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D.Lgs. 38/2000

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27 provvedimenti

Danno biologico: come si calcola l’indennizzo
La Corte d'Appello interviene su un caso di malattia professionale da amianto, riformando parzialmente la sentenza di primo grado. A seguito di una nuova consulenza tecnica, il danno biologico del lavoratore viene rideterminato dal 36% al 34%. La decisione, basata su un accordo tra l'ente previdenziale e gli eredi del lavoratore defunto, conferma il diritto all'indennizzo ma ne adegua l'importo, liquidando le somme maturate fino al decesso in favore degli eredi.
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Collaboratori sportivi: quando è lavoro subordinato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'associazione sportiva, confermando la riqualificazione dei suoi collaboratori in lavoratori subordinati. La sentenza chiarisce che le mansioni generiche come pulizia e manutenzione, svolte con regolarità e sotto la direzione del datore di lavoro, non rientrano nel regime agevolato previsto per i collaboratori sportivi, a prescindere dalla formale affiliazione al CONI. La natura sostanziale del rapporto di lavoro prevale sempre sulla forma contrattuale.
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Danno da demansionamento: prova e risarcimento
Un dipendente, dopo aver svolto mansioni dirigenziali, subisce un demansionamento. La Cassazione interviene sul caso, chiarendo la ripartizione dell'onere della prova e i criteri di liquidazione del danno da demansionamento. Si specifica che spetta al datore di lavoro dimostrare di aver adibito il lavoratore a mansioni corrette. Viene inoltre affrontata la questione del risarcimento del danno professionale, distinguendolo dalla perdita di chance, e si statuisce sulla necessità di accertare la soggettività giuridica dei fondi di previdenza complementare prima di poter decidere sulla relativa domanda di contribuzione.
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Malattia professionale: indennizzo per muratore
Un lavoratore, dopo oltre 25 anni di attività come muratore, ha citato in giudizio l'ente assicuratore per ottenere un indennizzo per malattia professionale legata a patologie delle spalle e dei gomiti. Inizialmente la domanda è stata respinta, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione. Sulla base di una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU), i giudici hanno riconosciuto il nesso causale tra il lavoro usurante e le malattie, liquidando un indennizzo pari al 10% di danno biologico e correggendo il calcolo del perito sul punto dell'arrotondamento finale.
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Aggravamento malattia: diritto alla rendita anche dopo anni
Un lavoratore, già beneficiario di un indennizzo per patologie professionali, ha ottenuto un aumento della prestazione a seguito di un aggravamento malattia. L'istituto assicuratore ha impugnato la decisione, sostenendo che il peggioramento fosse dovuto al normale invecchiamento e non al lavoro pregresso. La Corte d'Appello ha respinto il ricorso, affermando che la naturale evoluzione di una malattia professionale già riconosciuta costituisce causa legittima per l'aumento della rendita, anche a distanza di anni dalla cessazione dell'attività rischiosa, in base all'art. 137 del D.P.R. 1124/1965.
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Malattia professionale vibrazioni: il nesso causale
Il Tribunale di Ancona ha riconosciuto come malattia professionale le patologie alla colonna vertebrale di un autista, inclusi i disturbi al tratto cervicale. Basandosi su una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU), la sentenza ha stabilito un nesso causale tra l'esposizione a vibrazioni sul lavoro e le lesioni, applicando il principio fisico della risonanza per giustificare il danno anche al collo. È stato liquidato un indennizzo per un danno biologico del 14%, confermando la rilevanza della malattia professionale da vibrazioni.
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Rendita per malattia professionale: accolta al 21%
Un operatore ecologico ha citato in giudizio un ente previdenziale per ottenere il riconoscimento di una rendita per malattia professionale superiore a quella inizialmente liquidata (18%). L'ente non contestava l'origine professionale delle patologie ma solo la percentuale di invalidità. Il Tribunale, avvalendosi di una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU), ha accertato un'invalidità permanente del 21%. Di conseguenza, ha condannato l'ente al pagamento della rendita per malattia professionale, poiché la percentuale supera la soglia legale del 16% per tale prestazione.
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