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D.Lgs. 29/1993

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91 provvedimenti

Progressioni economiche: non sono un diritto automatico
Una dipendente pubblica, dopo aver ottenuto il riconoscimento di una qualifica superiore, ha richiesto le progressioni economiche orizzontali che l'ente aveva nel frattempo concesso ad altri colleghi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che le progressioni economiche non costituiscono un diritto automatico se l'amministrazione dimostra che sono state attribuite sulla base di procedure selettive e meritocratiche, e non in modo indiscriminato a tutto il personale. La sentenza chiarisce anche importanti principi processuali, come quello del giudicato interno e l'inammissibilità del ricorso quando questo non contesta tutte le autonome motivazioni alla base della decisione impugnata.
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Giurisdizione pubblico impiego: giudice competente?
La Corte di Cassazione conferma la giurisdizione del giudice ordinario nelle controversie successive alla conclusione di un concorso pubblico. Un provvedimento di decadenza per mancata assunzione in servizio non è espressione di potere autoritativo, ma un atto di natura negoziale che rientra nella competenza del giudice del lavoro. La Cassazione chiarisce la regola sulla giurisdizione nel pubblico impiego contrattualizzato.
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Retribuzione dirigente scolastico: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16941/2025, ha chiarito il regime della retribuzione del dirigente scolastico in caso di sostituzione. La Corte ha stabilito che la figura del "vicario" è stata superata da quella del "collaboratore", remunerato da fondi di istituto. L'indennità per mansioni superiori spetta solo in caso di "sostituzione piena" del dirigente, con carattere di prevalenza, e non per la normale sostituzione durante le ferie.
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Giudicato ultrattività: limiti nei rapporti di durata
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti della ultrattività del giudicato nei rapporti di lavoro. Sebbene un precedente giudicato avesse confermato il diritto di alcuni collaboratori linguistici universitari a un determinato trattamento retributivo, la Corte ha stabilito che tale diritto non si estende ai periodi successivi in cui sono intervenuti un nuovo contratto collettivo e modifiche normative. Questi nuovi elementi costituiscono una "sopravvenienza" idonea a interrompere l'efficacia estesa della precedente sentenza, modificando la regolamentazione del rapporto.
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Contratto collettivo: efficacia e nuovi accordi
La Corte di Cassazione ha stabilito che un nuovo contratto collettivo, unito a modifiche normative, costituisce un fatto sopravvenuto idoneo a superare l'efficacia di un precedente giudicato. In un caso riguardante il trattamento retributivo di alcuni collaboratori linguistici universitari, la Corte ha ritenuto legittima l'applicazione di un nuovo accordo del 2014, nonostante una precedente sentenza avesse dato ragione ai lavoratori sulla base di un accordo del 2006, modificando così il rapporto di lavoro per i periodi futuri.
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Retribuzione di risultato: quando è un diritto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21769/2025, ha stabilito che la retribuzione di risultato per i dirigenti pubblici non è un diritto automatico. L'erogazione è subordinata a precise condizioni: la fissazione di obiettivi, la verifica del loro raggiungimento e la definizione dei criteri di riparto tramite contrattazione integrativa. Nel caso esaminato, alcuni dirigenti ministeriali si sono visti negare il conguaglio richiesto perché questi presupposti non erano stati soddisfatti, con i fondi destinati a tale scopo che erano stati utilizzati per altri fini. La Corte ha chiarito che, in caso di inerzia della P.A., il lavoratore non può chiedere il pagamento diretto ma può agire per il risarcimento del danno.
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Mansioni superiori: diritto alla retribuzione
Un dipendente di un'azienda sanitaria ha svolto per anni mansioni superiori a quelle del suo inquadramento formale. La Corte di Cassazione ha stabilito il suo diritto a percepire le differenze retributive, chiarendo che tale diritto sussiste anche in caso di assegnazione di fatto, non formalizzata. La differenza economica va calcolata confrontando i trattamenti economici iniziali delle due categorie (quella di appartenenza e quella superiore), a prescindere dalla retribuzione effettivamente percepita dal lavoratore.
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Inquadramento superiore: come si calcola la retribuzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che per un illecito inquadramento in una categoria inferiore, il calcolo delle differenze retributive spettanti al lavoratore deve basarsi sul confronto tra i trattamenti economici iniziali delle due categorie, senza detrarre le progressioni economiche o l'anzianità maturate dal dipendente. Questa decisione tutela il diritto a una retribuzione equa per le mansioni effettivamente svolte.
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Indennità sostitutiva: no a stipendio superiore
La Corte di Cassazione ha stabilito che un dirigente del settore pubblico che svolge un incarico provvisorio di sostituzione, anche per un periodo molto lungo come quindici anni, non ha diritto alla retribuzione superiore corrispondente all'incarico, ma solo alla specifica indennità sostitutiva prevista dal contratto collettivo. Secondo la Corte, per la dirigenza pubblica non si applica la disciplina generale sulle mansioni superiori, e il superamento dei termini massimi di sostituzione non modifica questo principio.
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Danno contratti a termine: sì al risarcimento PA
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9114/2019, ha stabilito che un lavoratore del settore pubblico, vittima di un utilizzo abusivo di contratti a termine, ha diritto a un risarcimento del danno anche se non può ottenere la conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. Riformando la decisione della Corte d'Appello, che aveva negato il risarcimento per mancata prova del danno, la Suprema Corte ha affermato che il cosiddetto 'danno comunitario' è presunto e deve essere liquidato secondo parametri specifici, invertendo di fatto l'onere probatorio a favore del lavoratore. Viene invece negato il diritto alla retribuzione per i periodi non lavorati tra un contratto e l'altro.
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Mansioni superiori: quando non spetta la paga più alta
Una lavoratrice del comparto sanità ha richiesto il pagamento di differenze retributive, sostenendo di aver svolto mansioni superiori a quelle del suo inquadramento. Il Tribunale di Bari ha rigettato la domanda, stabilendo che le attività svolte, sebbene complesse, rientravano nel profilo contrattuale di appartenenza. Per il riconoscimento delle mansioni superiori, è necessario dimostrare lo svolgimento dei compiti con 'pienezza', ovvero con l'assunzione piena delle relative responsabilità, requisito non provato nel caso di specie.
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