocistici su un conto corrente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: per i contratti stipulati prima del 2000, la legittimità della capitalizzazione trimestrale degli interessi richiede una nuova e specifica pattuizione scritta tra banca e cliente. Non è sufficiente una modifica unilaterale da parte della banca. La Corte ha inoltre chiarito che, in caso di eccezione di prescrizione, spetta alla banca dimostrare la natura solutoria delle rimesse. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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